"Smontati a Cividale, abbiamo proseguito immediatamente per Azzida dove, a qualche chilometro, ci attendeva un vasto prato, verde e ospitale. ... Nel campo assegnato alla mia compagnia, proprio al centro, vi è un monolito granitico di qualche metro di lunghezza per uno di larghezza, e visto che il da fare non era molto e che distrarre due o tre uomini dalle solite esercitazioni non era un delitto, ho pensato di lasciare quel monolito in custodia a tre minatori i quali dopo un paio di giorni vi avevano scolpito la dicitura 'Agosto 1917 - In questo campo ha attendato la più bella e salda compagnia della Brigata "Sassari" - 12ª del 151° Fanteria'. I fanti, anche degli altri battaglioni e del reggimento fratello, accorrevano in massa ad ammirare il capolavoro, invidiandoci la fortuna di avere trovato quel macigno, oramai dimentichi del fiero Colonnello di Udine le cui sfuriate avevano lasciato così brutta impressione, e unicamente compresi dal pensiero che il 'monumento della 12ª' sarebbe durato nei secoli".
Nel suo "Fanterie Sarde all'ombra del Tricolore", cit., il Comandante della 12ª Compagnia Compagnia, Tenente Alfredo Graziani, così ricorda la realizzazione dell'epigrafe qui presentata, materialmente incisa da tre fanti - minatori nella vita civile - allorché gli uomini della Brigata Sassari si riunirono ad Azzida nei giorni 14 e 15 agosto 1917, rimanendovi, alla dipendenza della 25ª Divisione sino al 25 agosto, quando vennero trasferiti a Canale, a disposizione del XXIV Corpo d' Armata e operando nella XI Battaglia dell'Isonzo sullo Zgorewnice (q. 878).
Continua Afredo Graziani, ricordando i buoni rapporti con la popolazione civile: "Azzida è un paesetto distante qualche chilometro dal luogo in cui ci siamo attendati. Curioso! Siamo ancora dentro la vecchia Italia e sentiamo
uno stranissimo linguaggio. Gli abitanti ci dicono
che è slavo, e citano frasi e parole: 'gospodichna' che significa 'ragazza' e che, in slavo, si dice dal
pari 'gospodichna”'- 'ocii lepii', cioè 'occhi belli' nell’una e nell’altra parlata. Ma se può essere
uguale il linguaggio, i sentimenti sono davvero
italiani. Buona e brava, infatti, questa gente! Lo
stesso trattamento e le medesime attenzioni della
gente veneta".
La Brigata Sassari, unità formata in buona parte da militari reclutati in Sardegna, si distinse nel conflitto 1915-1918 fra le brigate più valorose e decorate dell'esercito italiano, meritando due Medaglie d'Oro al Valor Militare concesse alle bandiere di entrambi i suoi reggimenti.
Dopo aver prestato servizio sul fronte carsico, rendendosi protagonista della celebre azione del 13 e 14 novembre 1915 che portò il Regio Esercito Italiano alla conquista della Trincea delle Frasche e della Trincea dei Razzi, la Sassari fu trasferita a fine maggio 1916 in Val Frenzela per far fronte alla c.d. Strafexpedition. Sull'Altopiano dei Sette Comuni partecipò - insieme ai Battaglioni Alpini Argentera, Monviso, Val Maira e Morbegno - all'eroica difesa dei Monti Fior e Castelgomberto dall'attacco austro-ungarico del 7 giugno 1916, attestandosi infine sulla linea dei Monti Spill, Miela e Tondarecar. Partecipò alla controffensiva della seconda metà di giugno, che portò alla riconquista dei Monti Fior e Castelgomberto, costringendo gli Austro-Ungarici a ripiegare sulla linea dei Monti Mosciagh e Zebio. Per tale azione, in uno con quella delle Trincee delle Frasche e dei Razzi, le bandiere dei reggimenti furono decorate dalla Medaglia d'Oro al Valor Militare.
Dopo aver pagato un pesante tributo di sangue, anche a causa del corto fuoco d'artiglieria italiano, nell'attacco del 10 giugno 1917 alla suddetta munitissima linea imperiale, la Brigata scende a riposo in Valpiana per poi essere trasferita ad Azzida, come sopra ricordato.
In seguito alla ritirata del novembre 1917, la Brigata operò nuovamente sull'Altopiano di Asiago e quindi sul fronte del Piave; le bandiere dei reggimenti furono decorate da una seconda Medaglia d'Oro per le azioni sul Col del Rosso e Col'Echele dal 28 al 31 gennaio 1917 e per quelle del giugno, ottobre e novembre 1918.
