L'epigrafe, risalente ai primi dieci mesi del 1917, menziona la 652ª Batteria d'Assedio. Costituita dal deposito del 9° Reggimento Artiglieria da Fortezza, la 652ª Batteria d'Assedio era dotata di quattro cannoni da 149 mm in ghisa (149/G), capaci di proiettare le rispettive granate a una distanza massima di 9,3 km.
Con imponenti difficoltà dettate dall'innevamento, dalle valanghe e dalle frane, già nella primavera del 1916 vennero trainati da Sappada due pezzi da 149/G fino ai pressi del bordo meridionale del maggiore dei Laghi d'Olbe: per la riuscita della faticosa e dura impresa di traino si rivelò determinante il concorso dei volontari cadorini.
Schierata entro apposite piazzole in barbetta, la coppia di cannoni fu mantenuta in efficienza almeno fino al settembre del 1917 e quindi, molto verosimilmente, fino ai travagliati giorni della ritirata conseguita dallo sfondamento austro-tedesco di Caporetto (ottobre-novembre 1917).
Dall'appostamento dei Laghi d'Olbe, i cannoni da 149/G potevano colpire agevolmente le linee austro-ungariche del settore Monte Peralba - Monte Vancomun, con una significativa parte degli itinerari che ne consentivano l'accesso e il rifornimento.
Poco lontano dal margine lacustre, a qualche minuto di cammino dall'epigrafe, spiccano le due piazzole a cielo scoperto che ospitarono i detti pezzi della 652ª Batteria d'Assedio. Poco a est, si rinviene un'altra coppia di piazzole in barbetta, meno estese delle precedenti, in quanto deputate allo schieramento di altri pezzi, di minor calibro. Il sito è stato recentemente restaurato a fini turistico-culturali.
Fra il 1915 e il 1918, i depositi dei reggimenti di artiglieria da fortezza e da campagna organizzarono molte decine di migliaia di uomini, migliaia di cannoni e materiali notevoli nella costituzione di (almeno) 1026 batterie d'assedio. Pertanto, l'artiglieria d'assedio diventò una delle branche più sviluppate dell' "Arma Dotta" italiana nella Prima Guerra Mondiale.