Il monumento ricorda l’episodio avvenuto nella notte tra il 23 ed il 24 maggio 1915 presso il ponte di Brazzano, valico confinario tra Regno d’Italia e Impero austro-ungarico.
Verso le ore 22.40 del 23 maggio, due finanzieri in servizio di guardia al ponte - il trevigiano Pietro Dall'Acqua e il nuorese Costantino Carta - notarono un gruppo di soldati nemici avvicinarsi al ponte, verosimilmente per minarlo; senza esitare, i finanzieri aprirono il fuoco. Ne seguì una breve sparatoria, che si concluse con la ritirata degli Austro-Ungarici, con un sottoufficiale ferito
Il giorno successivo, il ponte consentì alle truppe italiane (reparti della Brigata Re) di passare lo Judrio.
I finanzieri Dell'Acqua e Carta ricevettero la Medaglia di Bronzo al Valor Militare, perché “unitamente ad un compagno impediva[no] con prontezza ed energia alla distruzione di un ponte militare”.
Le memorie del Caporale Giuseppe Marchesotti, del 23° Reggimento Fanteria, consentono di rivivere l'emozione dei soldati del Regio Esercito nei primi momenti di guerra, in occasione del passaggio dello Judrio. Così ricorda l'Autore: "Il 23 sono andato a Cividale. Là, ho saputo che alle 24 sarebbe scaduto l'ultimatum dall'Italia intimato all'Austria. Vale a dire che a mezzanotte, comincerà la guerra!
Infatti a mezzanotte precisa, levato il campo, affardellato per bene lo zaino, si parte e dopo una marcia faticosissima su per erte colline, attraverso a sentieri e boschi, si arriva al confine. Erano circa le 4. La marcia fu chiassosa ed allegra, ma qui ci fermiamo e carichiamo i fucili, i porta feriti preparano le barelle.
Una emozione intensissima ci prende tutti. Vedo i visi altrui sbiancarsi in modo impressionante. Forse dai visi altrui vedo rispecchiato il mio! Tutti del mio plotone tacciono, eccettuato io e il Comandante, Tenente Colombo, ma anche lui, ha scritto in faccia, un'emozione intensissima,
Dopo pochi minuti, plotone per plotone, con una corsa veloce di poche centinaia di metri si giunge sui ponte del ludrio, per poi occupare fulmineamente piccolo Comune di Dolegna. Occupazione fatta senza colpo ferire, inquanto ché il paese era completamente sgombro di soldati, non solo, ma anche di popolazione civile, Gli austriaci avevano completamente sgombrato la linea di confine, e nel piccolo paese di Dolegna, non era rimasta che una sola famiglia, quella del tabaccaio!
Si abbattono subito tutti gli stemmi austriaci.
Dopo pochi minuti, si riprende la marcia non più in colonna, ma in catena! Una catena che va dallo Stelvio al Mare.
Intanto, spariamo davanti a noi, per stuzzicare il nemico, ma del nemico neppure l'ombra!".