Targa lasciata da militari del Regio Esercito, che presenta la lista di ventidue nominativi: uno di un ufficiale (il Sottotenente Ronco); uno di un sottufficiale (il Sergente [illeggibile]); tre di graduati di truppa (i Caporali Di Dio, Di Salvatore e [illeggibile]); diciassette di uomini di truppa (i Soldati Sacchi, Fazio, Costarelli, Pagliaro, Ferrari, Crosio, Schiappacossa, Ficicchia, Re, [illeggibili].
Verosimilmente appartenenti a un medesimo plotone, non è possibile comprendere il reparto di appartenenza dei militari in parola poiché lo specchio epigrafico è stato volontariamente e largamente danneggiato in epoca remota, forse ancora durante il periodo bellico. Siffatto particolare costituisce un elemento di comunanza con alcune altre targhe lasciate da unità di cavalleria nelle vicinanze (codd. 000321, 000315, 000312) e con una vicinissima coppia di targhe non attribuibile a reparto preciso (cod. 000316).
La targa è rinvenibile lungo la trincea rafforzata in cemento che, fra l'ultima decade del luglio 1915 (Seconda Battaglia dell'Isonzo, fase che portò alla conquista italiana della posizione) e la prima decade dell'agosto 1916 (Sesta Battaglia dell'Isonzo, evento a cui conseguì la progressione italiana per alcuni chilometri nell'entroterra carsico fin oltre il Vallone), costituì l'asse fondamentale del sistema trincerato avanzato tenuto dal Regio Esercito lungo il ciglione che del Monte Sei Busi digrada verso le Alture di Vermegliano. Successivamente e fino alla ritirata italiana conseguita allo sfondamento austro-tedesco di Caporetto, scattata sul Carso il 27 ottobre del 1917, la trincea ospite venne coinvolta in quello che nel 1917 era il settimo sistema fortificato arretrato della 3ª Armata, denominato Linea di San Martino.
Sopravvive pertanto un'incertezza rispetto all'esatta epoca di realizzazione della targa, più probabilmente risalente alla primavera-estate del 1916, per analogia con la gran parte delle testimonianze epigrafiche stilisticamente simili presenti lungo la trincea ospite.