La piccola targa, che menziona il 2° Reggimento Fanteria, presenta lo stesso problema interpretativo già affrontato nella notizia storica della targa cod. 000461 (cfr. anche cod. 000479): 2° Reggimento Fanteria della Brigata Re o della Brigata Granatieri di Sardegna?
Rinviando agli argomenti sviluppati nella suddetta scheda, si ritiene più plausibile che si tratti del 2° Reggimento Fanteria della Brigata Re, un reggimento che nelle proprie file annoverava un consistente numero di militari friulani e che aveva il deposito presso la città di Udine.
Quanto alla prima riga, la targhetta riporta le iniziali dell'autore, "B.G.", soldato appartenente al III Reparto Zappatori (ossia al Reparto Zappatori del III Battaglione), impiegato - quasi certamente durante i primi cinque mesi del 1917 - nei lavori di rafforzamento delle trincee del Cosich.
Si segnala che nella bibliografia specifica sotto richiamata (Scrimali, "Il Carso della Grande Guerra", cit.), il primo segno è interpretato (ed evidenziato) come un numerale (la cifra 3), seguito dall'indicatore ordinale maschile (°); la prima riga dell'iscrizione risulterebbe quindi "3°.G. Zapptri".
Se così fosse, la lettera "G" potrebbe significare la parola "Gruppo" e si potrebbe ipotizzare che l'autore dell'epigrafe intendesse riferirsi, senza proprietà di linguaggio tecnico-organico, al III Reparto Zappatori; oppure, in alternativa, che il Reggimento avesse creato dei gruppi zappatori diversi rispetto agli organici reparti zappatori (magari suddivisi a seconda dei cantieri di intervento).
Si ritiene che tale interpretazione non sia preferibile, non solo perché basata su una evidenziazione meno fedele degli effettivi caratteri del solco inciso, ma anche perché non coerente con la presenza del punto (inutile dopo un ordinale e funzionale invece ad abbreviare il nome dello zappatore) e meno lineare nell'attribuzione di significato (essendo necessario supporre l'uso improprio del termine gruppo, in luogo di reparto).
Il Monte Cosich rappresentò un caposaldo
difensivo di rilievo strategico per la difesa austro-ungarica nel
settore meridionale del Carso. Dalla Prima Battaglia dell'Isonzo
esordita il 23 giugno 1915, sino alla Sesta Battaglia dell'Isonzo
sviluppatasi nell'agosto 1916, le forze
imperiali respinsero ogni attacco italiano volto a conquistarlo,
rafforzandone i trinceramenti e gli apprestamenti fortificatori. Nel quadro dell'avanzata italiana scaturita dalla Sesta
Battaglia dell'Isonzo, durante la giornata del 12 agosto 1916, le forze
italiane vi riuscirono a superare "la strenua difesa dell'avversario"
(cosi la Relazione Ufficiale Italiana, Volume III, Tomo 3°, Narrazione, cit., pag. 127), espugnandone la sommità.
Di seguito, sino alla ritirata di Caporetto di fine ottobre 1917, il
Cosich venne a trovarsi 2-3 chilometri al tergo delle linee avanzate
italiane; costituì una notevole base tattica per gli attacchi alle
posizioni imperiali di Quota 144 (Arupacupa), durante le tre spallate
del settembre-ottobre-novembre 1916.
Cima e versanti furono interessati da notevoli lavori di riassetto
difensivo arretrato tesi all'approntamento della Linea di San Martino e
della Linea di Doberdò, che al settembre del 1917 costituivano
rispettivamente il settimo e il sesto sistema difensivo italiano del
settore carsico.
La targa in censimento si riferisce a tale fase, caratterizzata
da attività, scavi e cantieri svolti in relativa lontananza del nemico.
Nello specifico, è stata realizzata all'interno di un trinceramento
afferente al lembo meridionale della Linea di Doberdò (che si
incontrava con i trinceramenti della Linea di San Martino una settantina di
metri più a sud).