Italo Luigi Urbinati è stato un militare italiano la cui parabola eroica unisce due tra i corpi più affascinanti della storia militare del Paese: lo Squadrone Carabinieri Guardie del Re (i Corazzieri) e la neonata Aviazione del Regio Esercito. Pilota audace e pioniere del volo, perse la vita durante i drammatici giorni della ritirata di Caporetto. Oggi riposa nel cimitero di Avio (Trento), dove la sua memoria è custodita come simbolo di assoluta dedizione al dovere.
Italo Luigi Urbinati nacque a Modane, in Francia, il 23 febbraio 1891. La sua carriera nelle forze armate iniziò come autiere, ma il suo impeccabile profilo morale e la sua condotta ne favorirono l'ammissione, il 24 luglio 1913, al prestigioso Squadrone Carabinieri Guardie del Re. Si trattava della guardia d'onore del Sovrano (oggi noti come Corazzieri), un ruolo d'élite riservato a militari dotati di eccezionali requisiti fisici e morali.
Allo scoppio della Prima Guerra Mondiale, non accontentandosi del pur prestigioso e sicuro servizio di rappresentanza e d'onore a Roma, Urbinati spinse per essere inviato in prima linea. Affascinato dalle nuove tecnologie belliche e mosso da un profondo senso del dovere, chiese e ottenne il trasferimento in aviazione.
Nel 1916 frequentò il corso di pilotaggio presso l'aerodromo di Cascina Malpensa (Varese), conseguendo il brevetto.
Assegnato alla 201ª Squadriglia aeroplani Caproni della Regia Marina, con base a Marcon (Venezia), Urbinati si distinse rapidamente come pilota. Prese parte a numerose e rischiose missioni di ricognizione e bombardamento tattico contro le linee austro-ungariche, dimostrando un'abilità tale da essere nominato anche istruttore per i voli notturni.
Il destino di Urbinati si compì nel novembre del 1917, nel pieno della tragica ritirata di Caporetto, mentre l'Esercito italiano tentava disperatamente di rallentare l'avanzata nemica per riorganizzare la difesa sul fiume Piave.
Il 2 novembre 1917, alle ore 11:00, Urbinati decollò a bordo del suo imponente bombardiere Caproni Ca.3 MM 4080 con l'ordine di "oltrepassare il Tagliamento a Latisana (Udine) e, incontrando truppe austriache, bombardarle e mitragliarle". L’equipaggio era composto dal Tenente Giancarlo Sailer, dallo stesso Urbinati, dal Soldato Carlo Pastore e dal Soldato Battista Torpagnone. Per assicurarsi che il carico di bombe andasse a segno con la massima precisione e infliggesse il maggior danno possibile alle avanguardie nemiche, Urbinati decise di scendere a una quota pericolosamente bassa, ad appena 200 metri dal suolo.
In quel momento, l'aereo fu investito dal violento fuoco di sbarramento delle mitragliatrici nemiche posizionate a terra. Le raffiche infransero gli organi di comando del velivolo e colpirono gravemente alla testa il pilota. Nonostante l'apparecchio fosse ormai fuori controllo e destinato a schiantarsi, Urbinati continuò a incitare l'equipaggio finché il bombardiere non precipitò al suolo.
Estratto gravemente ferito dal groviglio di rottami con una frattura alla base cranica, fu trasportato d'urgenza nelle retrovie. Lottò tra la vita e la morte per due settimane, spegnendosi il 17 novembre 1917 presso l'Ospedale da campo n. 211 a Fauglis di Gonars (Udine).
Testimoniò Sailer al rientro dalla prigionia: "Abbassatomi presso Palazzolo sullo Stella fino a 200 metri per riconoscere e mitragliare un reparto austriaco, avendo scariche di mitragliatrici nemiche tagliati i cavi dei comandi, l’apparecchio non più pilotato precipitò fracassandosi al suolo. Il pilota Urbinati fu ferito gravemente da pallottola di mitragliatrice nella caduta e i due mitraglieri, ambedue feriti, furono trasportati in automobile della Croce Rossa austriaca al più vicino ospedale. Rimasto solamente stordito dalla caduta, fui fatto prigioniero da un generale subito accorso. L’apparecchio completamente sfasciato non potei incendiarlo perché fra i rottami giacevano i miei compagni privi di sensi e per il pronto intervento degli Austriaci".
Per questo estremo e lucido atto di eroismo, a Italo Urbinati fu conferita la Medaglia d'Argento al Valor Militare alla Memoria. La motivazione solenne recita: "Carabiniere Guardia del Re, chiese ed ottenne di far passaggio nell’aviazione, dimostrando, in tutte le azioni cui prese parte, sprezzo del pericolo e singolare audacia. Incaricato di bombardare un accampamento nemico presso Motta di Livenza, scese a quota talmente bassa da essere investito da una raffica di mitragliatrici nemiche che lo ferì gravemente alla testa ed infranse gli organi di comando dell’apparecchio il quale, rimasto senza guida, precipitò a terra riducendolo boccheggiante tra il groviglio di rottami - Motta di Livenza (Palazzolo dello Stella), 2 novembre 1917".
Inizialmente sepolto nel cimitero di Villa Vicentina, nel 1919 la salma di Italo Urbinati fu solennemente traslata ad Avio (Trento), nella tomba di famiglia. Avio, situata nella Vallagarina all'ombra del Monte Baldo, era stata la prima terra "redenta" liberata dall'esercito italiano allo scoppio della guerra, e accolse i resti del pilota facendone un proprio simbolo. Sull'elica del monumento presente nel cimitero comunale è inciso un epitaffio che ne ricorda le gesta: "Italo Urbinati, per la patria, che sovra gli altri com’aquila volò".
La memoria di Italo Urbinati è profondamente radicata nel tessuto locale e nazionale. Nel 1919, il Ministero della Real Casa donò alla famiglia l'elmo e la sciabola da Corazziere di Italo. Dal 1956, questi storici e preziosi cimeli sono custoditi ed esposti presso la scuola elementare di Avio. A testimonianza del valore riconosciuto nei diversi corpi in cui prestò servizio, portano il nome di Italo Urbinati le scuole elementari di Avio, una via nel comune di Pesaro e le Caserme dei Carabinieri di Rovereto (Trento) e di Piazzola sul Brenta (Padova).