Iscrizione lasciata dagli alpini del 1° Reggimento su una roccia a pochi passi del sentiero di guerra, costruito dalle truppe italiane per accedere alle postazioni di prima linea allestite sulla Cima di Terrarossa e presso la vicina omonima Forca.
Del 1° Reggimento Alpini, sulla Cima di Terrarossa furono schierati nuclei del Battagione Pieve di Teco, del Battaglione Monte Saccarello e probabilmente del Battaglione Val Tanaro, fra il maggio del 1915 e il maggio del 1916.
La Cima di Terrarossa fu mantenuta dalle truppe italiane durante i primi anni di guerra, dall'inizio del conflitto ai giorni della ritirata di Caporetto. Essa garantiva il dominio tattico sulla Spragna e una buona osservazione sopra le posizioni austro-ungariche della Val Saisera, dello Schwarzenberg e del massiccio dello Jôf Fuart. Il suo possesso favoriva anche il controllo delle impervie pareti settentrionali-orientali che caratterizzano l'intera cresta compresa fra lo Jôf di Montasio e il Cregnedul, lungo cui correva la prima linea italiana; tali pareti saltuariamente venivano scalate dalle pattuglie imperiali, con intenti di ricognizione e di disturbo ai danni degli insediamenti italiani posti sulle vette e forcelle sommitali.
Segnatamente, dalla Forca di Terrarossa precipita verso est sulla Spragna l'impressionante canalone della Huda Paliza. Per quanto ripido, pauroso e opponente difficoltà alpinistiche nella parte alta, questo burrone costituisce il più facile e diretto passaggio naturale che consente di valicare la cresta del Montasio, anche d'inverno (s'intende con adeguate attrezzatura e abilità alpinistiche; oggi è noto per il blasonato e severo itinerario di sci alpinismo che lo percorre). Ecco spiegato come, fra il 1915 e il 1917, la Huda Paliza rappresentasse un possibile itinerario di attacco per gli alpieri austro-ungarici, da sorvegliare costantemente per parte delle compagini italiane dislocate sulle Forca e Cima di Terrarossa; e come fosse proprio il canalone della Huda Paliza a incrementare il valore tattico difensivo delle citate posizioni d'alta quota, che lo dominavano direttamente direttamente dalla sua la testata morfologica.
Le guarnigioni che per quasi due anni e mezzo si alternarono nel presidio della Cima di Terrarossa, così come quelle deputate alla difesa delle posizioni dello Jôf di Montasio, di Cima Verde, di Forca da lis Sieris, del Buinz e di tutto l'aspro crinale roccioso che si estende verso il Cregnedul, erano composte in parte prevalente da truppe alpine (grossomodo, fino alla metà del 1916 appartenenti al 1° Reggimento Alpini, successivamente e fino al 27-28 ottobre del 1917 all'8° Reggimento Alpini). Fra loro spiccavano le squadre dei reparti specializzati, come i plotoni skiatori, i plotoni pattugliatori e i plotoni guide.
Seppure non coinvolto dalla "battaglia di materiali" e dagli assalti in massa che hanno insanguinato tragicamente altri fronti, questo settore di alta montagna richiese alle truppe che lo calcarono sforzi non comuni, oltre alla robustezza, all'addestramento, all'organizzazione logistica e a tutte le capacità necessarie per sopravvivere e agire in un contesto ambientale difficile. Ciò valse soprattutto nelle stagioni fredde, quando si susseguivano temperature rigidissime, copiose nevicate e letali slavine, come in una lettera del 13 marzo 1916 concludeva l'allora Sottotenente Giuseppe Garrone (allora comandante di un plotone skiatori del 1° Reggimento Alpini, figura destinata a diventare un simbolo dell'eroismo alpino - Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria): "Ancora non sono uscito a perlustrare la zona, perché infuria il maltempo, e dall'alto dei monti scrosciano giù a valle, devastando ogni cosa nel loro passaggio, continue valanghe. Si ha come l'impressione quassù che quest'ira di Dio non debba più cessare".