Targa presente lungo la trincea rafforzata in cemento (presso il punto di immissione di un poco profondo camminamento proveniente dal fondo del Valloncello Settentrionale di Vermegliano) che, fra la seconda metà del luglio del 1915 (Seconda Battaglia dell'Isonzo, fase che portò alla conquista italiana della posizione) e la prima decade dell'agosto 1916 (Sesta Battaglia dell'Isonzo, evento a cui conseguì la progressione italiana per alcuni chilometri nell'entroterra carsico fin oltre il Vallone), costituì l'asse fondamentale del sistema difensivo avanzato tenuto dal Regio Esercito sulle Alture di Vermegliano.
La testimonianza presenta il riferimento 9ª Compagnia del III Battaglione del 18° Reggimento Fanteria appartenente Brigata Acqui, accompagnato dall'indicazione che specifica come la posizione sia stata occupata dai fanti italiani nell'intervallo temporale fra il 19 luglio 1915 e il 5 maggio del 1916. L'oggetto si trova nelle immediate adiacenze delle incisioni catalogate alla scheda cod. 001683 e alla scheda cod. 000307), rispettivamente afferenti al 14° Reggimento Fanteria della Brigata Pinerolo (unità che combatté assai duramente in zona, spesso affiancando ed alternandosi alla Brigata Acqui) e al medesimo 18° Reggimento Fanteria della Brigata Acqui.
Le fanterie della Brigata Acqui, reclutate nei distretti di Ascoli Piceno, Brescia, Caltanisetta, Chieti, Frosinone, Genova, Novara, Padova e Verona, operarono con gravi perdite ed encomiabile valore nei settori del Colle di Sant'Elia-Redipuglia, di Monte Sei Busi-Vermegliano e delle Alture di Selz sin dai primi combattimenti del giugno del 1915. L'epopea di cui i "Diavoli Gialli", com'erano chiamati i fanti dai loro ufficiali in virtù del colore delle proprie mostrine (giallo con ristretta banda centrale nera - da non confondersi con i fanti della Brigata Casale detti "Gialli del Calvario"), furono protagonisti sul Carso e sull'Altopiano dei Sette Comuni fra il 1915 e il 1916 venne premiata con la Medaglia d'Argento al Valor Militare e la Medaglia di Bronzo al Valor Militare assegnata alla bandiera del 18° Reggimento Fanteria; con la Medaglia di Bronzo al Valor Militare assegnata alla bandiera del 17° Reggimento Fanteria. Successivamente, i reparti della Brigata Acqui si distinsero in ulteriori azioni militari sul Carso, nella difesa della linea del Tagliamento durante la "ritirata di Caporetto", sul Piave, in Val d'Astico e in Val d'Adige. Nel corso dell'intero conflitto, il 17° Reggimento perse 51 morti, 143 feriti e 30 dispersi fra gli ufficiali - 765 morti, 3.949 feriti e 2.451 dispersi fra i militari di truppa; il 18° Reggimento 48 morti, 143 feriti e 9 dispersi fra gli ufficiali - 711 morti, 4.207 feriti e 934 dispersi fra i militari di truppa. "Avanti Savoia" era il motto del 17° Reggimento Fanteria; "Aquensem legionem time" ("Temi la legione Acqui") risulta essere quello del 18° Reggimento Fanteria, adottato nel periodo fra le due guerre.
Sui Riassunti storici citati si appura come il 18° Reggimento Fanteria della Acqui, a cui appartenevano gli autori della targa in censimento, partecipò alla Prima Battaglia dell'Isonzo che aveva condotto all'occupazione del paese di Vermegliano il 27 giugno 1915 e all'affermazione sulle falde delle sovrastanti alture carsiche che culminano nel Monte Sei Busi, durante i primi giorni di luglio del 1915. Nella successiva Seconda Battaglia dell'Isonzo, "ripreso l'attacco il 18 luglio, il 18° [Reggimento Fanteria], apertosi un passaggio nei reticolati, raggiunge le prime difese avanzate del nemico ad est di Vermegliano. Fra il 19 e il 22 luglio, mentre il 17° [Reggimento Fanteria] rinnova i tentativi per superare le difese nemiche delle cave di Selz, i tenaci attacchi del 18° [Reggimento Fanteria] permettono di conquistare il ciglio delle alture di q. 45 (est di Vermegliano) e di mantenervisi a malgrado degli energici contrattacchi del nemico. Per il valore e la tenacia dimostrati in queste sanguinose azioni, è decretata alla Bandiera del 18° Reggimento la Medaglia d'Argento al Valor Militare" Nella sola Seconda Battaglia dell'Isonzo, fra il 18 e il 24 luglio 1915, il 18° Reggimento Fanteria lamenta la perdita di 3 morti e 17 feriti fra gli ufficiali - 40 morti e 439 feriti e 31 dispersi fra i militari di truppa. Sopravvisse il comandante reggimentale Colonnello Arturo Cittadini che, per come guidò i suoi fanti sulle Alture di Vermegliano, meritò la Medaglia d'Argento al Valor Militare; vi tenne il comando del reggimento fino al 1° Dicembre del 1915. La vicenda sintetizzata è confermata dalla Relazione Ufficiale Italiana, ove si legge che, alla fine dei durissimi combattimenti in parola, sulle Alture di Vermegliano rimasero in mani italiane alcuni elementi trincerati già costruiti e difesi dalle forze austro-ungariche.
