Fra la fine del giugno del 1915 e la seconda settimana dell'agosto del 1916, l'area del Monte Sopra Selz-Quota 70 fu teatro di reiterati sanguinosi scontri, ricordati dai monumenti presenti in loco (in particolare, cfr. schede codd. 003601 e 004109).
Il crinale di Quota 45-Quota 65 del Monte Sopra Selz venne raggiunto dalle truppe italiane dopo violenti assalti nel luglio del 1915, durante la fase finale della Prima Battaglia e, definitivamente, nel corso della Seconda Battaglia dell'Isonzo. La testata del Valloncello di Selz e la famigerata Trincea a Zeta furono espugnate mercé una serie di articolati combattimenti fra la fine del marzo e la fine dell'aprile del 1916, sostenuti anche con l'impiego dei lanciafiamme. Da ultimo, l'intero versante sud-occidentale e la sommità della Quota 70 caddero in mano italiane con le azioni tattiche avvenute fra la fine di giugno e gli inizi del luglio del 1916.
Sin dall'estate del 1915, man mano che dette posizioni venivano occupate, il Regio Esercito vi implementò numerosi lavori di carattere fortificatorio. Essi si svilupparono a più riprese in contesto di prima linea fino alla seconda settimana dell'agosto del 1916, quando gli avvenimenti della Sesta Battaglia dell'Isonzo portarono le forze della 3ª Armata ad avanzare di alcuni chilometri verso oriente e a occupare l'intero Altopiano carsico di Doberdò (salvo la Quota 144, che cadde completamente in mani italiane solo nel maggio del 1917).
Successivamente, quindi dalla seconda settimana dell'agosto del 1916 a tutto ottobre del 1917, la regione del Monte Sopra Selz-Quota 70 (così come quelle dei contermini Monte Sei Busi e Monte Cosich) conobbe numerosi lavori di riassetto difensivo arretrato tesi all'approntamento della Linea di San Martino. Questo sistema fortificatorio, al settembre del 1917, rappresentava il settimo sistema difensivo italiano del settore carsico.
La targa in censimento si riferisce a tale fase, caratterizzata da attività, scavi e cantieri svolti in relativa lontananza del nemico. Nel dettaglio, è stata ultimata su una ben conservata postazione per mitragliatrice a lunetta durante i lavori di realizzazione del notevole "trincerone" che, dalla testata del Valloncello di Selz, munisce fronte a nord-est il ciglio tattico della Costa Lunga sino a raggiungerne l'area sommitale. Mediante la comparazione delle cartografie storiche con le moderne tele-rilevazioni del terreno, emerge come questa iscrizione si trovi nella non ampia regione in cui il menzionato "trincerone" è stato costruito dalle truppe italiane esattamente "sopra" un tratto della precedente, assai disputata, Trincea a Zeta austro-ungarica.
L'incisione nella targa presenta il fregio del Corpo dei Bersaglieri e richiama una delle diverse compagini di fanti piumati utilizzate nei lavori di consolidamento della Linea di San Martino, in alternanza alle operazioni e alla difesa delle posizioni in faccia al nemico.
Fra loro, si ricordano quelle distaccate dall'11° Reggimento Bersaglieri, operativo col grosso dei suoi reparti nel settore di Quota 144 (Arupacupa) - Quota 208 Sud e, in seguito alla Decima Battaglia dell'Isonzo, di Jamiano - Quota 100 - Alture di Flondar per l'intero periodo compreso fra il novembre 1916 e l'agosto 1917 (salvo i turni di riposo consumati nella pianura friulana e nella zona pedecarsica). Vi militava anche il maestro e attivista politico Benito Mussolini, che nel resoconto del 26 gennaio 1917 (Mussolini Benito, op. cit., pag. 153) narra: "Lavoro di trincea su Dolina Berg, quota 70, primo ciglione del Carso, sopra Selz. Il campo di battaglia. Impressionante ancora! Atterramento forzato di un nostro velivolo vicino a Doberdò. Croci con le corone di rosario appese. Rotoli di carta e cestini di vimini colla telaiatura di ferro. Morti isolati. Mucchi di cadaveri, appena ricoperti di sacchi di terra. Piedi che sporgono. Un teschio. Frammenti di ossa. Pace, o fratelli (14° Fanteria). Ferraglie in quantità. Il mare. Laggiù, il campanile quadrato di di Aquileja Più in là un biancheggiare di case: Cervignano".