Iscrizione che presenta il fregio di un non riconoscibile reggimento di fanteria (l'ordinativo reggimentale verosimilmente esisteva nella parte centrale del fregio, sensibilmente danneggiata), accompagnato dall'indicazione della 10ª Compagnia (afferente al III battaglione del citato reggimento di fanteria, in quanto nel 1915-1916 i reggimenti di fanteria risultavano normalmente strutturati su tre battaglioni, ciascuno dei quali imperniati su quattro compagnie).
Scorrendo le vicende storiche dei reparti di fanteria e la presenza epigrafica nelle vicinanze, senza pretese di completezza si può ipotizzare che il fregio richiamasse un reggimento delle brigate Acqui, o Benevento, o Cremona, o Friuli, o Lazio, o Pinerolo, o Savona...
L'iscrizione appare presso la trincea in cemento che, fra l'ultima decade del luglio 1915 (Seconda Battaglia dell'Isonzo, fase che portò alla conquista italiana della posizione) e la prima decade dell'agosto 1916 (Sesta Battaglia dell'Isonzo, evento a cui conseguì la progressione italiana per alcuni chilometri nell'entroterra carsico), costituì l'asse fondamentale del sistema trincerato avanzato tenuto dal Regio Esercito lungo il ciglione che del Monte Sei Busi digrada verso le Alture di Vermegliano. Trincea che, successivamente all'agosto del 1916 e fino alla ritirata italiana conseguita allo sfondamento austro-tedesco di Caporetto (scattata sul Carso il 27 ottobre del 1917), venne inglobata in quello che nel 1917 rappresentava il settimo sistema fortificato arretrato della 3ª Armata, ossia la Linea di San Martino.
Con ogni probabilità, ma senza certezze, l'iscrizione afferisce ai primi otto mesi del 1916, e quindi a un contesto di prima linea.