Monumento ultimato dai bersaglieri della 104ª B Compagnia Presidiaria il 2 novembre 1916, data in cui ricade la Commemorazione dei Defunti. Difatti, l'opera è dedicata alla memoria dei tanti militari italiani morti nelle operazioni finalizzate alla conquista delle Alture di Selz e della dorsale di Monte Cosich, avvenuta durante la seconda settimana dell'agosto del 1916 dopo battaglie e scontri estremamente cruenti.
All'atto dell'edificazione del monumento, il fronte di contatto fra gli opposti eserciti si trovava pochi chilometri a oriente, all'altezza del settore di Quota 144 - Jamiano - Quota 208 sud di Bonetti. Pertanto, esso venne eretto in un contesto di retrovia vicina fra quelle che erano le rovine del paese di Selz, già bersagliato per oltre un anno dal fuoco delle artiglierie e delle armi leggere austro-ungariche, in quanto adiacente al sistema difensivo italiano di prima linea e attraversato da importanti camminamenti.
Il monumento sorse in un luogo di importante passaggio per le truppe italiane che dalla pianura si trasferivano sull'Altopiano di Doberdò o verso le posizioni sovrastanti il Lago di Pietrarossa. Fra essi, sotto la data del 1° dicembre 1916, il Caporale Maggiore dell'11° Reggimento Bersaglieri Benito Mussolini menzionò proprio l'oggetto in censimento: "Ecco l'Isonzo. Ampio, ceruleo, chiarissimo. Ronchi, quasi intatto. Trovo alcuni sottufficiali miei amici, fra i quali il sergente maggiore ..., che mi invitano a dividere la loro mensa. Mentre si mangia, gli austriaci mandano quattro granate dirette alla stazione. Grande sinfonia di shrapnels contro un velivolo nemico. Ore quattro, partenza. Seguo il mulo che porta la mensa agli Ufficiali della mia Compagnia. Al bivio Selz-Monfalcone, una grande colonna fatta con pietre appena scheggiate, reca un'epigrafe che non mi è possibile copiare. I muli vanno in fretta. Il movimento, salvo in alcuni punti, non è congestionato. Passo sotto le cave di Selz. Ora, comprendo le difficoltà enormi, che dovettero essere superate, per espugnare questo primo grande bastione dell'altopiano carsico. I nostri cannoni tuonano sempre. I segni delle battaglie sono ancora evidenti. Il terreno è lacerato. Trincee sconvolte, camminamenti slabbrati. Casupole rovinate, alberi divelti. Nulla è in piedi. La guerra è passata di qui, col suo terribile rullo compressore" (Mussolini Benito, cit., pag. 122).
Attese la posizione e la conformazione del manufatto, nonché l'organizzazione di un cimitero militare poi intitolato al "Capitano Negri" circa 200 metri a nord-ovest, si ritiene che il monumento avesse una funzione commemorativa e celebrativa, non cimiteriale e quindi non tesa a segnalare sepolture. Tuttavia, merita citare una testimonianza che guarda a una diversa interpretazione, riportata in Domini Silvio, in op. cit., pag.135: "si racconta che qui sotto [sotto il monumento] vi era il pozzo del paese, che venne riempito di corpi di combattenti". Altra autorevole fonte, Degrassi Fabio, op. cit., pag. 59, riferisce invece come il monumento, commemorativo, fosse stato posto "nelle vicinanze del pozzo che gli stessi militari avevano denominato la fontana della morte in quanto quella parte di territorio di Selz non era al riparo dai fucilieri austriaci e lì molti fanti, quindi, erano stati facile bersaglio dei cecchini dell'esercito austro-ungarico". Fatto sta che il reparto autore del monumento aveva, fra i suoi compiti, quelli del "seppellimento dei cadaveri, miglioramento delle tombe costruite provvisoriamente, disinfezione delle trincee" (Relazione Ufficiale Italiana, Vol. III, cit., Narrazione, pag. 75.
I soldati che costruirono il monumento appartenevano alla 104ª B Compagnia Presidiaria, reparto costituito dal Deposito del 3° Reggimento Bersaglieri (situato a Livorno), e quindi scaturente dalla specialità dei fanti piumati. Le Compagnie Presidiarie erano reparti formati dai depositi dei reggimenti di fanteria, bersaglieri e alpini, con i militari meno atti alle fatiche di guerra per età (classi anziane), difetti fisici gravi o perché convalescenti. Fra i loro compiti, si segnalavano il risanamento igienico del terreno occupato (incluse la gestione delle salme e la disinfezione delle trincee), la raccolta e lo sgombero di materiali abbandonati sul campo di battaglia, i servizi di intendenza, il presidio di fortezze e piazze dichiarate in istato di resistenza. Alla fine del 1916 i reparti presidiari constavano di 33 comandi di battaglione e 276 compagnie, le quali risultavano numerate con un ordinativo numerico seguito da una lettera (l'ordinativo numerico rimaneva sempre quello nel caso di compagnie formate dal medesimo deposito, mentre cambiava la lettera che seguiva l'ordinativo; in luogo di tale lettera, fino all'ottobre del 1916 compariva un avverbio numerale (bis, ter, quater, ecc., a seconda del caso).