Iscrizione raffigurante motivi vegetali, realizzata all'interno di una nicchia adibita a
cartucciera, situata entro una trincea italiana rafforzata con
notevoli getti di malta e cemento.
Secondo cartografie storica custodite nell'Archivio privato di
Mauro Ambrosi e nell'Archivio privato di Marco Mantini, corroborate dalle altre fonti citate, nel giugno-luglio del 1916
il tratto di trincea dove si trova l'incisione coincideva con un segmento della Trincea Marchetti.
La denominazione della Trincea Marchetti si ispira al
Sottotenente Alberto Federico Marchetti (figlio di Carlo), nato a Teramo
il 21 novembre 1889, in forza al 138° Reggimento Fanteria della Brigata
Barletta, perito l'11 Novembre 1915 presso la 31ª Sezione Sanità
(accantonata in Cassegliano), a causa delle ferite riportate in
combattimento sull'altopiano carsico in regione Monte Sei Busi-Monte di
Redipuglia. Alla sua memoria, nel 1918 venne concessa la Medaglia
d'Argento al Valor Militare (in commutazione di una prima Medaglia di
Bronzo al Valor Militare attribuitagli), con la seguente motivazione:
"Sebbene sofferente in salute, volle seguire il reggimento e prender
parte all'azione. Sprezzante del pericolo, fu di mirabile esempio al suo
plotone nel condurlo all'attacco, finché rimase mortalmente ferito.
Morì in seguito alla ferita riportata. Monte Sei Busi, 10 novembre
1915".
Marchetti cadde quindi durante la Quarta Battaglia dell'Isonzo, nella
quale i
reparti del 138° Reggimento Fanteria della Brigata Barletta furono
protagonisti delle azioni di attacco sul tavolato settentrionale del
Monte Sei Busi. Gli scontri sostenuti si dimostrarono durissimi, di
talché l'occupazione di "qualcuna delle antistanti doline" costò al
reggimento "5 ufficiali e 213 militari di truppa". Fra il 6 novembre e
il 31 dicembre 1915, comprendenti i detti assalti e le successive
operazioni di presidio e difesa delle posizioni conquistate nel "Settore
Redipuglia-Polazzo-Monte Sei Busi-QQ. 112-102-111-Azioni a Trincea
<<Ferro di Cavallo>>", il 138° Reggimento Fanteria perse 5
morti e 15 feriti fra gli ufficiali, 75 morti, 394 feriti e 56 dispersi
fra la truppa (cfr. Riassunti storici, cit.).
La Trincea Marchetti vide la sua genesi durante la seconda
settimana del novembre del 1915, a Quarta Battaglia dell'Isonzo aperta. Forse fu realizzata "ribaltando"
precedenti postazioni austro-ungariche, comunque sopra il terreno
conquistato dalle truppe italiane mercé le stesse azioni in cui cadde l'ufficiale che le donò
la denominazione.
Dalle fonti citate, risulta che i difficili lavori di apprestamento
del
terreno appena espugnato, condotti a brevissima distanza e spesso sotto
il fuoco del nemico, presso il settore settentrionale del tavolato del
Monte Sei Busi vennero eseguiti dalle fanterie dei reggimenti dislocati
in luogo e dagli zappatori del Genio. Essi intervennero a più riprese,
stagione fredda inclusa:
"Sul fronte
dell'Isonzo fu particolarmente grave il compito dei reparti del genio in
quell'inverno; gravissimo sul Carso ove la difficoltà di ottenere
riparo nell'aspro terreno, si accompagnava alla mancanza di copertura ed
al rigore del clima. Ivi, pur nelle pause delle grandi azioni, diuturna
dovette essere l'opera dai genieri svolta a pro' dei reparti delle armi
sorelle sotto l'imperversare del tiro nemico" (L'Arma del
Genio nella Grande Guerra 1915 - 1918, cit., pag. 157).
In seguito, la Trincea Marchetti conobbe ulteriori
interventi di consolidamento e riorganizzazione, svoltisi sia a contatto
con il nemico (fino alla
seconda settimana dell'agosto del 1916), sia nel contesto arretrato
della Linea di San Martino (dalla seconda settimana dell'agosto del 1916
fino alla fine dell'ottobre del 1917, quando l'area del Monte Sei Busi
si trovava ad alcuni chilometri di distanza dalla fascia di
combattimento, in conseguenza dell'avanzata italiana verso oriente
ottenuta durante la Sesta Battaglia dell'Isonzo). Al settembre del 1917,
la Trincea Marchetti del 1916 appariva inglobata nella Linea
di San Martino, che in quel momento costituiva il settimo sistema
difensivo realizzato dalla Regia 3ª Armata nel settore del Carso.
In coerenza con quanto poc'anzi dettagliato, l'epigrafe in censimento
può risalire a due fasi storico-militari alternative: quella in cui la
trincea ospite sostanziava una fortificazione di prima linea (novembre
1915-agosto 1916; più probabile), oppure quella in cui tale trincea
risultava parte integrante delle difese arretrate italiane (agosto
1916-ottobre 1917; meno probabile).
Nelle prossimità dell'oggetto si reperiscono diverse altre
iscrizioni, di cui alcune che menzionano la medesima 13ª Compagnia
Zappatori del 1° Reggimento Genio (codd. 001581, 003249, 003250), altre che rappresentano ulteriori decorazioni a motivi vegetali e floreali (codd. 004236, 004401, 004540).
La vicinissima presenza di graffiti realizzati dalla 13ª Compagnia
Zappatori del 1° Reggimento Genio, presente sul fronte carsico per
lunghi periodi, induce a ritenere plausibile che pure l'iscrizione in
censimento sia stata ultimata dai genieri di tale compagine.