Il Monte Stabet si distingue fra le principali posizioni munite dall'artiglieria austro-ungarica in Val Canale. Fra il 1915 e il 1917 accolse diverse batterie e osservatori dominanti il canale del Fella, configurandosi come caposaldo di importanza nevralgica per la difesa dello snodo di Tarvisio.
La targa in censimento è stata realizzata nel 1916 dai militari addetti all'osservatorio del I Gruppo della 3ª Batteria della K.u.K. 44. Feldhaubitzdivision situato sulla dorsale sud-est dello Stabet, poco lontano dalla sommità. Vi si evincono i nominativi di tali artiglieri, comandati dall'Offiziersstellvertreter Lang (la traduzione letterale del grado è "Sottufficiale luogotenente" o "Sottufficiale facente funzione dell'ufficiale in posizione"; rappresentava il grado più alto fra i sottufficiali dell'esercito austro-ungarico, corrispondente all'italiano Aiutante di battaglia).
L'incisione rammenta l'intensità dei cannoneggiamenti italiani subiti durante il primo anno di guerra dall'osservatorio in parola, evidenziandone l'impiego delle granate calibro 210 mm (sparate dai dintorni di Pleziche, in Val Dogna, dove il Regio Esercito aveva piazzato pezzi da 210 mm per lunghi periodi).
L'efficacia dei fuoco italiano costrinse gli artiglieri austro-ungarici a scavare alcune caverne dove sistemare osservatori in casamatta e ricoveri per il personale, prima ricavati all'aperto. Nei pressi dell'ingresso a una di queste caverne artificiali, insiste la testimonianza in censimento.
Dai ricordi dell'ufficiale d'artiglieria Karl Inzinger, comandante di batteria sullo Stabet:
"...Ma qualche cosa d’altro mi passò per la mente: oggi o mai più, c’è la possibilità di bombardare il leggendario accampamento [italiano, n.d.r.] dietro la Forcella Cjanalòt! La batteria ha da poco comunicato la scorta di 234 granate da mina e di notte ne arrivano ancora 150. Oltre a queste ne avevamo ancora in riserva 87 dal << fondo nero >>, per non rischiare un eventuale ammonimento per spreco di munizioni.
La prima granata fischia oltre il nostro osservatorio – ancora alcuni secondi - poi un sordo rimbombo e ronzio dietro lo scosceso spigolo e contro la Forcella Cjanalòt e già sale la nuvola di fumo dell’esplosione. Il nostro osservatorio sul Nabois comunica: “lato giusto, colpo 200 m oltre” – Io accorcio la distanza – Fuoco! <<Punto d’impatto non visto!>> <<Il I cannone – Bolla, 5° meno – Fuoco!>> – <Osservatorio: <<100 m corto>>. – Allora abbiamo già la forca. <<Granate da mina 634 diritto!>>.
Al decimo tiro vediamo salire una grande nuvola di fumo che sempre più si addensa e ingrandisce. Si alzano fiamme. Weber urla tutto agitato: <<Brucia, brucia>>” E anche l’osservatorio dal Nabois comunica: <<Centro nell’entrata sinistra dell’accampamento, le tende bruciano, grande scompiglio nell’accampamento!>> – Ora segue: <<Lato 2° meno, posizione!>> – e nuovamente <<Posizione!>> – poi <<Terminare il fuoco!>>
Comunicazione al Comando di Gruppo dell’Artiglieria: <<19 settembre 1915, 3.15 pomeridiane. Con l’osservazione del N. bombardato e incendiato l’accampamento a sud del Piper, piano quadrato 284, 6 alto, 56 a destra. Numero dei colpi sparati: 4 granate, 17 granate da mina e 3 granate incendiarie”.
(Inzinger Karl, op cit.)
Karl Inzinger, che durante il conflitto raggiunse il grado di Hauptmann (Capitano), viene esplicitamente menzionato nella targa descritta alla scheda cod. 000347, situata poco lontano da quella in censimento.