La pregevole epigrafe in oggetto adorna una vaschetta per l'acqua e testimonia la presenza della 1654ª Compagnia Mitragliatrici sul monte Cingla; sul manufatto sono presenti iscrizioni della medesima Compagnia anche sui fianchi destro e sinistro.
All’inizio della guerra (24 maggio 1915) l’esercito Austrungarico si era ritirato a nord sulla linea che da monte Melino (val del Chiese) passa per Cima Palone e prosegue per il monte Vies in Val di Ledro; questa era una copertura avanzata della prima linea di difesa che si appoggiava invece sui forti di Peschiera-Lardaro e sui caposaldi dei monti Nozzolo e Cadria.
Lo scopo aveva un duplice vantaggio: le cime a nord, più alte e con versanti impervi, costituivano da sole una barriera naturale contro il nemico, oltre al fatto che così facendo veniva ridotta la lunghezza lineare dei confini da presidiare da parte dei soldati Imperiali. Gli Austrungarici durante la loro ritirata, il 25 maggio 1915, avevano fatto saltare con le mine un tratto di strada all’inizio della Val d’Ampola, importante collegamento tra Storo e la Val di Ledro, per ostacolare l’avanzata delle truppe italiane; solo qualche mese dopo, attraverso l’ardita impresa del Genio Italiano, viene costruito il ponte-viadotto Mörac con grosse travature in legno poggiate su basamenti di cemento, capaci addirittura di supportare il passaggio di cannoni modello 305 (cfr. Pellizzari, op. cit., pag. 175).
Questo ha permesso alle Batterie del 16° Reggimento Artiglieria il traino dei grossi calibri (75-A e 149-G) e di arrivare in Val di Ledro assieme alla Brigata Sicilia (61° e 62° Reggimento Fanteria) e alla Brigata Toscana (77° e 78° Reggimento Fanteria). Già nell’ottobre 1915 il 16° Artiglieria partecipò alle vittoriose azioni che portarono alla conquista di monte Palone e monte Melino, appoggiando entrambe le Brigate. Pochi mesi dopo (dal 7 al 10 dicembre), la battaglia per la conquista del monte Vies ebbe altresì esito positivo, supportata anche dalle azioni militari del Battaglione Vestone, giunto lì attraverso passo Nota e passo Vil.
Il fronte italiano passava ora da monte Palone, collegandosi con la Cingla, la contigua cresta del monte dei Pini (fino al monte Plagna) ed il monte Vies: da qui scendeva per il monte Nae fino a Locca di Concei in Val di Ledro. Questa linea restò pressoché immutata fino alla fine della guerra.
La disposizione dei calibri in quelle zone era la seguente: due Batterie del 16° Reggimento Artiglieria sul monte Plagna, due pezzi da 75-A sul monte Vies e due cannoni da montagna sia sul monte dei Pini che sul Nae. A queste fortificazioni vennero affiancate anche postazioni per mitragliatrice, soprattutto sul monte Cingla e la contigua cresta di monte dei Pini.
Le Brigate Sicilia e Toscana, che all’inizio del conflitto hanno presidiato queste montagne, sono state sostituite nell’aprile del 1916 dalla Brigata Valtellina (65° e 66 Reggimento Fanteria) che vi restò fino all’ottobre di quel’anno per poi essere sostituita dalla Brigata Chieti (123° e 124° Reggimento Fanteria); questa vi rimase pressoché fino alla fine del conflitto. Molte infatti sono le testimonianze e le iscrizioni lasciate dal 123° Reggimento Fanteria, sia sul monte Vies che sui posti avanzati di cima Cocca e coste di Salò in Val di Ledro.
Seppur per un breve periodo (ottobre-novembre 1918), anche la Brigata Perugia ha presidiato il monte dei Pini, lasciando testimonianza del suo passaggio con un graffito proprio del 129° Reggimento Fanteria.
Anche nelle postazioni per mitragliatrice sono state trovate tracce del passaggio delle seguenti Compagnie che hanno presidiato questi luoghi: la 160ª Compagnia Mitragliatrici modello S.Etienne (su monte Vies); la 2170ª Compagnia Mitragliatrici (su monte dei Pini); la 1807ª Compagnia Mitragliatrici modello Lewis (su monte Cingla) e la 1654ª Compagnia Mitragliatrici modello Fiat (anch'essa su monte Cingla, sulla vaschetta della presente scheda).
La conferma della presenza della 1654ª Mitragliatrici è stata confermata anche dalle notizie riportate nel libro "UOMINI E MITRAGLIATRICI" (op. cit.).
Il monte Vies e la vicina Cingla furono due avamposti molto importanti per l’esercito italiano, vista la ridotta distanza dai monti Nozzolo Grande e Cadria (circa 500 metri in linea d’aria nel punto più vicino): questi ultimi due infatti erano due caposaldi Austrungarici fondamentali, le cui cime spiccano almeno 300 metri sopra quelle in mano agli Italiani e da cui potevano controllare tutta la val di Ledro verso sud, la val di Concei ed est e la val del Chiese ad ovest; ma proprio per la conformazione orografica delle cime fortificate dai soldati Imperiali, questa linea di confine, seppur con continui attacchi reciproci, rimase tale per entrambi gli eserciti.