La targa in parola, mediante la proposizione "Occupata 19-VII-915 | 5-V-916 " (da leggersi come "posizione occupata dal 19 luglio 1915 al 5 maggio del 1916"), immortala questi fatti d'arme entrati di diritto nelle tradizioni guerresche del 18° Reggimento Fanteria. Nel contempo, testimonia come l'elemento difensivo austro-ungarico che qui esisteva in luogo dell'attuale trincea durante la Seconda Battaglia dell'Isonzo (appunto "occupato" dai fanti del 18° Reggimento Fanteria) sia stato ribaltato e quindi rafforzato in seguito alla conquista con notevoli lavori fortificatori, propedeutici a meglio integrarlo nel sistema difensivo italiano di prima linea. Tant'è che la data del 1916 afferisce proprio all'ultimazione dei lavori di rinforzo strutturale applicati al trinceramento, evidentemente almeno in parte eseguiti sempre dai soldati del 18° Reggimento Fanteria durante il periodo compreso fra il 21 marzo e il 9 maggio del 1916 (fase in cui i reparti dell'unità operarono nuovamente sulle ben conosciute Alture di Vermegliano e sulle Alture di Selz, da loro presidiate anche nella tarda estate e nell'autunno precedente, quando peraltro parteciparono sanguinosamente alla Terza Battaglia dell'Isonzo).
La data del 5 maggio 1916 corrisponde al giorno di completamento della targa, di poco precedente al trasferimento dell'intera Brigata Pinerolo in retrovia, ad Aquileia, per un periodo di riordino. Gli seguì un breve turno in linea nell'area di Monfalcone, dopo il quale la brigata fu dislocata sull'Altopiano dei Sette Comuni, nel contesto delle operazioni volte a contenere l'Offensiva di primavera austro-ungarica (Strafexpedition) e a riguadagnare alcune delle posizioni colà inizialmente perdute.
Si evidenzia come la targa menzioni specificamente la 9ª Compagnia del III Battaglione del 18° Reggimento Fanteria, che con tutta evidenza agli inizi del maggio del 1916 risultava incaricata delle attività di presidio e di rafforzamento fortificatorio all'altezza del tratto trincerato in esame. All'epoca il III Battaglione risultava comandato dal Maggiore Francesco Corso, leccese, pluridecorato che nella Grande Guerra meritò tre Medaglie d'Argento al Valor Militare e una Croce di Guerra al Valor Militare (la prima Medaglia gli venne concessa per il valore, il coraggio e l'esempio di abnegazione trasmesso ai suoi dipendenti durante le giornate di fuoco del 18-19 luglio del 1915, proprio nel contesto dell'attacco alle Alture di Vermegliano che portò alla conquista della posizione segnalata dalla targa in censimento; ne ottenne una seconda per simili meriti durante la Terza Battaglia dell'Isonzo, nell'ottobre del 1915, sempre sulle Alture di Vermegliano; una terza gli venne assegnata per come, da tenente colonnello comandante il 126° Reggimento Fanteria della Brigata Spezia, agì durante la Nona Battaglia dell'Isonzo sul Pecinka, nel novembre del 1916; la finale Croce di Guerra al Valor Militare gli fu assegnata per il valore dimostrato al comando del 127° Reggimento Fanteria della Brigata Firenze sul Piave, nella Battaglia del Solstizio del giugno del 1918.
In ultima battuta, si noti come la vicinissima iscrizione di cui alla scheda cod. 000307, eseguita sempre dai fanti del 18° Reggimento Fanteria e quindi inevitabilmente portatrice dei medesimi contenuti storici evocati dalla targa in parola, individui il 21 luglio 1915 (in luogo del 19 luglio) come giorno dell'occupazione della tormentata posizione poi rafforzata col trinceramento che ospita entrambe le testimonianze epigrafiche. Tale limitata discrasia temporale può venire attribuita alla memoria personale degli autori delle detta iscrizioni, i quali - immaginiamo - nella primavera del 1916 potevano ricordarsi, magari sulla scorta di qualche annotazione scritta, di essere entrati nell'elemento trincerato esattamente durante la giornata del 21 Luglio. Si può anche pensare che nella targa censita alla presente scheda gli autori, di cui non conosciamo i nominativi, abbiano voluto fissare la data (19 luglio 1915) dell'inizio dell'attacco che portò alla conquista posizione, piuttosto che quella della sua definitiva occupazione.