A partire dall'estate 1915, diversi reparti di cavalleria italiani vennero appiedati per operare a guisa di fanteria sul Carso, dove l'utilizzo di una forza montata risultava impraticabile in virtù sia delle caratteristiche morfologiche del teatro di battaglia, sia dei connotati statici delle attività tattiche degli opposti eserciti (guerra di posizione). Pertanto, nel settore del Basso Isonzo si registrarono ripetuti impieghi di siffatte compagini di cavalleria appiedate in attività di presidio e rafforzamento delle fortificazioni di prima linea, oltre che in combattimenti cinetici contro le forze austro-ungariche.
Il Reggimento Genova Cavalleria (4°) è un'unità di solide tradizioni militari, già decorata di due Medaglie d'Oro al Valor Militare per il contegno sostenuto nella Battaglia del Bricchetto (1796). Durante la Grande Guerra, al suo stendardo vennero concesse due Medaglie d'Argento al Valor Militare per il valore dimostrato rispettivamente nelle operazioni di attacco alla Quota 144 Arupacupa (14,15,16 settembre 1916) e durante battaglia di retroguardia presso Pozzuolo del Friuli (30 ottobre 1917).
I suoi Dragoni mantennero le posizioni fra il Monte Sei Busi e le Alture di Vermegliano per una ventina di giorni, nell'estate del 1916. Ricorda il Puletti, op. cit.: "A metà luglio la 1^ Divisione di Cavalleria dà il cambio sul Carso alla 4^ Divisione; "Genova" si trasferisce su autocarri, i famosi FIAT 18 BL, a Ronchi e pochi giorni dopo, il 22 luglio, sostituisce il Reggimento "Guide" [Reggimento Cavalleggeri Guide (19°)] nelle tormentate trincee di Vermegliano nel sottosettore dipendente dal comando della brigata "Cremona", inquadrata a sua volta nella 16^ Divisione. In trincea si disloca un gruppo squadroni, mentre l'altro è posto a tergo in riserva. Se pure non risulta decorato al valor militare, si ricorda il maggiore Vincenzo Alberti Radicati, conte di Primeglio, che recatosi a compiere una ricognizione nella zona che deve occupare col suo gruppo nel settore a nord di Ronchi, colpito da una bombarda nemica immolò la vita nell'adempimento del dovere".
A partire dal 4 agosto, il Reggimento partecipò attivamente alle operazioni della 6ª Battaglia dell'Isonzo, nel contesto dell'intensa azione diversiva svolta dalle forze della 16ª Divisione sull'intero fronte divisionale (pressione principale contro le posizioni austro-ungariche di Quota Pelata - Monte Cosich, a sud-est di Selz). Dopo aver reiterato attacchi, azioni di pattuglia e iniziative di guastamento dei reticolati avversari, sviluppati al prezzo di perdite non lievi, i reparti del Genova Cavalleria occuparono Monte Cosich nella giornata del 12 agosto 1916, onde avanzare all'interno dell'Altopiano di Doberdò.
La targa in oggetto risulta realizzata in modo piuttosto speditivo mediante un getto di malta appositamente predisposto per supportare l'incisione. Risale al periodo compreso fra il 22 luglio e il 12 agosto del 1916, quando il 2° Squadrone del Genova Cavalleria contribuì alla guarnigione, al rafforzamento fortificatorio e alle operazioni tattiche presso il sistema trincerato che ospita l'epigrafe. Quest'ultima emerge proprio all'interno della trincea in cemento che, fra l'ultima decade del luglio 1915 (Seconda Battaglia dell'Isonzo, fase che portò alla conquista italiana della posizione) e la seconda settimana dell'agosto 1916 (Sesta Battaglia dell'Isonzo, evento a cui conseguì la progressione italiana per alcuni chilometri nell'entroterra carsico), costituì l'asse fondamentale del sistema trincerato avanzato tenuto dal Regio Esercito lungo il ciglione che del Monte Sei Busi digrada verso le Alture di Vermegliano. Successivamente all'agosto del 1916 e fino alla ritirata italiana conseguita allo sfondamento austro-tedesco di Caporetto (scattata sul Carso il 27 ottobre del 1917), tale trincea venne inglobata in quello che nel 1917 rappresentava il settimo sistema fortificato arretrato della 3ª Armata (Linea di San Martino).