La targa presentata, eseguita dalla 21ª Batteria del 2° Reggimento Artiglieria da Montagna, è rinvenibile lungo un ardito camminamento scavato nella roccia del ripido versante sud del Col Santino, a picco sull’Alpe Pozze, dando così icastica testimonianza del motto reggimentale, per cui “nulla via invia” (nessuna via è inaccessibile).
Tale motto deriva dal verso 113 del XIV Libro delle Metamorfosi di Ovidio: "invia virtuti nulla est via". Enea, approdato a Cuma, si reca al santuario di Apollo per riceverne l'oracolo; la Sibilla, dopo aver profetizzato, acconsente ad accompagnare l'eroe agli Inferi per incontrare il padre Anchise e, confortandolo, così lo apostrofa: “Tuttavia, o troiano, deponi il tuo timore: otterrai ciò che chiedi e con la mia guida conoscerai le sedi dell’Elisio e la parte ultima del mondo e vedrai la cara ombra del padre: alla virtù nessuna via è inaccessibile”.
Occupato il 3 giugno 1915 da due Compagnie del Battaglione Alpini Val Leogra (93ª e 108ª), insieme alla 57ª Batteria da Montagna, il Col Santo (con la quota immediatamente a sud-est, nota come Col Santino) consentiva il controllo di gran parte della Val Terragnolo, della Vallarsa e della Val Posina e la difesa avanzata dell'intero massiccio del Pasubio. Al fine di garantire tale strategica posizione, durante l'estate 1915 il neocostituito Comando Truppe della Regione Col Santo-Pasubio provvedeva a realizzarvi importanti lavori di rafforzamento, da Malga Costa - Buse di Bisorte al resto della linea sulla destra del Leno (Monte Testo - Monte Spil - Forte Pozzacchio).
Un'importante testimonianza dell'occupazione italiana del Col Santo è fornita dall'archivio fotografico di Giovanni Bonato, artigliere della 21ª Batteria da Montagna, di cui sono allegate alcune immagini (per gentile concessione della nipote Giovanna Fontana-Bonato e dell'Archivio Storico Dal Molin).
Le posizioni del Col Santo furono investite dagli Austro-Ungarici nei primi giorni della Offensiva di Primavera (c.d. Strafexpedition); il 18/19 maggio 1916 l'altura - fondamentale per l'osservazione dei tiri dell'artiglieria su gran parte del terreno d'operazione - fu conquistata dai soldati della K.u.K. 10 Gebirgsinfanterie Brigade, che misero in rotta i difensori (due battaglioni del 44° Reggimento Milizia Territoriale), facendo centinaia di prigionieri.
In base alla documentazione d’archivio consultata (cfr. bibliografia), l'epigrafe in oggetto è databile tra il 3 giugno 1915 e il 14 febbraio 1916. Nel suddetto periodo infatti la 21ª Batteria da Montagna (costituita tra il 1909 e il 1910 e facente parte - insieme alle Batterie 19ª, 20ª e e 57ª della Milizia Mobile - del VII Gruppo Vicenza, con sede di comando a Vicenza e deposito a Conegliano) risulta operante nel settore della 1ª Armata con la 35ª Divisione Fanteria in “Vallarsa - Col Santo - M. Maronia - Cima Campiluzzi”, concorrendo all’avanzata in Vallarsa, all’occupazione del Forte Matassone e di Malga Sarta e alle azioni in Vall’Orsara.
Dal 15 febbraio 1916 la Batteria operò invece a Cima Campiluzzi, Costa d’Agra e sul Monte Maronia.
Iniziata l’offensiva austro-ungarica del maggio 1916, dopo avere resistito tre giorni in posizione, la Batteria fu costretta ad abbandonare i pezzi, riuscendo tuttavia a riportare in salvo una batteria da campagna trovata in posizione retrostante. Ricostituitasi a Montecchio Maggiore, dal 22 giugno al 20 luglio 1916, in seno alla 27ª Divisione Fanteria, la Batteria prendeva posizione in Val Posina, Zamboni, Soglio di Campiglia, Monte Majo, Sogli Bianchi e Monte Pruche, partecipando alla controffensiva italiana.
