La targa presenta il fregio del 241° Battaglione di Milizia Territoriale, costituito dal 50° Distretto di Avellino (centro di mobilitazione) nel maggio del 1915.
Normalmente composti da quattro compagnie di duecento uomini l'una, i battaglioni di Milizia Territoriale erano formati da personale richiamato facente parte della Milizia Territoriale e quindi, generalmente da uomini di età uguale o superiore ai 34 anni; oppure da uomini di età inferiore, ma ascritti alla terza categoria (gravati da particolari oneri familiari, che non avevano svolto il servizio militare di leva in tempo di pace), e dichiarati "non idonei alle fatiche di guerra".
Nel corso del conflitto, presso il Regio Esercito i battaglioni di Milizia Territoriale furono impiegati prevalentemente per lavori stradali, opere fortificatorie, difesa costiera, servizi all'interno del Paese, servizi di intendenza, compiti di rifornimento, attività ausiliarie al tergo delle linee avanzate e in retrovia. Furono loro assegnati anche compiti operativi, quale truppa combattente di prima linea, presso il XII Corpo d'Armata Zona Carnia, la 4ᵃ Armata e la 1ᵃ Armata.
La testimonianza epigrafica è stata posta dal 241° Battaglione di Milizia Territoriale durante i lavori di "ribaltamento" delle trincee austro-ungariche, conquistate con la Sesta Battaglia dell'Isonzo nell'agosto del 1916 e ristrutturate dalle forze dipendenti dal Comando della 3ᵃ Armata fra l'autunno del 1916 e l'ottobre del 1917, al fine di integrarle nel settimo sistema difensivo arretrato allestito dagli italiani sul Carso ("Linea di San Martino"). Il tratto di trinceramento che ospita la targa corrispondeva, prima del 10 agosto 1916, a un temuto segmento della prima linea difensiva austro-ungarica, battezzato dai militari italiani con l'icastico toponimo di "Trincea della Morte".