A chi si reca per la prima volta sull'Altopiano carsico di Doberdò, questo monumento di netta forma piramidale si presenta come un severo monito d'accesso a quello che fu uno dei più infernali campi di battaglia della Prima guerra mondiale.
Il manufatto si erge in cima al ciglione carsico, al fianco della strada che da Ronchi dei Legionari mena a Doberdò del Lago, presso Quota 45: una posizione conquistata dalle fanterie italiane nel luglio del 1915, nonché epicentro di una regione del fronte coinvolta da reiterati combattimenti e segnata dalle trincee più avanzate del Regio Esercito fino alla seconda settimana dell'agosto del 1916 (quando, in seguito alle vicende operative della Sesta Battaglia dell'Isonzo, le truppe della 3ª Armata guidata dal Tenente Generale Emanuele Filiberto di Savoia-Aosta avanzarono per alcuni chilometri verso oriente.
L'opera celebra e commemora i soldati appartenenti ai due reggimenti della Brigata Pinerolo, protagonisti massimi delle operazioni nel settore. Difatti, le fanterie della Brigata Pinerolo, reclutate nei distretti di Aquila (città sede del deposito del 13° Reggimento Fanteria), Brescia, Caltanisetta, Frosinone, Genova, Novara, Padova e Verona (con il procedere della guerra, probabilmente anche nel distretto di Foggia dove aveva sede il deposito del 14° Reggimento Fanteria), operarono con gravi perdite ed encomiabile valore nei settori di Monte Sei Busi-Vermegliano e delle Alture di Selz sin dalle prime battaglie dell'estate del 1915. L'epopea di cui furono protagoniste sul Carso, sul Piave e sull'Altopiano di Asiago durante l'intero periodo del conflitto venne premiata con la Medaglia d'Oro al Valor Militare, assegnata alle bandiere di entrambi i reggimenti (13° e 14° Fanteria) che formavano la brigata; tanta gloria costò al 13° Reggimento 83 morti, 214 feriti e 17 dispersi fra gli ufficiali - 1.397 morti, 7.055 feriti e 1.858 dispersi fra i militari di truppa; al 14° Reggimento 76 morti, 205 feriti e 67 dispersi fra gli ufficiali - 1.402 morti, 6.802 feriti e 2.820 dispersi fra i militari di truppa. "Sempre più avanti, sempre più alto" era il motto di entrambi i reggimenti.
La vicenda storico-costruttiva del monumento è articolata è merita di essere approfondita. Sebbene non compaia menzionato nella guida edita dal Touring Club Italiano nel 1937 citata in bibliografia, in genere attenta a segnalare le opere commemorative e celebrative riferite alla Grande Guerra, altre autorevoli fonti affermano non solo come il monumento sia stato costruito fra il 1920 e il 1935 circa (Di Micco Concetta, Azzolini Corrado, op. cit., pag. 66), ma anche più precisamente che "venne eretto dagli stessi fanti subito dopo la fine del conflitto su un terreno di proprietà Dottori ed era costituito da una piramide in pietra corrosa del Carso dell'altezza di circa tre metri, recintata con catene metalliche ancorate a quattro colonnine" (Degrassi Fabio, op. cit., pag. 60).
A suffragio dell'eventualità che i primi costruttori del monumento siano stati proprio i reduci della Brigata Pinerolo, sta anche l'immagine storica proposta dal memoriale del cappellano del 13° Reggimento Fanteria (Abate Giuseppe, op. cit.), che ritrae un "monumentino" di fattezze piramidali molto simili, eretto dai fanti nel 1916 presso Vermegliano a segnale delle sepolture e in onore alla memoria dei propri camerati caduti sulle alture sovrastanti.
Nell'agosto del 1962, a causa delle scadenti condizioni di manutenzione, l'opera venne riedificata dai genieri della Divisione Fanteria Motorizzata Folgore dell'esercito italiano, grande unità che peraltro fu autrice di numerosi interventi infrastrutturali e attività di presidio in Friuli e in Venezia Giulia durante i complessi decenni della Guerra Fredda. L'architettura a piramide del manufatto venne in ogni caso rispettata, tanto che la caratterizza tuttora in modo emblematico.
A noi, oggi, il monumento si presenta per come è stato ripristinato dai genieri della Folgore. Al centro della parete occidentale spicca la pregiata epigrafe originaria, decorata ai quattro angoli dalla rappresentazione della Stella d'Italia, recuperata dai resti del primo monumento. Poco sotto è stata aggiunta la targa che immortala i lavori effettuati nel 1962, mentre nella sezione più alta campeggia la raffigurazione della Stella d'Italia in ferro. Si è preservato anche il recinto sostanziato da una catena fissata a quattro colonnine metalliche.
Poco lontano dal monumento, è ancora visitabile il più modesto cippo posto nel 1965, in occasione del cinquantesimo anniversario dell'entrata in guerra dell'Italia nonché della conquista di Quota 45 da parte del Regio Esercito, dal Rotary Club di Gorizia.