Lapide scomparsa del Sergente Maggiore Corneo Luigi del 73° Reggimento Fanteria della Brigata Lombardia, morto sul Carso il 16 agosto 1916 per ferite riportate in combattimento, decorato di Medaglia d'Argento al Valor Militare con la seguente motivazione: "Rimasto ucciso il comandante* della sezione mitragliatrici, ne assunse il comando concorrendo, con magnifico slancio, coraggio e intrepidezza, alla contrastata avanzata verso quota 263, finché cadde colpito in pieno da una granata avversaria - Nad Logem, 16 agosto 1916".
In base all’elenco dei caduti redatto dai reparti cimiteriali austro-ungarici nell’estate 1918 il monumento è da attribuire alla sepoltura n. 181.
Il Corneo riposa al Sacrario militare di Redipuglia (5° gradone, loculo 10322, provenienza Gabria n.3 T.230).
Il comandante citato nella motivazione della medaglia del Sergente Maggiore Corneo era il Sottotenente Xidias Tipaldo Spiro, Medaglia d'Oro al Valor Militare, Irredento da Trieste, morto il 14 Agosto 1916, seppellito inizialmente al cimitero civile di Farra d’Isonzo e traslato negli Anni Trenta al Sacrario di Redipuglia (20° gradone, loculo 36550, provenienza Farra d’Isonzo T.92).
Il presente cimitero militare di Gabria era sorto fin dall’estate del 1915 a servizio delle strutture sanitarie austro-ungariche della 20 ªDivisione Honvéd; successivamente all’agosto 1916 passò al servizio delle strutture sanitarie italiane dislocate in questa località del Vallone e rimase attivo fino al tardo 1917.
Il cimitero, classificato nel 1918 dai reparti cimiteriali austro-ungarici come "Soldatenfriedhof links der Strasse Ober Gabrije-Devetachi, zirka 200 Schritt nördlich der Kote 87" o "Devetaki n. 42" custodiva a quella rilevazione 773 militari di cui 64 italiani e 709 austro-ungarici.
Al termine della fase di “sistemazione provvisoria”, avviata nel primo dopoguerra dalle Autorità italiane, il cimitero venne mantenuto, delimitato da un muro e classificato come Gabria o Gabrie n.3 “Capitano Plicato”.
Al momento della sua dismissione (metà Anni '30) i caduti italiani furono traslati al Sacrario di Redipuglia (o alla propria residenza di origine), mentre quelli austro-ungarici (in numero di 1494) vennero mantenuti in loco e traslati nel 1964 al Cimitero Militare austro-ungarico di Palmanova.