La targa in oggetto si trova sulla parete di una vasca per l'acqua, all'interno di un deposito sul monte Vies e testimonia la presenza della 160ª Compagnia Mitragliatrici (modello Saint Etienne 1907 Fiat) che realizzò quel manufatto nei primi giorni del Giugno 1917.
Dichiarata la mobilitazione, la situazione dell’esercito italiano sul versante meridionale della Val di Ledro vedeva schierata la I^ Armata - III Corpo d'Armata - 6ª Divisione, dove erano inserite le Brigate Sicilia (61° e 62° Reggimento Fanteria) e Toscana (77° e 78° Reggimento Fanteria), il 7° Reggimento Bersaglieri, il 45° Battaglione Bersaglieri, i Battaglioni Vestone, Val Chiese e Val d'Intelvi del 5° Reggimento Alpini, il 3° Battaglione Regie Guardie di Finanza, il 16° Reggimento Artiglieria, l'11ª Compagnia zappatori del 2° Reggimento del genio.
L’esercito Austrungarico intanto si era ritirato più a nord, dove le montagne costituivano, con i loro versanti ripidi ed impervi, un bastione naturale imprendibile da valle; inoltre, così facendo, aveva ridotto la lunghezza lineare del confine da presidiare che si traduceva in un minor numero di soldati da impiegare nella difesa. Nei primi mesi del conflitto la progressione dell’esercito italiano fu quindi abbastanza veloce.
All’inizio di Dicembre 1915 fu effettuata un’operazione allo scopo di avanzare verso i monti Nozzolo e Cadria; l’8 dicembre la 55ª Compagnia del Battaglione Vestone avanzò verso Monte Vies per la falda orientale, mentre per quella occidentale procedettero i reparti del 62° Reggimento Fanteria (Brigata Sicilia), appoggiati anche dal fuoco del 16° Reggimento Artiglieria. Gli attacchi perdurano per due giorni ma vengono puntualmente contrastati dal tiro delle artiglierie e delle mitragliatrici austroungariche. La sera del 9 dicembre gli alpini giunsero a pochi metri dal reticolato; ma è solo il giorno successivo che, con rapido sbalzo, la 91ª Compagnia del Vestone, sostituita la 55ª duramente provata, riesce ad aver ragione sull'avversario che ripiega, abbandonando un ingente bottino di guerra.
La sommità del monte viene così saldamente occupata; questa nuova linea di confine rappresentò la massima avanzata dell’esercito italiano e restò immutata per tutta la durata del conflitto.
Fino al termine del 1915, le Compagnie 54ª, 55ª e 91ª del Battaglione Vestone si alternano nel presidio delle posizioni di monte Vies, mentre la 53ª è in linea al Nodic con il Val Chiese con le Compagnie 253ª, 254ª e 255ª.
Il durissimo inverno 1915-1916, con abbondanti nevicate e temperature rigide, paralizzò ogni attività bellica. Durante l’anno 1916 entrambi gli schieramenti eseguirono molteplici opere di fortificazione sulle linee di confine presidiate.
A fine ottobre si schierò in val di Ledro la Brigata di fanteria Chieti, con il 123° e il 124° Reggimento, in sostituzione del 65° e 66° Reggimento Fanteria (Brigata Valtellina), e restò a Tiarno, Bezzecca e su monte Vies fino al marzo 1918.
Il 12 dicembre 1917 si tenne presso il Comando di Sottosettore a Passo Nota una conferenza circa le disposizioni da prendere in vista dell'abbandono delle posizioni sul versante sinistro del Ponale, troppo difficili da mantenere e senza grandi probabilità di sfondamento della linea nemica. Lo sgombero avvenne due giorni dopo.
La stessa cosa accadde ai posti avanzati sotto Cima d’Oro (tra cui il Dos del Piter ovvero Quota-1141) ed a quelli sotto le cime Parì-Tomeabrù (cima Cocca, Cima delle Coste, Dosso Preghen e Dosso Perea o Pera). La prima linea che passava da monte Vies e cima Cingla, a ridosso del settore Nozzolo-Cadria rimase invece costantemente presidiata.
Nel 1918 il generale Badoglio esaminò il fronte in val di Ledro per studiare la messa in atto di una ipotizzata offensiva al settore del Nozzolo-Cadria: già dalle prime verifiche sul campo si rese conto che l'operazione avrebbe comportato un numero altissimo di perdite e decise pertanto di bocciarla in pieno.