Serie di incisioni rilevabili sulla cornice in malta di una targa asportata in tempi remoti, della quale non si conosce il contenuto. Le testimonianze in parola si trovano posizionate presso il punto di immissione di un camminamento nella trincea rafforzata in cemento che, fra la seconda metà del luglio del 1915 (Seconda Battaglia dell'Isonzo, fase che portò alla conquista italiana della posizione) e la prima decade dell'agosto 1916 (Sesta Battaglia dell'Isonzo, evento a cui conseguì la progressione italiana per alcuni chilometri nell'entroterra carsico fin oltre il Vallone), costituì l'asse fondamentale del sistema difensivo avanzato tenuto dal Regio Esercito sulle Alture di Vermegliano.
Le incisioni propongono ripetuti riferimenti al III Battaglione del 14° Reggimento Fanteria della Brigata Pinerolo, accompagnati dall'indicazione dell'anno 1916. Si trovano nelle immediate adiacenze di due testimonianze epigrafiche (codd. 000307 e 000308) afferenti al 18° Reggimento Fanteria della Brigata Acqui, unità che combatté assai duramente in zona, spesso affiancando ed alternandosi proprio alla Brigata Pinerolo.
Le fanterie della Brigata Pinerolo, reclutate nei distretti di Aquila, Brescia, Caltanisetta, Frosinone, Genova, Novara, Padova e Verona (con il procedere della guerra, probabilmente anche nel distretto di Foggia dove aveva sede il deposito del 14° Reggimento Fanteria), operarono con gravi perdite ed encomiabile valore nei settori di Monte Sei Busi-Vermegliano e delle Alture di Selz sin dalle prime battaglie dell'estate del 1915. L'epopea di cui furono protagoniste sul Carso, sul Piave e sull'Altopiano di Asiago durante l'intero periodo del conflitto venne premiata con la Medaglia d'Oro al Valor Militare, assegnata alle bandiere di entrambi i reggimenti (13° e 14° Fanteria) che formavano la brigata; tanta gloria costò al 13° Reggimento 83 morti, 214 feriti e 17 dispersi fra gli ufficiali - 1.397 morti, 7.055 feriti e 1.858 dispersi fra i militari di truppa; al 14° Reggimento 76 morti, 205 feriti e 67 dispersi fra gli ufficiali - 1.402 morti, 6.802 feriti e 2.820 dispersi fra i militari di truppa. "Sempre più avanti, sempre più alto" era il motto di entrambi i reggimenti.
Dal 19 marzo al 14 luglio del 1916 presidiarono le difficili linee del ciglione carsico nel "Sottosettore Ronchi - Vermegliano - q. 70", respingendo diversi attacchi nemici ed esprimendo violente azioni tattiche di valenza dimostrativa e tattica.
Durante tale periodo, solo il 14° Reggimento Fanteria perse complessivamente oltre un migliaio di uomini, fra ufficiali e militari di truppa caduti, feriti o dispersi. Proprio il III Battaglione del 14° Reggimento Fanteria, reparto a cui apparteneva l'autore (o gli autori) delle incisioni in censimento, nella giornata del 28 marzo 1916 "concorre, con azione dimostrativa, in direzione di Doberdò, all'attacco della q.70 effettuato dalla brigata Acqui" (Riassunti storici, cit.). Il quel momento, il III Battaglione risultava comandato dal Tenente Colonnello Francesco Gastaldi, mentre il 14° Reggimento Fanteria veniva guidato dal Colonnello Raffaele Schenardi.