Dolina Negrotto
Questa dolina, non molto profonda, si trova tra la quota 89 di Redipuglia (estremità alta del Sacrario) e la Quota 118 del Monte Sei Busi, nell’ambito del Museo all'aperto Comprensorio difensivo della Dolina del XV Bersaglieri.
La dolina risulta leggermente ovale, con una larghezza est-ovest di 25 m. x 35 m. di lunghezza sul lato nord-sud; i fianchi degradano per una profondità di 5 m. rispetto al piano percorso dai camminamenti che vi entrano, per proseguire verso l'adiacente Dolina dei Cinquecento. Sul lato est della dolina si riconoscono dei muri robusti di una baracca e, verso ovest, emerge un ulteriore basamento di baracca: si tratta di vestigia italiane, almeno in parte afferenti al periodo successivo all'avanzata italiana oltre il Vallone (agosto 1916). Davanti al detto basamento spiccano le vestigia dell’unica tomba rimasta in loco e, poco distante, il cippo funerario con le decorazioni a motivo floreale.
Analogamente alla Dolina dei Cinquecento, questa conca è stata in possesso delle forze austro-ungariche per i primi mesi del conflitto, salvo passare in mano italiane (verosimilmente) nell'autunno del 1915. Si trovò a poche centinaia di metri dalla linea avanzata tenuta dal Regio Esercito fino all'agosto del 1916, divenendo di seguito una delle tante depressioni del Carso Isontino che sostanziarono il territorio delle retrovie vicine della 3ᵃ Armata italiana fino alla ritirata di Caporetto.
In una mappa topografica italiana del 1917, quando la zona rientrava nelle retrovie di competenza del XXIII Corpo d'Armata e le preesistenti fortificazioni risultavano in gran parte inglobate nell'arretrata Linea di San Martino, la conca veniva indicata con la denominazione di Dolina Negrotto.
Il Tenente Colonnello Michele Pericle Negrotto, nato a Genova, il 24.12.1862, è un personaggio celebre tra i bersaglieri del Primo conflitto mondiale, essendo uno dei primissimi ufficiali superiori deceduti nella guerra. Cadde il 4 giugno 1915 dopo un attacco sul Mrzli vrh, nel settore di Caporetto (Kobarid), durante le operazioni che precedettero la 1ᵃ Battaglia dell’Isonzo. Abbracciata in giovane età la carriera militare, Negrotto, figlio di un garibaldino e fratello di altri due bersaglieri, fu animato da un acceso patriottismo, coniugando le matrici mazziniane del Risorgimento ligure alle aspirazioni irredentistiche e interventiste. Sostenitore e socio di molte associazioni irredente, fondatore nel 1908 della federazione Sursum Corda per i Battaglioni Volontari di fuoriusciti giuliani e dalmati, nello stesso anno chiese una licenza straordinaria di 3 mesi e, grazie a indicazioni e contatti forniti dagli irredenti, andò a visitare le regioni occupate ancora dall’Austria. Peregrinò in bicicletta da Rovereto a Trieste per apparenti motivi di turismo, in particolare nelle zone di confine con la Duplice Monarchia, ma è plausibile ipotizzare che l’iniziativa coprisse anche un incarico di intelligence e di preziosa raccolta di informazioni a scopo militare. Nel 1911 fu l’ispiratore dell’operazione di rimpatrio della salma del fondatore del Corpo dei Bersaglieri, Alessandro Ferrero (del)La Màrmora, dalla Crimea ove era deceduto per una epidemia di colera nel 1855, durante la guerra Russo-Turca, cui parteciparono a sostegno di quest’ultima anche Francia, Gran Bretagna e Regno di Sardegna. Tra il 1912 e il 1913, inquadrati i volontari del Sursum Corda e di altri analoghi circoli paramilitari patriottico-nazionalisti, ottenne di farli confluire nel XXIII Battaglione del 12° Reggimento Bersaglieri, di cui assunse il comando. Allo scoppio del conflitto, al comando del Maggiore Generale Eugenio De Rossi, il 1° giugno del 1915 il Reggimento ricevette l’ordine di attaccare il Mrzli vrh. Dopo iniziali progressi e alterne vicende che coinvolsero anche reparti alpini e di fanteria, il 3 giugno 1915, nonostante gli ordini del generale volti a interrompere l’azione a fronte delle pesanti perdite, Negrotto, colto - come scrive De Rossi nella sua autobiografia post-bellica - da un “accesso di pazzia guerriera”, si lanciò all'assalto alla testa dei suoi uomini, che vennero subito “falciati a mucchi”. Il comandante del XXIII ebbe il petto squarciato da una palla esplosiva e lo stesso De Rossi, accorso per fermare l’azione, venne colpito da una raffica di mitragliatrice alla spina dorsale, che lo priverà dell’uso delle gambe. Negrotto decedette all’Ospedale da Campo n. 018 il giorno dopo, causa le gravi ferite riportate. Dapprima sepolto nel Cimitero Militare di Caporetto (Kobarid), fu poi traslato a Udine e ora riposa per sempre al Sacrario Militare di Kobarid, in Slovenia. Come al suo comandante, gli venne tributata la Medaglia d'Argento al Valor Miitare ... ma alla memoria.
Il 15 novembre 1915, il bersagliere Benito Mussolini scrisse circa la sepoltura di Negrotto: “Passo le ore libere del pomeriggio a Caporetto […] Verso sera mi reco al Camposanto militare. Il numero delle croci è aumentato, Saranno quattrocento. Quello degli Ufficiali, una quarantina. Primo di questi il colonnello Negrotto. Sulla sua tomba c’è una grande corona di bronzo degli irredenti”.