Il dismesso grande Cimitero di Guerra di Fossalta Maggiore, posto a meno di 8 km in linea d'aria dalla sponda orientale del Piave, raccolse i caduti dell'Imperiale e Regio 83° Reggimento di Fanteria (fondato nel 1883 e intitolato al Freiherr von Shikofwsky) e dipendente al tempo della realizzazione dell'opera cimiteriale dal VII Corpo d'Armata, dalla 33ª Divisione e dalla 65ª Brigata.
Quantomeno parte delle salme del dismesso cimitero risulta traslata nel Cimitero Militare di Cittadella.
La zona di reclutamento del Reggimento era la contea di Vas nell'Ungheria occidentale nel cui capoluogo Szombathely (la romana Savaria, sull'antica via dell'ambra, che diede i natali a S. Martino di Tours) aveva la sede prebellica con un battaglione; un altro battaglione aveva sede a Kőszeg e gli altri due a Komarom. Il Reggimento era formato in grande maggioranza da soldati di etnia magiara. Nel 1914 prese parte ai combattimenti nei ranghi della 1ª Armata del Generale Viktor Dankl sul fronte orientale nella zona del fiume San, nel 1915 venne impiegato sui Carpazi dopo l'arretramento del fronte e venne impegnato nel successivo inseguimento del nemico dopo lo sfondamento di Gorlice-Tarnów operato dalle truppe del Generale August von Mackensen. Nel 1917 il Reggimento partecipò attivamente alle operazioni sul fronte orientale inquadrato nella 2ª Armata del Generale Eduard von Böhm-Ermolli e contribuì al respingimento della c.d. Offensiva Kerensky nella battaglia di Bankov. Il 6 luglio, anniversario della battaglia, divenne la festa del reparto.
Nel corso dello sfondamento di Caporetto l'83° Reggimento era schierato di riserva, e sempre di riserva venne impiegato alle spalle della 14ª Armata tedesca nella zona di Feltre alla fine del 1917, per poi trasferirsi nella zona di Vazzola all'inizio del 1918. Dopo che l'attacco del XVI Corpo d'Armata nel giugno del 1918 sul Piave alle Grave di Papadopoli venne respinto, l'83° Reggimento (Oberst Turba) venne impegnato nella zona di Salettuol all'estrema ala sinistra dello stesso Corpo d'Armata, la 33ª Divisione venne dirottata il 18 giugno a supporto della testa di ponte creata a sud dal VII (a cui venne aggregata) e, soprattutto, dal XXIII Corpo d'Armata. Risulta che l'83° Reggimento fu impiegato all'interno della testa di ponte di Zenson per riguadagnare la riva opposta nell'ambito della ritirata generale della Isonzo Armee sulla sponda sinistra del Piave il 22 giugno. Successivamente venne schierato in posizione di retrovia. Il comando del reparto aveva sede nella vicina villa Accurti a Busco di Ponte di Piave.
Il 6 luglio del 1918 venne celebrata la messa da campo del reggimento a Fossalta, a cui partecipò anche il Comandante della 33ª Divisione Feldmarschallleutnant Artur Iwanski von Iwanina, che fino al 1913 era stato al comando del reparto.
Realizzato dallo scultore professionista Oberleutnant Elischer, il monumento venne gravemente danneggiato gravemente subito dopo la guerra: l'iscrizione del reparto fu cancellata, la testa originaria del soldato baffuto e con il capo chino fu sostituita con un'altra in cemento raffigurante un volto giovane; infine e soprattutto, nei decenni successivi, la paternità del monumento venne attribuita ad un cadetto di artiglieria caduto di etnia ceca, forse perché sembra a quell'ufficiale facesse riferimento l'unica iscrizione trovata su una lamiera nei pressi del monumento. Non è improbabile che la famiglia dello stesso abbia commissionato il cambiamento della testa con quella raffigurante il congiunto.
Quanto sopra, unitamente al fatto che l'iscrizione riportata sulla croce è in latino (e non in ungherese o in tedesco) probabilmente determinò la stessa salvezza dell'opera; subito dietro di esso sorgeva infatti un altro manufatto di cui rimangono solo i resti.
