L'iscrizione è incisa su uno strato di malta che copre un reticolo di consolidamento della parete della trincea.
L'autore, tale Mancin, celebra la sua appartenenza al 77° Reggimento Fanteria della Brigata Toscana, che operò nel settore ad est di Monfalcone nei primi nove mesi del 1917 e che destinò suoi reparti ai lavori di rafforzamento delle fortificazioni ultimate in loco.
Sull'Albo d'Oro dei militari caduti nella Guerra Nazionale 1915-1918, cit., compare il nominativo del Soldato Napoleone Mancin, classe 1883, di Contarina (oggi Comune di Porto Viro, in Provincia di Rovigo), appartenente al 77° Reggimento Fanteria della Brigata Toscana, morto nel 1918 per malattia: potrebbe trattarsi del fante autore dell'incisione.
La rappresentazione di tre ramoscelli di olivo si può invece ritenere espressiva di un moto di opinione contrario alla guerra che, nel 1917,
toccò il culmine della diffusione anche nei ranghi del Regio Esercito. Sul Monte Cosich, a poca distanza dalla presente, è rinvenibile un'altra testimonianza epigrafica riconducibile a tale sentimento (cfr. scheda cod. 002512).
Il Monte Cosich rappresentò un caposaldo
difensivo di rilievo strategico per la difesa austro-ungarica nel
settore meridionale del Carso. Dalla Prima Battaglia dell'Isonzo
esordita il 23 giugno 1915, sino alla Sesta Battaglia dell'Isonzo
sviluppatasi nell'agosto 1916, le forze
imperiali respinsero ogni attacco italiano volto a conquistarlo,
rafforzandone i trinceramenti e gli apprestamenti fortificatori. Nel quadro dell'avanzata italiana scaturita dalla Sesta
Battaglia dell'Isonzo, durante la giornata del 12 agosto 1916, le forze
italiane vi riuscirono a superare "la strenua difesa dell'avversario"
(cosi la Relazione Ufficiale Italiana, Volume III, Tomo 3°, Narrazione, cit., pag. 127), espugnandone la sommità.
Di seguito, sino alla ritirata di Caporetto di fine ottobre 1917, il
Cosich venne a trovarsi 2-3 chilometri al tergo delle linee avanzate italiane; costituì una notevole base tattica per gli attacchi alle posizioni imperiali di Quota 144 (Arupacupa), durante le tre spallate del settembre-ottobre-novembre 1916.
Cima e versanti furono interessati da notevoli lavori di riassetto
difensivo arretrato tesi all'approntamento della Linea di San Martino e
della Linea di Doberdò, che al settembre del 1917 costituivano
rispettivamente il settimo e il sesto sistema difensivo italiano del
settore carsico.
L'iscrizione in censimento si riferisce a tale fase, caratterizzata
da attività, scavi e cantieri svolti in relativa lontananza del nemico.
Nello specifico, è stata realizzata all'interno di un trinceramento afferente al settore meridionale della Linea di San Martino.