Targa in marmo che offre precisi dati ingegneristico-strutturali relativi all'arcata orientale del Ponte di Cornino (Ponte di Cimano), posta nei pressi dei fornelli di mina predisposti sin dalla costruzione dell'opera al fine di attuarne l'eventuale interruzione.
La targa presenta evidenti scopi di servizio, volti a precisare dati importanti per i militari che si fossero trovati nella necessità di intasare i fornelli e far brillare le cariche esplosive, deputate alla demolizione del pilone e della circostante porzione di binario ferroviario.
Già prima della dichiarazione italiana di belligeranza, oltre che durante gli anni iniziali della Grande Guerra, la gestione dell'interruzione del Ponte di Cornino risultava affidata alla 35ª Compagnia Minatori del 5° Reggimento Genio: pertanto, non è possibile attribuire con esattezza la paternità della targa ai genieri, piuttosto che ai lavoratori dell'impresa che costruì il ponte; allo stesso modo, difficilmente si può concludere in modo perentorio per una la datazione prebellica o bellica.
Il ponte di Cornino fu l'ultima grande opera infrastrutturale costruita nel contesto del tronco ferroviario Casarsa-Gemona del Friuli, ultimato ed inaugurato negli ultimi mesi del 1914 in seguito ad articolate fasi costruttive ed in applicazione di specifici decreti ministeriali, mossi da ragioni sia militari, sia economiche e di sviluppo civile. Il ponte venne realizzato dall'Impresa Orsini, Ghezzo e Fedrigo, che utilizzò le travate in ferro realizzate dalle Officine Togni di Brescia oltre a notevoli quantità di pietra conglomerata e cementi. Solo nel Secondo Dopoguerra il ponte, fin lì esclusivamente ferroviario, venne dotato anche dell'attuale carreggiata stradale.
Durante la Grande Guerra, sul Ponte di Cornino transitarono numerosissimi treni deputati al trasferimento di truppe, mezzi e materiali dalla Pianura Padana alla Zona Carnia (prima della ritirata di Caporetto, per parte del Regio Esercito Italiano) e, viceversa, dalla Carinzia alle stazioni ferroviario del Veneto Orientale e del Friuli Occidentale (dopo la ritirata di Caporetto, per parte delle forze austro-tedesche).
A fine ottobre-inizio novembre del 1917, il Ponte di Cornino costituì lo scenario nevralgico di una delle più importanti battaglie della ritirata di Caporetto, in cui le truppe imperiali riuscirono, dopo aspri combattimenti, a sfondare le difese italiane della Linea del Tagliamento e ad imporre il ripiegamento del Regio Esercito verso occidente sino al fronte del Piave-Monte Grappa (Sfondamento di Cornino).
Durante tali vicende, l'interruzione predisposta presso l'arcata orientale dai genieri italiani non funzionò efficacemente, per difetto della carica esplosiva che pur venne fatta brillare nel pomeriggio del 30 ottobre. Il rapido sopraggiungere delle avanguardie della K.u.K. 55. Infanterie Division (appartenenti all'Imperiale e Regio IV Battaglione del 4° Reggimento di Fanteria bosno-erzegovese) impedì ulteriori tentativi localizzati presso il medesimo pilone. Nelle ore e nei giorni successivi altre cariche di mina approntate speditivamente furono innescate dai militari italiani in altre regioni del ponte, presso entrambe le arcate, ma il pilone dotato dei fornelli prebellici e della targa in censimento non subì conseguenze di rilievo.