Solo pochi anni fa, grazie ad una foto scattata subito dopo la costruzione del monumento e riprodotta contenuta nel libro storico e commemorativo degli Imperiali e Regi Reggimenti 83° e 106°(A volt cs. és kir. 83-as és 106-os gyalogezredek története és emlékkönyve, scritto nel 1934 da József Doromby, ufficiale superiore dell'83° Reggimento), uno storico locale, Cristian Patres, associò quella foto (che presentava l'iscrizione dell'83° Reggimento) al monumento de quo, nonostante Doromby l'avesse collocato sulle rive del Piave e il capo del soldato della foto fosse diverso. L'opera è stata così restituita al suo fine originario: ricordare i caduti dell'83° Reggimento di Fanteria.
Nel suddetto libro è attestato che il monumento fu completato nell'ottobre del 1918; mentre, per quanto sopra riportato, l'inizio della sua costruzione va collocato dopo la fine della Battaglia del Solstizio (23 giugno 1918). Il restauro (che non ha incluso il ripristino della testa originaria e l'iscrizione dell'83° Reggimento) è stato in anni recenti meritoriamente effettuato dal sig. Maurizio Coledan, che era allora il proprietario del fondo su cui insiste l'opera, che ora risulta invece di proprietà comunale.
Esiste inoltre, fatto piuttosto eccezionale, un monumento "gemello" di quello di cui trattasi (con la
testa "originaria" come quella di Fossalta prima della sua sostituzione), che venne realizzato dallo stesso autore per volontà dei reduci dell'83° Reggimento nel 1934 a Pinkafeld (fino al 1920 Pinkafő) nel Burgenland (fino al 1920 Őrvidek) in Austria. L'opera, che anch'essa ha subito varie vicissitudini, si trova ora in un'area privata. Questo monumento è segnalato nelle memorie di Doromby che partecipò alla sua inaugurazione. Esiste inoltre un ulteriore monumento dedicato al reggimento nella città di Szombathely ove aveva la sede.
Fra gli ufficiali superiori che militarono nell'Imperiale e Ragio 83° Reggimento di Fanteria vanno citati: il comandante nel 1914 Colonnello Silvio Spiess von Braccioforte, che cadde in prima linea da comandante del 39° Reggimento di Fanteria sui Carpazi ad est di Eperjes (dal 1920 Prešov) nel 1915 e il barone Antal Lehár (fratello del celebre compositore Ferenc) insignito dell'Ordine di Maria Teresa, comandante di battaglione, che nel marzo del 1918 venne nominato Colonnello Comandante del neo costituito Imperiale e Regio 106° Reggimento di Fanteria. Questo reparto che ha avuto origine in gran parte (due battaglioni su tre) proprio dall'83° Reggimento, apparteneva alla stessa 65ª Brigata (Oberst Trautweiler) ed era acquartierato nella vicina Motta di Livenza. Il Colonnello Lehár riuscì a sfuggire con il suo reparto alla cattura degli Italiani. I reggimenti 83° e 106° furono la retroguardia della 33ª Divisione che si ritirò, via Annone Veneto, Cinto Caomaggiore e Ronchi di Portogruaro verso il Tagliamento, che attraversò a Latisana la sera del 2 novembre 1918. Nel primo dopoguerra Lehár fu tra i combattenti che si opposero alla Repubblica dei Consigli di Béla Kun e al passaggio, disposto con il Trattato di Trianon nel 1920, del Burgenland (con la sola successiva eccezione di Sopron e del suo circondario) all'Austria. Fu tra gli ufficiali alla testa delle truppe leali al Sovrano che combatterono la battaglia di Budaörs contro quelle del Reggente nel corso del secondo tentativo del Re Carlo IV di rientrare in possesso del trono ungherese nel 1921; fallito il quale, Lehár scelse l'esilio in Austria. Nel 2021 è stato emesso dallo stato ungherese un francobollo commemorativo dei 145 anni dalla nascita del Colonnello Lehár con busta dedicata al 106° Reggimento ed alla sua campagna del Piave. Le tradizioni dell'83° Reggimento in Austria sono state ereditate dal 19° Battaglione Jäger di stanza nella caserma von Montecuccoli di Güssing (fino al 1920 Németújvár).