Alfredo Graziani nacque a Tempio Pausania il 2 gennaio 1892. Arruolato nel Regio Esercito, svolse il servizio di lega nella Cavalleria, frequentando la scuola allievi-ufficiali di Pinerolo, da cui si congedò nel 1914. Iscrittosi alla facoltà di giurisprudenza presso l'Università di Pisa, fu richiamato in servizio attivo allo scoppio del conflitto mondiale, in forza al Reggimento Cavalleggeri di Piacenza (18°), con l'incarico di Ufficiale d'ordinanza del Comandante della Brigata Sassari, Maggiore Generale Luigi Calderari.
Ottenuta l'autorizzazione ad essere assegnato a un reparto di fanteria, gli fu affidato il comando della 12ª Compagnia del 151° Reggimento Fanteria, distinguendosi immediatamente nell'azione a Bosco Lancia del 21/22 luglio 1915; al comando di con 30 uomini scelti, venne occupata la trincea "Dente del Groviglio" o "Trincea Zeta", difesa da un battaglione di Honvéd, catturando 87 prigionieri e una mitragliatrice. Rimasto ferito a un piede, per tale azione gli fu concessa la Medaglia di Bronzo al Valor Militare con la seguente motivazione: "Comandante di un plotone di volontari uscì dai reticolati tra Bosco Lancia e Bosco Triangolare con un reparto di trenta uomini, attaccò con slancio singolare il nemico, continuò claudicante nell'azione che ebbe per risultato l'occupazione del trinceramento avversario e la cattura di 87 nemici, fra cui due ufficiali, e una mitragliatrice. Bosco Lancia, 22 luglio 1915".
Il carattere e le imprese di Graziani sono così ricordate da Emilio Lussu ne "Un anno sull'Altipiano": “La 12ª era comandata da un ufficiale di cavalleria, il tenente di complemento Grisoni. Egli era stato ufficiale d’ordinanza del nostro comandante di brigata. Morto questi, in seguito ad una ferita di granata, egli era voluto rimanere nella brigata e prestava servizio nel mio battaglione. Come ufficiale di cavalleria, non poteva essere assegnato ad un reparto di fanteria; ma il comandante generale della cavalleria gli aveva accordato un’autorizzazione speciale, con il diritto di conservare ordinanza e cavallo.
Egli era conosciuto in tutta la brigata. Il 21 agosto del ‘15, con quaranta volontari, aveva attaccato di sorpresa e conquistato «il dente del groviglio», solida trincea avanzata, difesa da un battaglione di ungheresi. L’azione era stata di un’audacia estrema.
Ma egli era divenuto celebre per un’altra impresa. Una sera, mentre stavamo a riposo, dopo aver bevuto e frammischiato, senza eccessiva misura, alcuni vini di Piemonte, a cavallo, era penetrato, egualmente di sorpresa, nella sala di mensa, in cui pranzava il colonnello con gli ufficiali del comando del reggimento. Egli non aveva pronunciato una sola parola, ma il cavallo, che sembrava conoscere perfettamente le gerarchie militari, aveva lungamente caracollato e nitrito attorno al colonnello. Per questo fatto, diversamente apprezzato, poco era mancato che non fosse rimandato alla sua Arma".
Motzo lo descrive come un "quadrato e massiccio uomo di azione di cuore", "un nobile esempio per i soldati, che lo seguivano ammirati ed entusiasti".
Lussu
“Il tenente di cavalleria Grisoni, dopo una lunga convalescenza, era stato nuovamente assegnato al battaglione e aveva preso il comando della 12a compagnia. Ancora zoppicante per la ferita di Monte Fior, egli non aveva perduto il suo buon umore. La sua allegria fu preziosa per dissipare la nostra tristezza.
Tommasi, p. 169: I comandi hanno rimarcato che la Sassari fa un consumo enorme di munizioni, sproporzionato al consumo di altri reparti. È vero. C'è al mio reggimento il terzo battaglione che usa di rispondere ai colpi nemici con un numero doppio, e per lo più adopera le Benaglia, le bombe da fucile. Graziani, ad esempio, il cavalleggero che comandava la 12a, si divertiva a fare il fuoco a comando, a salve di squadra, di plotone, e persino della compagnia intera. Un'ira di fuoco, e i soldati ci si spassavano. Oggi però a Graziani gli è scoppiata una bomba, austriaca s'intende, fra le gambe ed è rimasto ferito: non si sa quante piccole schegge gli siano penetrate nelle carni