Singolare iscrizione realizzata in trincea dal militare Luigi [cognome non identificato] della Classe 189[...], originario di Pozzuolo Martesana (Comune lombardo oggi parte della Città metropolitana di Milano) e appartenente all'8ª Compagnia del III Battaglione dell'87° Reggimento Fanteria della Brigata Friuli.
In calce ai propri riferimenti personali, usando calligrafia e ortografia approssimative l'autore si definisce sardonicamente come il "primo che perderà la guerra" (si noti l'erroneo "perderra" in luogo di "perderà").
L'87° Reggimento Fanteria operò nel settore carsico o, durante i turni di riposo, fu presente nella pianura friulana orientale per l'intero periodo compreso fra il 20 agosto del 1915 all'11 giugno del 1916. Particolarmente, le truppe dei due reggimenti della Brigata Friuli (87° e 88° Fanteria) dal 20 agosto al 10 dicembre del 1915 si trovarono schierate nel settore di Monfalcone; dall'11 gennaio al 21 marzo del 1916 nel settore di Selz; dal 24 aprile al 22 maggio 1916 nuovamente presso il Settore di Monfalcone; dal 23 maggio all'11 giugno del 1916 nel settore di Monte Sei Busi - Ronchi.
Tali vicende, desunte dal citati Riassunti Storici, sembrano cozzare con la lettera dell'iscrizione che si riferisce all'8ª Compagnia del III Battaglione: solo nell'aprile del 1917 il Comando Supremo dispose la modifica dell'ordinamento del battaglione di fanteria del Regio Esercito (prima imperniato su quattro compagnie fucilieri), organizzandolo su tre compagnie fucilieri e una compagnia mitraglieri. Quindi, l'8ª Compagnia di un reggimento di fanteria, prima dell'aprile del 1917, doveva "matematicamente" appartenere al II Battaglione (e non al III Battaglione); tuttavia dall'aprile del 1917 in avanti, quando la numerazione resa nell'iscrizione risulterebbe coerente con l'ordinamento in vigore del battaglione di fanteria italiano, l'87° Reggimento Fanteria non fu trasferito nel settore carsico o pedecarsico.
In conclusione, possiamo supporre che in un momento successivo all'aprile del 1917 un nucleo di militari della 8ª Compagnia del III Battaglione, 87° Reggimento Fanteria, sia stato distaccato per eseguire lavori di consolidamento dei trinceramenti su La Montagnola, mentre il grosso del reggimento stazionava in altro settore. Oppure, è possibile che il battaglione menzionato fosse di marcia o complementare, rispetto al quale non si hanno notizie precise.
Molto verosimilmente, l'iscrizione è stata realizzata nel 1917 durante lavori di costruzione/rafforzamento dei trinceramenti ancora riconoscibili sulla piccola altura dove spiccano le dirute architetture di quella che era una signorile abitazione ottocentesca (Villa Hinke).
Tale collina si eleva fra i paesi di Ronchi e di Selz. Storicamente, venne individuata col toponimo di Quota 11 o La Montagnola.
La Montagnola fu occupata e fortificata dalle truppe del Regio Esercito fin dal giugno del 1915, che la trasformarono in una notevole posizione di seconda linea e in un importante appoggio tattico per lo schieramento avanzato di prima linea.
Difatti, fino alla seconda settimana dell'agosto del 1916 (Sesta Battaglia dell'Isonzo), le trincee della prima linea italiana si snodavano sulle vicine Alture di San Polo (meno di 1 km a sud-est) e sul non lontano (1 km - 1,3 km est-nordest) dirimpettaio ciglione che include Monte Sopra Selz (Quota 45-Quota 65) e Costa Lunga (Quota 70), ben osservabile e battibile dalle mitragliatrici appostate presso La Montagnola stessa.
Durante le prime concitate fasi del conflitto, né scaturirono anche dolorosi episodio di "fuoco amico". Narrando degli attacchi alla Quota 70 scagliati dal 13° Reggimento Fanteria della Brigata Pinerolo a fine giugno del 1915, a cui partecipò in prima persona, il graduato Mario De Carolis ricorda: "Purtroppo i mitraglieri, che si erano appostati su una piccola altura davanti alle Cave di Selz, per errore di calcolo della distanza avevano sbagliato alzo e la mitraglia invece di colpire il nemico, si scagliò contro di noi, mietendo numerosissime vittime" (Scrimali Antonio, Scrimali Furio, op. cit., pag. 232). La "piccola altura davanti alle Cave di Selz" s'identifica, per l'appunto, ne La Montagnola.
Dopo diversi mesi di guerra e di apprestamento, all'aprile del 1916, il "Caposaldo di Villa Ammiraglio (settore Ronchi)" su La Montagnola così si presentava: "gli elementi trincerati erano stati ultimati e il reticolato antistante era in fase di completamento; l'edificio [della Villa, n.d.r.] costituiva un ottimo punto di controllo del ponte di Selz e sul Canale Dottori" (Mantini Marco, Stok Silvo, I tracciati..., Parte 2ᵃ. cit., pag. 34).
In seguito all'avanzata di alcuni chilometri verso oriente attuata dalla 3ª Armata italiana durante la Sesta Battaglia dell'Isonzo (seconda settimana di agosto del 1916) e fino alla ritirata di Caporetto di fine ottobre del 1917, le fortificazioni su La Montagnola furono consolidate e integrate nell'estesa rete difensiva arretrata che il Comando del Genio d'Armata organizzò nel territorio retrostante alle posizioni più avanzate. Per l'esattezza, i trinceramenti che ospitano l'iscrizione vennero a costituire un tratto della Linea Pedecarsica che, al settembre del 1917, costituiva l'ottavo sistema difensivo italiano esistente nel settore del Carso-Basso Isonzo.
L'iscrizione in censimento risale, con tutta probabilità, a quest'ultimo contesto storico-militare arretrato caratterizzato dalla relativa distanza della minaccia nemica.
Il diroccato palazzo esistente su La Montagnola, denominato Villa Hinke o Villa Ammiraglio, fu costruito attorno al 1850. Passato di mano più volte, nell'ottobre del 1901 venne acquistato da Johan Evangelist von Hinke, viceammiraglio della marina militare austriaca. Egli visse a Ronchi per più di due anni, prima di perire a causa di un malore sotto la data del 24 marzo 1904, durante un viaggio a Vienna.