La targa - di eccezionale pregio estetico - fu posta dal 5° Squadrone del Reggimento Cavalleggeri Guide (19°) nel giugno del 1916, lungo la trincea che costituiva l'asse fortificatorio principale della prima linea difensiva italiana, fra il Monte Sei Busi e le Alture di Vermegliano.
Assieme al fregio reggimentale e all'indicazione dello squadrone, spiccano la raffigurazione decorativa di due eleganti figure nude (una maschile e una femminile) che sorreggono un festone d'alloro, simboleggiante la vittoria, e il motto del reggimento "Alla vittoria ed all'onor son Guida". Ad di sotto degli elementi decorativi, sono elencati i nomi degli ufficiali appartenenti al 5° Squadrone (comandante Capitano Rodrigo Ripa di Meana, Tenente Emiliano Mariani, Sottotenenti Achille Cester, Menò da Zara e Fausto Fautana), del comandante della Sezione Lanciabombe (Alessandro Bettoni Cazzago) e del comandante della Sezione Mitragliatrici (Sottotenente Andrea Draghi).
Nessuno di loro compare sull'Albo d'oro dei Militari Caduti nella Guerra Nazionale 1915-1918; nell'elenco dei Decorati al Valor Militare tenuto dall'Istituto del Nastro Azzurro compare il Tenente Alessandro Bettoni Cazzago, citato nell'epigrafe come comandante della Sezione Lanciabombe. Nell'elenco dei decorati appaiono anche due ufficiali di cavalleria omonimi del Sottotenente Menò da Zara per cognome, ma non per nome.
Il conte Alessandro Bettoni Cazzago, classe 1892, da Brescia, ufficiale in servizio attivo permanente, ottenne una Croce di Guerra al Valor Militare da Tenente del Reggimento Cavalleggeri Guide (19°) per la "prova di di elevato spirito di sacrificio, di fermezza e di sprezzo del pericolo" dimostrata durante i combattimenti della ritirata di Caporetto, nella zona di Codroipo, il 30 ottobre del 1917; negli stessi data, luogo e contesto, risulta che Alessandro Bettoni-Cazzago da Brescia (scritto col trattino), sempre qualificato tenente ma attribuito al 10° Artiglieria da Campagna, abbia guadagnato una Medaglia di Bronzo al Valor Militare: molto probabilmente si tratta sempre del nostro, con impreciso riferimento al reparto.
Nel successivo conflitto mondiale, da colonnello comandante il Reggimento Savoia Cavalleria (3°) impegnato nella campagna contro l'Unione Sovietica, meritò la Medaglia d'Argento al Valor Militare per aver guidato la sua unità "in modo superbo" nella celebre carica di Izbušenskij del 24 agosto 1942. Lo si ricorda anche per aver aderito alla Resistenza e per aver mantenuto una limpida fede monarchica, tanto da rifiutare il giuramento alla Repubblica dopo il referendum istituzionale del 1946 e da inviare al Re in esilio Umberto II lo stendardo del "suo" Reggimento Savoia Cavalleria (3°); fu blasonato atleta olimpico, nella disciplina dell'ippica.
Lo squadrone di cavalleria rappresentava un'unità organica, tattica ed amministrativa, che una volta appiedata funzionava analogamente a una compagnia di fanteria. Gli squadroni indivisionati, a inizio guerra mediamente composti ciascuno da circa 150 uomini inclusi gli ufficiali, giusta le disposizioni del febbraio del 1916 venivano interamente appiedati (una parte successivamente furono di nuovo montati a maggio) e organicamente ampliati, sino a raggiungere i 254 uomini di truppa (inclusi sottufficiali) e 5 ufficiali. Gli squadroni erano numerati su base reggimentale e, all'interno di ogni reggimento, venivano raggruppati in due gruppi squadroni (ciascuno forte di due o tre squadroni - dal febbraio del 1916, per i reggimenti indivisionati ogni gruppo doveva imperniarsi su tre squadroni; il gruppo squadroni si poteva quindi paragonare a un battaglione di fanteria).
A inizio guerra, la sezione mitragliatrici, su due armi, era reggimentale (una per reggimento); dal febbraio del 1916 dipendeva dal gruppo squadroni, quindi di norma se ne contavano due per ogni reggimento di cavalleria indivisionato.
Non si hanno notizie precise circa la sezione lanciabombe, verosimilmente dipendente dal comando di gruppo squadroni.
