L'iscrizione ricorda l'impiego dell'artiglieria da montagna sul Carso. L'utilizzo di questi reparti si rese necessario a causa dell'asprezza del terreno che non facilitava gli spostamenti alle artiglierie da campagna e la possibilità di schierarle in prossimità delle prime linee. Grazie alla sua particolare posizione, nel corso della Prima Guerra Mondiale l'esercito austro-ungarico stabilì nella parte iniziale della grotta un punto di osservazione e una postazione d'artiglieria (da cui il nome della cavità), che furono poi riutilizzati anche dagli italiani quando questi ultimi presero possesso dell'area. Il Reggimento combatte nelle località di Pal Grande, Pal Piccolo, Freikofel, Zellonkofel, Monte Kuk, Vodice, Bainsizza, Montello, Piana della Sermaglia, Tolmino, Monte Sabotino, Monte Cengio, Novegno, Veliki Kribach, Castagnevizza, Monte Tomba, Asolone. Per esigenze belliche costituisce e mobilita: 2 comandi di Raggruppamento, 13 comandi di Gruppo, 35 batterie da montagna, 5 comandi di Gruppo d'assedio, 21 batterie d'assedio.
Il Sottotenente Bruno Pisa, giovane esponente di un'importante famiglia israelitica di Ferrara, ufficiale in forza alla 425ª Compagnia Mitragliatrici caduto per ferite contratte in combattimento il 22 agosto 1917 (sulle Alture di Flondar nel settore meridionale del Carso - Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria), in data 10 agosto 1917 scriveva al fratello Gilberto, artiglierie da montagna: "Mi fa molto piacere apprendere che hai dei compagni buoni, allegri e volenterosi: indubiamente essi contribuiranno a renderti meno gravi le fatiche dell'istruzione. È già una gran bella specialità codesta artiglieria da montagna, l'unica specialità che abbia conservate intatte le sue tradizioni di forza e di valore, senza guastare la sua compagine con la introduzione di elementi eterogenei, i quali invece hanno inquinato molti altri bei battaglioni. Nella mia Zona ve ne sono pochissimi: ma che magnifici campioni!".