Serie di iscrizioni rinvenibile sulla parete rocciosa di un incavo naturale utilizzato dagli alpini quale ricovero in cresta, a lato del sentiero di guerra (attuale Sentiero attrezzato Ceria Merlone) ricavato dalle truppe italiane per accedere e collegare le postazioni di prima linea allestite sull'aspra dorsale Foronon del Buinz - Sella Buinz - Modeon del Buinz.
L'iscrizione "1 A. S", resa con uno stile calligrafico in uso nei primi decenni del Novecento, è attribuibile a un reparto skiatori (nella grafia della parola "sciatori" allora in uso) del 1° Reggimento Alpini.
Le altre lettere incise sul medesimo specchio incisorio potrebbero alludere alle iniziali dei nominativi di due militari, mentre rimane dubbio il significato degli ulteriori caratteri numerici riconoscibili in situ; incerta risulta anche la datazione di questi ultimi elementi.
Del 1° Reggimento Alpini, sul Buinz furono schierati nuclei del Battaglione Pieve di Teco, del Battaglione Monte Saccarello e probabilmente del Battaglione Val Tanaro, fra il maggio del 1915 e il maggio del 1916.
La posizione di Sella Buinz fu mantenuta dalle truppe italiane durante i primi anni di guerra, dall'inizio del conflitto ai giorni della ritirata di Caporetto. Essa garantiva il dominio tattico sulla Spragna e una buona osservazione sopra le posizioni austro-ungariche della Val Saisera, dello Schwarzenberg e del massiccio dello Jôf Fuart. Il suo possesso favoriva anche il controllo delle impervie pareti settentrionali-orientali che caratterizzano l'intera cresta compresa fra lo Jôf di Montasio e il Cregnedul, lungo cui correva la prima linea italiana; tali pareti saltuariamente venivano scalate dalle pattuglie imperiali, con intenti di ricognizione e di disturbo ai danni degli insediamenti italiani posti sulle vette e forcelle sommitali.
Le guarnigioni che per quasi due anni e mezzo si alternarono nel presidio del Buinz, così come quelle deputate alla difesa delle posizioni dello Jôf di Montasio, di Cima Verde, di Cima di Terrarossa, di Forca da lis Sieris, di Punta Plagnis e di tutto l'aspro crinale roccioso che si estende verso il Cregnedul, erano composte in parte prevalente da truppe alpine (grossomodo, fino alla metà del 1916 appartenenti al 1° Reggimento Alpini, successivamente e fino al 27-28 ottobre del 1917 all'8° Reggimento Alpini). Fra loro spiccavano le squadre dei reparti specializzati, come i plotoni skiatori, i plotoni pattugliatori e i plotoni guide.
Seppure non coinvolto dalla "battaglia di materiali" e dagli assalti in massa che hanno insanguinato tragicamente altri fronti, questo settore di alta montagna richiese alle truppe che lo calcarono sforzi non comuni, oltre alla robustezza, all'addestramento, all'organizzazione logistica e a tutte le capacità necessarie per sopravvivere e agire in un contesto ambientale difficile. Ciò valse soprattutto nelle stagioni fredde, quando si susseguivano temperature rigidissime, copiose nevicate e letali slavine, come in una lettera del 13 marzo 1916 concludeva il Sottotenente Giuseppe Garrone (allora comandante di un plotone skiatori del 1° Reggimento Alpini, figura destinata a diventare un simbolo dell'eroismo alpino - Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria): "Ancora non sono uscito a perlustrare la zona, perché infuria il maltempo, e dall'alto dei monti scrosciano giù a valle, devastando ogni cosa nel loro passaggio, continue valanghe. Si ha come l'impressione quassù che quest'ira di Dio non debba più cessare".