A partire dall'estate 1915, diversi reparti di cavalleria italiani vennero appiedati per operare a guisa di fanteria sul Carso, dove l'utilizzo di una forza montata risultava impraticabile, a causa sia delle caratteristiche morfologiche del teatro di battaglia, sia dei connotati statici delle attività tattiche degli opposti eserciti (guerra di posizione). Nel 1916 il numero dei reparti di cavalleria appiedati, e quindi dislocati nel territorio di operazioni, aumentò. Sul Basso Isonzo si registrarono ripetuti impieghi di compagini di cavalleria appiedate in attività di presidio e rafforzamento delle fortificazioni di prima linea, oltre che in combattimenti cinetici contro le forze austro-ungariche.
Il Reggimento Cavalleggeri Guide (19°), costituito fin dal 1860 con la denominazione di "Reggimento Guide", originariamente era formato da cavalieri deputati ad assicurare il servizio di staffetta. Già decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare durante la Terza Guerra d'Indipendenza, partecipò al Primo Conflitto Mondiale su diversi scenari, meritando la Medaglia di Bronzo al Valor Militare per la presa di Sacile negli ultimi giorni di guerra.
Fra il 1915 e il 1916, i suoi reparti appiedati operarono sul fronte del Carso, sostenendo scontri rilevanti con dolorose perdite, in particolare durante i combattimenti difensivi avvenuti sulle Alture di Monfalcone verso la metà del maggio del 1916. Riorganizzati gli organici, il 2 giugno 1916 il Reggimento Cavalleggeri Guide (19°) fu suddiviso: durante la notte, il II Gruppo Squadroni - formato da tre dei sei squadroni appiedati e da una delle due sezioni mitragliatrici del Reggimento - da San Polo (Monfalcone) fu trasferito in trincea nel settore di Vermegliano, alle dipendenze della 16ª Divisione, mentre il I Gruppo Squadroni rimase momentaneamente di riserva nella zona di Isola Morosini, dove vi era stato trasferito. Durante la permanenza nel settore di Vermegliano, gli squadroni del II Gruppo furono impegnati in azioni di pattuglia e di ricognizione verso le linee nemiche, partecipando anche ad azioni dimostrative come quella del 14 giugno, in cui il 4° Squadrone riuscì a fare irruzione nelle linee nemiche senza subire perdite, tranne quale lieve ferito.
Verso fine giugno, la Relazione Ufficiale Italiana testimonia il diverso assetto di schieramento che le compagini reggimentali avevano nel frattempo adottato: il I Gruppo squadroni teneva la linea fra il Monte Sei Busi e le Alture di Vermegliano ("sottosettore nord" del "settore di Ronchi"), mentre il II Gruppo operava nell'area delle Cave di Selz e di Quota 70 ("sottosettore sud" del "settore di Ronchi"), dove fu protagonista di accaniti scontri fra la sera del 28 giugno e l'1 luglio (conquista della posizione di Quota 70 e allargamento dell'occupazione verso nord-est, al costo di diverse perdite).
Il reggimento mantenne tale posizionamento a contatto col nemico sul ciglione del Carso, fra Monte Sei Busi e Quota 70, sino al 22 Luglio 1916, quando i suoi reparti vennero sostituiti in linea dagli squadroni del Reggimento Genova Cavalleria (4°). Dopodiché, l'intero Reggimento Cavalleggeri Guide (19°) si trasferì verso il medio Isonzo, raggiungendo il settore tra Zagora e Plava nella notte del 24 luglio.
L'epigrafe in parola risale al periodo di schieramento del II Gruppo Squadroni (a cui apparteneva il 5° Squadrone) sulle posizioni di Monte Sei Busi-Vermegliano: dalla notte del 2 giugno al 22 giugno del 1916. Tale ultimo termine temporale, coerente con quanto riportato in modo più generico dalla Relazione Ufficiale Italiana, è identificabile come la giornata in cui gli squadroni del I Gruppo rilevavano quelli del II Gruppo, appunto destinati ad operare più a sud-est verso Cave di Selz-Quota 70. La circostanza risulta esattamente desumibile mercè l'espressa datazione riscontrabile sulle targhe lasciate proprio dai reparti del I Gruppo Squadroni nelle vicinanze dell'epigrafe in censimento, durante il periodo fra il 22 giugno e il 22 luglio del 1916 (cfr. schede codd. 000312, 000313 e 000315).
L'epigrafe in censimento si trova nelle adiacenze dell'iscrizione di cui alla scheda cod. 000318, incisa da un reparto di fanteria.