Dal 20 luglio 1916 la Batteria fu trasferita alla 3ª Armata (45ª Divisione Fanteria del II Corpo d’Armata), posizionandosi a Pod Sabotin; dopo la conquista di Gorizia, risultava in posizione a San Mauro e Salcano, Cave di Salcano e sul Sabotino (Quota 333 di San Valentino), alle dipendenze tattiche della Brigata Trapani (di tale permanenza è possibile riscontro l'iscrizione censita nella scheda cod. 001440). Dal 23 gennaio a marzo 1917 era in postazione sul Faiti e Q. 278 del Veliki Hribach, Merna per l’occupazione di San Grado di Merna.
Successivamente, dopo un periodo di riposo ad Attimis, dal 12 al 17 maggio la Batteria risultava in postazione sul Monte Corada (Korada), a Plava e presso il “Fortino di Zagomilla” e dal 17 maggio al 7 giugno a q. 652 del Vodice, presso la Selletta di q. 502 del Monte Santo (Sveta Gora), accompagnando con il fuoco l’azione del Battaglione Alpini Val Pellice.
In tale occasione, il VII Gruppo Vicenza ricevette l’Encomio del II Corpo d’Armata, firmato dal Colonnello Brigadiere Comandante l’Artiglieria del II Corpo Federico Baistrocchi: “Nel momento in cui le belle Batterie del 7° Gruppo da Montagna, agli ordini di V.S. lasciano il II Corpo d’Armata per trasferirsi in altro fronte, compio il gradito dovere di esprimere a tutti il mio compiacimento per la condotta valorosa da tutti dimostrata negli aspri combattimenti del Vodice conquistato e saldamente tenuto col concorso efficacissimo degli Artiglieri da Montagna. Fra tutti, ebbero la fortuna di emergere quelli del 7° Gruppo da Montagna, che nonostante le difficili condizioni in cui si trovarono, per la postazione delle Batterie, site sulle linee stesse delle Fanterie e per l’accanimento della lotta lunga ed estenuante, seppero trovare risorse inesauribili di energie non esitando un istante a versare il loro sangue generoso pur di sostenere i nostri valorosi Fanti. Circa 250 Artiglieri del 7° Gruppo caddero morti e feriti sui pezzi gloriosi che portarono nelle file nemiche la morte e la fuga, scrivendo così una pagina magnifica nella storia dell’Artiglieria italiana. Sia lode a voi, bravi cannonieri del 7° Gruppo, sia lode al vostro comandante maggiore Albano, che seppe coll’esempio e con l’entusiastico adempimento del dovere, mantenere alto in voi quello spirito e quella fede che oggi vi concede la più grande soddisfazione, quella della riconoscenza e dell’ammirazione del paese verso strenui vincitori del Vodice. Nella vostra nuova destinazione vi accompagni il mio saluto affettuoso e l’augurio di nuove glorie per la fortuna e la grandezza della nostra Patria adorata”.
Trasferita il 19 giugno 1917 sullo Zellonkofel (Creta di Collinetta o Cellon), nel Sottosettore Alto But del fronte carnico, la Batteria fece ritorno sul fronte isontino dal 17 agosto a settembre, alle dipendenze della 49ª Divisione di Fanteria (2ª Armata, XXIV Corpo d’Armata), partecipando alla XI Battaglia dell’Isonzo (c.d. battaglia della Bainsizza); presa postazione a “San Veit, Aiba, Monte Semmer, Vhr, Ossoinka, Oscedrik, Avhek [Avšček], Vrhovec”, accompagnava col fuoco il 4° Reggimento Bersaglieri, comandato dal Generale Giuseppe Boriani.
Assegnata alla 63ª Divisione, dal 28 ottobre al 2 novembre 1917 la 21ª Batteria da Montagna si postò sui costoni del Monte Brancot che sovrastano il Ponte di Trasaghis (Gemona) sul Tagliamento, partecipando attivamente alle operazioni tese ad arginare l’avanzata austro-tedesca e difendere la Linea del Tagliamento. Ritiratasi dietro ordine superiore verso l'alta Valle dell'Arzino nella sera 4 novembre, il suo personale finì in gran parte catturato durante i concitati combattimenti della Battaglia di Pradis di Clauzetto, culminata il 6 novembre 1917. La batteria non fu più ricostituita.