Settore: Basso Isonzo - Carso
Raffigurazioni in rilievo che rappresentano, sul parapetto in cemento di una trincea, una scarpa e uno stivaletto. Quest'ultimo ricorda sia uno stivaletto femminile, sia lo stivaletto da bersaglieri ciclisti e armi a cavallo Mod. 1912, piuttosto che lo stivaletto per truppe da montagna Mod. 1912 adottati dal Regio Esercito Italiano.
La testimonianza epigrafica è stata eseguita durante i lavori di "ribaltamento" delle fortificazioni austro-ungariche, conquistate con la Sesta Battaglia dell'Isonzo nell'agosto del 1916 e ristrutturate dalle forze dipendenti dal Comando della 3ᵃ Armata fra l'autunno del 1916 e l'ottobre del 1917, al fine di integrarle nel settimo sistema difensivo arretrato allestito dagli italiani sul Carso (Linea di San Martino).
Seppure non si possa escludere che sia stato costuito ex novo dagli italiani, è probabile che prima del 10 agosto 1916 il tratto di trinceramento che ospita le raffigurazioni corrispondesse a un raddoppio o a un camminamento (privo di pareti in cemento) facente parte di un temuto settore difensivo austro-ungarico, battezzato dai militari italiani con l'icastico toponimo di Trincea della Morte. Per l'esattezza, la Trincea della Morte propriamente detta (ossia la trincea austro-ungarica più avanzata) correva cinquanta metri ad ovest del "nostro" elemento trincerato, come riscontrabile dal raffronto fra le topografie storiche e le vestigia presenti sul terreno.
Si segnala l'esistenza di raffigurazioni stilisticamente piuttosto simili presso una trincea italiana sul vicino Monte Sei Busi (cod. 003160).
Raffigurazione di una scarpa
Raffigurazione di uno stivaletto