L'iscrizione rimanda con ogni probabilità all'anno di approntamento della caverna che la ospita. Tale caverna ha un'apertura verso il Lago Bordaglia e la provenienza da Passo Giramondo, e due aperture per mitragliatrice a battere le provenienze dal Passo Val d'Inferno.
Quota Pascoli - promontorio che guarda verso Passo Val d'Inferno, sovrasta il versante nord del Lago Bordaglia ed è a sua volta sovrastato da Creta Bordaglia - non fu presidiato stabilmente all'inizio della guerra.
Nel 1916 venne presidiato dagli Italiani in un primo momento solo nelle ore notturne, poi invece più stabilmente, visti i frequenti tentativi di colpi di mano austriaci; vide quali principali protagonisti il X Battaglione Bersaglieri Ciclisti (fino ai primi di gennaio 1917) e la Compagnia Volontari Alpini Gemona (fino a inizio dicembre 1916). La quota infatti è dedicata alla memoria del sottotenente Pascoli Salvatore del X Battaglione Bersaglieri Ciclisti, che vi cadde in un'azione dimostrativa il 23 giugno 1916.
Vi prestarono servizio anche il II Battaglione del 147° Reggimento Fanteria ed il 10° Reggimento Fanteria (fine ottobre 1916-fine febbraio 1917). Nel 1917 vi furono adibiti il 19° Reggimento Bersaglieri e la 1046^ Compagnia Mitragliatrici, ai quali si può probabilmente attribuire la paternità dell'iscrizione, in quanto presenti sulla quota nel 1917 fino alla ritirata di Caporetto.
Nel corso del tempo, sulla quota furono collocate a periodi alterni diverse armi automatiche, tra cui una delle due mitragliatrici Colt in dotazione alla Compagnia Volontari Alpini Gemona e la sezione pistole mitragliatrici Fiat del II Battaglione del 147° Reggimento Fanteria; vi fu collocato anche un lanciabombe Thevenot, che finì per esplodere il 2 ottobre 1916 (feriti il volontario alpino Boezio Oggero ed un bersagliere ciclista). A inizio febbraio 1917 risulta sul posto una mitragliatrice Colt da posizione, non assegnata a reparti. Il 4 febbraio 1917 un pattuglione austriaco di 60 uomini sopraffece le vedette (10° Reggimento Fanteria), fece prigionieri 25 soldati e 1 ufficiale, sottraendo anche la mitragliatrice Colt ed un lanciabombe, prima di essere messo in fuga. Seguì un'inchiesta dal Comando Zona Carnia che, per l'accaduto, ritenne colpevoli gli Italiani fatti prigionieri e li condannò in contumacia per essersi arresi al nemico.
Si riporta l'interessante testimonianza di uno dei volontari alpini, che dimostra l'estrema importanza delle postazioni di mitragliatrici presenti sulla quota: “Una notte, avendo davanti una pattuglia nemica, dopo una scaramuccia tale arma venne per precauzione puntata sulla porta d’ingresso dell’appostamento, così da poterci difendere più agevolmente. Simile precauzione fu sperimentata con felice esito dai fanti del 10° reggimento quando gli austriaci, d’inverno, circondarono la quota e, pugnalata la vedetta, presero prigionieri tutti gli uomini del presidio, ad eccezione di quelli addetti alla mitragliatrice, che poterono ritirarsi iniziando un fuoco continuo con l’arma.”. L'evento è aderente a quello del febbraio 1917, quando i volontari alpini non erano più in quel tratto di fronte e dunque ne vennero a conoscenza in maniera indiretta.