Complesso di iscrizioni realizzato su una parete di un settore angolare del parapetto della trincea che sale da Quota 45 verso Quota 65 del Monte Sopra Selz, qui addossata al ciglio orientale di una dolina oggi fortemente infestata da vegetazione spinosa. Il detto settore angolare del parapetto immette a un camminamento d'approccio ossidionale che si protende verso est, scavato dalle truppe italiane in modo da ridurre lo spazio scoperto da superare al momento dell'attacco contro le posizioni austro-ungariche. L'altra parete che costituisce l'angolo è arricchita dall'iscrizione "Di qui non si passa" di cui alla scheda cod. 003151.
Si notano, tra le numerose linee e lettere tracciate del complesso, la rappresentazione di un esafoglio (presente in altra targa rinvenuta sul vicino Monte Sei Busi - cfr. scheda cod. 000314), la menzione dei numeri 113 e 139 (afferenti ai Reggimenti di Fanteria 113° della Brigata Mantova e 139° della Brigata Bari), l'indicazione del nome di un militare (Filippo) e di una non meglio specificata 4ª Compagnia (probabilmente riferita al 113° Reggimento Fanteria). Sono presenti numerose altre lettere chiaramente incise, ma di difficile interpretazione.
La Brigata Mantova, formata dal 113° e dal 114° Reggimento Fanteria, operò nel settore del Basso Isonzo (fra turni di trincea su Carso e periodi di riposo nei paesi della pianura isontina/friulana orientale) dal 22 ottobre del 1916 fino gli inizi dell'ottobre del 1917. Si ricorda come unità protagonista dei combattimenti occorsi sulla Quota 208 Sud-Nad Bregom-Fornaza fra l'autunno del 1916 e i mesi primaverili del 1917 (inclusi quelli, durissimi, afferenti alla Decima Battaglia dell'Isonzo), nonché degli scontri avvenuti fra le foci del Timavo e Quota 146 sovrastante Jamiano nell'estate del 1917 (comprensivi delle cruente vicende che caratterizzarono l'Undicesima Battaglia dell'Isonzo).
La Brigata Bari, formata dal 139° e dal 140° Reggimento Fanteria, fu impiegata sul fronte del Carso con tenacia e gravi perdite in tutta la campagna del 1915 (settore del Monte San Michele-San Martino), nell'autunno-inverno del 1916-1917 (settore di Monte Cosich e Quota 144) e durante la tarda primavera-estate-inizio autunno del 1917 (Settore di Bonetti-Jamiano-Selo). Le sue truppe si accantonarono a Ronchi, in turno di riposo, nelle giornate del 24-26 settembre 1916 e in non meglio determinate date fra il 21 gennaio e il 2 marzo del 1917; dal 25 agosto sino alla ritirata scattata nelle prime ore del 28 ottobre del 1917, vennero impiegate sovente in lavori difensivi nelle zone di Redipuglia, Vermegliano, Selz, Doberdò e Bonetti.
Il crinale di Quota 45-Quota 65 del Monte Sopra Selz fu raggiunto dal Regio Esercito in seguito a violenti assalti, nel luglio del 1915. Di seguito gli italiani vi implementarono numerosi lavori di carattere fortificatorio, sviluppatisi a più riprese in contesto di prima linea fino alla seconda settimana dell'agosto del 1916, quando gli avvenimenti della Sesta Battaglia dell'Isonzo portarono le forze della 3ª Armata ad avanzare di alcuni chilometri verso oriente, occupando l'intero Altopiano carsico di Doberdò (salvo la Quota 144, che cadde completamente in mani italiane solo nel maggio del 1917).
Dalla seconda settimana dell'agosto del 1916 a tutto ottobre del 1917, la regione del Monte Sopra Selz (così come quelle dei contermini Monte Sei Busi e Monte Cosich) fu oggetto di numerosi lavori di riassetto difensivo arretrato tesi all'approntamento della Linea di San Martino, che al settembre del 1917 rappresentava il settimo sistema fortificato italiano del settore carsico.
Fra la fine del giugno del 1915 e la seconda settimana dell'agosto del 1916, l'area del Monte Sopra Selz fu teatro di reiterati sanguinosi combattimenti, ricordati tutt'ora dai monumenti presenti sul terreno (in particolare, cfr. schede codd. 003601 e 004109).
Incrociando le informazioni storiche a disposizione, si ritiene che la testimonianza in censimento risalga alle fasi della campagna di fortificazione arretrata verificatasi fra l'agosto del 1916 e l'ottobre del 1917, nella quale furono coinvolti anche militari del 113° e del 139° Reggimento Fanteria citati nel complesso epigrafico.