La targa assume vari profili di particolarità, in relazione al monumentale manufatto idrico sul quale risulta affissa.
In primo luogo, occorre precisare come l'epigrafe sia stata costruita a cura della Direzione del Commissariato del XII Corpo d'Armata Zona Carnia nel 1917. Tale organo, dipendente dal Comando del Corpo d'Armata, sovraintendeva ai servizi di amministrazione generale, alla sussistenza, al vettovagliamento, al vestiario e all'approvvigionamento della propria grande unità (in questo caso, il XII Corpo d'Armata Zona Carnia). Ciò risulta coerente con il fatto che, fra il 1915 e il 1917, presso lo snodo stradale e ferroviario di Carnia esisteva il maggiore complesso di magazzini dei vettovagliamenti, del vestiario e degli approvvigionamenti afferenti al XII Corpo d'Armata Zona Carnia.
La struttura su cui emerge l'epigrafe è una fontana monumentale, dotata di vasca/abbeveratoio. Dal tenore letterale della targa, si evince che la fontana sia stata eretta mercé l'impegno della Direzione del Commissariato del XII Corpo d'Armata Zona Carnia, nel 1917. Tuttavia, diverse foto storiche testimoniano inequivocabilmente come l'opera risultasse già costruita dal 1915. È plausibile, quindi, che nel 1917 siano stati eseguiti ulteriori lavori di ampliamento/riatto della preesistente fontana o di vicine strutture, che peraltro subirono i bombardamenti portati dai velivoli imperiali e che quindi potevano ravvisarsi bisognosi di riparazione. D'altro canto, l'area in questione è stata di pertinenza militare per molti decenni, donde non si può del tutto escludere che la targa del 1917 (comunque proveniente dalle vicinanze) sia stata ricollocata sulla fontana monumentale in un secondo tempo.
Immagini e testimonianze confermano che, tanto nel 1915 quanto nel 1917, la fontana vantava un'elegante statua che rappresentava una figura femminile, stagliata sopra una pietra fregiata da incisioni. Il Capo di Stato Maggiore della 63ª Divisione, Tenente Colonnello Sebastiano Murari della Corte Bra, scriveva durante gli ultimi scampoli della Battaglia del Gemonese (ritirata di Caporetto), riferendosi all'imbrunire del 29 ottobre 1917: "A Stazione per la Carnia continuava il deflusso delle truppe di Val Resia e dei ritardatari delle altre valli, intervallati a scaglioni, a gruppi, a uomini isolati. I carri ferroviari abbandonati in stazione bruciacchiavano stentatamente, quasi fossero restii ad essere distrutti. Al di là della strada, alimentate dai foraggi e dai liquori, alte si alzavano le fiamme che avevano invaso tutti i magazzini. I tizzoni ardenti volavano nella notte, che stava scendendo. Al centro dei magazzini, fiera ed eretta, avvolta come da un rogo, spiccava l'ombra della Donna di Amaro, scultura verista del tempo di guerra, opera di un artista soldato..." (Murari Sebastiano, op. cit., pag. 88 - la Donna di Amaro evidentemente corrispondeva alla scultura che sovrastava la fontana).
Oggi la fontana appare diversa da quella ritratta nel 1915 - 1916: sebbene la struttura primaria sia ancora imperniata su massi cementati e tuttora esista una vasca (diversa da quella ritratta nelle foto storiche), non c'è traccia della scultura femminea e della sottostante pietra incisa che ben si distinguono nelle immagini del 1915 - 1916. Al loro posto, invero, campeggia la rappresentazione di un'aquila. Le più risalenti testimonianze fotografiche che ritraggono la fontana nella veste architettonica attuale si identificano in una cartolina viaggiata nel 1933 e in una foto non datata ma sempre riconducibile al Primo Dopoguerra. Perciò, la fontana monumentale oggi visibile è il prodotto della sua ricostruzione, avvenuta negli anni successivi alla Grande Guerra (fra il 1919 e il 1932).
Ai piedi della fontana si rintraccia una targa, scritta in inglese, datata giugno 1945 (Secondo Dopoguerra).