La targa testimonia la presenza della 73ª Batteria del 3° Reggimento Artiglieria da Montagna nella zona di Doss della Gialetta; poco distante è stata rinvenuta un'altra targa (cod. 4087) della medesima Batteria. Dalle testimonianze storiche sotto riportate, è emerso infatti che la 73ª Batteria era dotata di 4 pezzi d'artiglieria dislocati in quella zona.
La 73ª Batteria del 3° Reggimento Artiglieria da Montagna, autrice della presente epigrafe, giunse in linea sul Monte Baldo nei primi giorni di febbraio 1917, dopo avere operato sull’Ortigara. I suoi cannoni da 65 mm. furono collocati nelle trincee di prima linea tra Doss Casina e Doss Alto, adattando postazioni originariamente predisposte per mitragliatrici.
La postazione in cui compare la targa in oggetto dirigeva il suo tiro in direzione delle postazioni austro-ungariche dei monti Corno, Creino e Biaena e sulle linee che attraversavano la Valle del Cameras in corrispondenza di Loppio; l'epigrafe è collocata al suo interno, nella parte posteriore, su un muro rinforzato di cemento con andamento semicircolare, lungo il quale si notano due incavi paralleli che ospitavano i binari per la rotazione del cannone.
Nel muro semicircolare sono altresì presenti due aperture, oggi occluse da materiale crollato: quella a sinistra dell’epigrafe costituiva l'ingresso originario e conduceva ai camminamenti retrostanti alla postazione; l'altra apertura immetteva invece in un locale, anch'esso crollato, adibito probabilmente a deposito. La finestra di sparo è completamente crollata; al suo ingresso sono presenti grossi blocchi cemento armato putrelle di ferro, che ne costituivano la struttura.
In Fioroni, “La Valle di Gresta e la Valle del Cameras” (cit., pagg. 196-204), sono riportati estratti dal diario del Tenente comandante della 73ª Batteria da Montagna.
Così riferisce l’ufficiale sul tiro della sua Batteria e sulle risposte dell’artiglieria austro-ungarica : “Fu qui [in linea sul Monte Baldo] che l'abbondanza di proiettili da cannone mi permise di fare la caccia all'uomo, senza dover rendere alcun conto ai comandi superiori... Mi accinsi allora alla distruzione di Loppio perché nel paese vi erano le trincee della prima linea nemica. Il bersaglio preferito distava 600 metri, tiro diretto, dall'alto. Ogni mattina sconvolgevo i lavori che il nemico faceva nella notte e nel pomeriggio sforacchiavo il campanile e le case perché vi erano nascosti dei tiratori scelti che ci davano alquanto fastidio. […] Dopo un mese di questa guerriglia il Biaena, il Monte Corno ed il Brione, tre nidi di cannoni invisibili e potenti si accordarono per punirmi. La mattina del 20 marzo aggiustarono il tiro: scaraventarono addosso ai miei cannoni per tutto il pomeriggio una vera valanga di granate di ogni calibro. […] Feci ritirare, sotto l’infuriare dei colpi, i cannoni nelle caverne. Dopo tre ore di bombardamento le piazzuole dei pezzi erano ridotte in cenere.
Lo stesso Tenente, ancora in linea con la 73ª Batteria da Montagna nel maggio 1917, ricorda poi l’intensificarsi degli attacchi austro-ungarici, probabilmente diretti a trattenere le forze italiane sul fronte dell’Alto Garda, ostacolando così la contemporanea offensiva sull’Isonzo (la X Battaglia): “Dopo due mesi di piccole scaramucce gli austriaci il 21 maggio 1917 si fecero vivi all'improvviso e con idee alquanto bellicose. Durante il pomeriggio di quel giorno si accese un furioso bombardamento. Il nemico però colpiva i rovesci delle trincee dove avevamo le nostre baracche-ricovero [...] Davanti a noi avevamo a circa 600 metri le trincee nemiche: Malga Zures - Scudelle - Loppio. I quattro cannoni da 65 montagna della mia batteria erano in linea con gli alpini e dovevano sbarrare col loro tiro una ristretta zona, circa duecento metri di fronte (50 metri per ogni cannone). Avanti a noi vi erano due file di reticolati non troppo alti. Verso le otto di sera il nemico intensificò il bombardamento che raggiunse il ritmo di quelli del Carso. I colpi erano diretti esclusivamente sui reticolati. Il nemico parlava chiaro. Si sa che il tiro sui reticolati è il preludio dell'attacco. Difatti verso le ore ventidue il nemico allungò il tiro improvvisamente, sparando sulle trincee e sul rovescio delle nostre postazioni [...] Un caporale stravolto si precipitò nel mio ricovero e mi disse: «Tenente, il capitano è svenuto, gli austriaci sparano granate a gas lacrimogeni contro i pezzi e contro l'osservatorio. Sulla destra e sulla sinistra dei cannoni, il nemico è riuscito a entrare nelle nostre trincee. Molti gridano "hurrà"!»”. Prosegue il Tenente comandante, che era rimasto coinvolto nel crollo di una postazione colpita da una granata non esplosa, procurandosi una distorsione al piede sinistro: “Mi feci caricare sulle spalle del mio attendente ed allo scoperto mi feci portare all'osservatorio vicino al secondo pezzo: diedi ordine a tutti i soldati non serventi e ai porta-munizioni di difendere colla baionetta le nostre spalle da eventuali attacchi dei nemici già penetrati nelle nostre trincee. L'attendente mi sdraiò vicino al cannone e feci riprendere il fuoco alla mia sezione di Blockhaus. «Graduate a zero 200 colpi per pezzo, fuoco accelerato, falciare a destra ed a sinistra senza puntare» furono i miei comandi. Al cannone vicino al mio posto vi era già un morto: il sergente capo-pezzo Rebecchini; vari feriti gemevano, ma continuavano a sbrigare secondo le loro possibilità le mansioni di servente. Dopo circa un'ora di fuoco infernale diedi ordine di sospendere il tiro.
Gli "hurrà" erano cessati [...] gli austriaci fuggivano verso le loro trincee illuminati dai nostri riflettori. Feci riprendere il tiro misto (granate e schrapnels) sui reticolati del nemico e sulle sue trincee per rendergli più difficile il ritorno nei suoi ricoveri. Durante tutta quella notte il nostro medico, ten. Maiocchi, non fece che accorrere ai pezzi incurante del pericolo per somministrare ai soldati arsi dalla sete alcune bevande. La mattina del 22 maggio si raccolsero davanti ai pezzi alcune decine di morti e di feriti nemici ed oltre trecento elmetti e fucili [...] Durante l'azione fummo anche bersagliati da due mitragliatrici leggere che il nemico era riuscito a piazzare allo scoperto davanti ai nostri cannoni che sparavano a zero. Durante la notte noi avevamo sparato con quattro cannoni, 1600 granate e 2000 schrapnels”.
Il 3° Reggimento Artiglieria da Montagna venne costituito con r.d. n. 1254 dell'1 gennaio 1915; avente sede a Bergamo, il Reggimento fu organizzato in quattro gruppi (IX Oneglia, X Genova, XI Bergamo e XII Como) e le batterie vennero armate con cannoni 65/17 a deformazione. Nel Dicembre 1915 vengono costituiti il XVII gruppo (Batterie 72ª, 73ª e 74ª) ed il XVIII (Batterie 75ª, 76ª e 77ª).