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Stele in memoria del Maggiore Giovanni Randaccio - San Giovanni di Duino

Settore: Basso Isonzo - Carso

Codici

Codice
000722
ESC - Ente Schedatore
Gruppo Storico Friuli Collinare - Museo della Grande Guerra di Ragogna

OG - Oggetto

OGTT - Tipo oggetto
Monumento - Cippo
OGTE - Epoca origine
Postbellica

LC - Localizzazione

PVCS - Stato
Italia
PVCR - Regione
Friuli Venezia Giulia
PVCP - Provincia
Trieste / Trst
PVCC - Comune
Duino-Aurisina / Devin-Nabrežina
PVCL - Località principale
San Giovanni di Duino
PVSO - Localizzazione attuale
In situ

LS - Localizzazione storica

LTSS - Settore
Basso Isonzo - Carso
LTST - Toponimo storico località principale
San Giovanni di Duino / San Giovanni / Sorgenti del Timavo

AU - Autore

ESBS - Stato belligerante
Regno d'Italia
ESBE - Forza Armata
Regio Esercito Italiano

RE - Notizie storiche

RENN - Notizia storica
Percorrendo la strada statale 14 che conduce a Monfalcone, al bivio con la strada regionale 55 – la strada del Vallone che conduce a Gorizia – ci si imbatte nella località di San Giovanni di Duino, Štivan in sloveno, posta al limite del territorio della provincia di Trieste. Al bivio, sulla destra, lasciandosi alle spalle Trieste, vi si notano un’ara e una chiesa; sulla sinistra, alla base e sulla sommità di un roccione carsico, un insieme di monumenti. Tutti questi manufatti, qui collocati in momenti diversi, ricordano la Grande guerra e il paesaggio brullo delle colline carsiche suggeriscono ancora oggi la durezza degli scontri che anche qui si svolsero fino all’autunno del 1917 quando, con la rotta di Caporetto, il conflitto si allontanò dall’altipiano carsico e dal territorio regionale. Proprio in questa zona si dipanarono drammatici fatti d’arme come ad esempio la cosiddetta battaglia del Timavo (maggio 1917) – qui infatti si trovano le foci del fiume carsico – o la battaglia di Flondar, sanguinoso contrattacco sferrato da reparti scelti austroungarici contro le posizioni italiane poste intorno a monte Hermada. A ricordarci questi eventi e questi reparti sono i due monumenti collocati alla base e sulla sommità del roccione carsico – il cosiddetto «roccione di Randaccio» – che domina la strada statale e alla base del quale, nel 1930, in occasione del bimillenario virgiliano, l’architetto triestino Arduino Berlam vi aveva fatto incidere i versi dell’Eneide in cui viene citato il Timavo. Il primo di essi è il monumento ai «Lupi di Toscana», soprannome della brigata Toscana, 77° e 78° rgt. Fanteria, che nel 1916 si era reso protagonista della conquista di monte Sabotino. Esso si erge a poca distanza dal Monte Hermada (v.), punto più meridionale del fronte carsico raggiunto dalle truppe italiane durante la Prima guerra mondiale. Qui la brigata Toscana era giunta nella primavera del 1917 per sostenere la brigata Trapani impegnata nella Decima battaglia dell'Isonzo. Un primo monumento, realizzato dal prof. Borgiani dell’accademia di Brera, era stato eretto nel 1938. Nel maggio del 1945, durante i quaranta giorni dell’occupazione jugoslava di Trieste, il monumento venne distrutto finché, per iniziativa del’Associazione Lupi di Toscana di Brescia, un nuovo gruppo bronzeo venne fuso nella città lombarda a opera dello scultore Righetti: un lupo ulula al branco, mentre l’altro si abbassa in agguato per tenere a bada i nemici. L’inaugurazione di questa nuova opera avvenne il 3 novembre 1951, quando la questione di Trieste era ancora largamente aperta, durante una solenne cerimonia, occasione per sottolineare i legami sussistenti tra la città giuliana e l’Italia, consacrati dai sacrifici compiuti durante la Grande guerra. Nella stessa occasione, fu restaurata e riconsacrata l’antica chiesa dedicata a San Giovanni Battista che per cinque secoli aveva conservato reliquie del Battista e che era andata distrutta durante il primo conflitto mondiale. Il secondo monumento, a lato della rupe, è il cippo dedicato al maggiore Giovanni Randaccio, comandante del 2° battaglione del 77° rgt. fanteria, caduto in un sito prossimo a San Giovanni di Duino – quota 28, recentemente individuato da alcuni ricercatori – il 28 maggio 1917, durante la Decima battaglia dell'Isonzo. Gabriele D'Annunzio, che era stato con Randaccio e con i Lupi sul Veliki e il Faiti, partecipò e ideò l'azione finalizzata al passaggio del Timavo e all’occupazione di quota 28: l’intento era quello di raggiungere il castello di Duino per issarvi un tricolore che si sarebbe potuto vedere da Trieste. Con la sua colonna, il trentatreenne maggiore Randaccio raggiunse la quota, ma fu colpito all’inguine in seguito a un contrattacco nemico. Intanto si consumava la tragedia dei fanti del 149° rgt. della brigata Trapani che, presi dal panico, si arresero o cercavano di retrocedere e sui quali D’Annunzio avrebbe ordinato di fare fuoco. Questi posò quindi la testa del comandante Randaccio, riportato ancora ferito tra le linee italiane, sulla bandiera tricolore in seguito utilizzata come simbolo nel corso della spedizione di Fiume. Il cimelio è oggi conservato al Vittoriale di Gardone mentre Giovanni Randaccio, inizialmente inumato nel cimitero di Monfalcone, riposa nel Cimitero degli Eroi di Aquileia. Il piccolo monumento invece era stato originariamente collocato nel punto in cui era caduto Randaccio.
REVI - Data
1919/00/00
REVX - Validità
ca.

TE - Testo epigrafe

LSIL - Lingua
Italiano
LSII - Trascrizione testo graffito
A
Giovanni
Randaccio
77
Reggimento
Fanteria
XXVII-V-MCMXIX
LSIO - Trascrizione testo originale
A
Giovanni
Randaccio
77
Reggimento
Fanteria
XXVII-V-MCMXIX
LSTI - Traduzione in italiano
A
Giovanni
Randaccio
77°
Reggimento
Fanteria
27-5-1919
LSIC - Tecnica di costruzione
Incisione in cavo
LSIM - Materiali utilizzati
Cemento

CO - Stato di conservazione

STCC - Stato di conservazione
Integro

DO - Fonti e documenti di riferimento

CM - Compilazione e aggiornamenti

CMPR - Ruolo interventoCMPN - NomeCMPD - Data
Foto diGiorgio Pisaniello12/03/2012
RilevamentoGiorgio Pisaniello12/03/2012
InserimentoGiorgio Pisaniello28/08/2021

AN - Annotazioni

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