La Grotta di Ternovizza, esplorata già a metà '800, venne apprestata dai reparti austro-ungarici specializzati nell'adattamento delle cavità carsiche a fini militari, che la unirono mediante corridoio artificiale all'adiacente cavità della Peiča Jama (Caverna presso Boriano - ancora oggi accessibile senza difficoltà mediante una rudimentale scalinata realizzata durante la guerra). La galleria artificiale termina in una caverna nella quale si apre il pozzo dell'accesso originale alla grotta. Situato in quelle che erano le retrovie vicine dell'Isonzo Armee, il complesso ipogeo venne utilizzata dagli Imperiali per il ricovero di truppe e/o per l'accantonamento di materiali.
L'iscrizione riporta il nominativo di un militare austro-ungarico di verosimile provenienza slovacca, Karl Lipták (il nome Karl, o Karol, è da stimarsi probabile ma non certo; il cognome Lipták, di matrice slovacca ma diffuso in varie zone dell'Europa centro-orientale, può essere desunto con ragionevole certezza), affiancato dall'indicazione di data afferente al 23 febbraio 1917. Appena sotto emerge un ulteriore graffito di matrice prebellica, lasciato da un visitatore, probabilmente sloveno, nel 1912.
Trovandosi l'iscrizione in un'area della grotta raggiungibile senza particolari difficoltà speleologiche (ancorché presso un punto caratterizzato da significativa pericolosità, quando non raggiunto con adeguati mezzi e tecniche di sicurezza), si può ritenere che l'autore fosse un soldato impiegato nei lavori di adattamento della cavità, oppure uno dei militari che ebbero a stazionare all'interno della stessa.
Fra il 1915 e il 1917, sul Carso, le forze armate austro-ungariche organizzarono reparti e procedure appositamente formati per l'impiego delle grotte naturali ai fini militari, che furono protagonisti di importanti cantieri di adeguamento degli ipogei. Di conseguenza, le cavità conobbero un ampio utilizzo militare, prevalentemente incentrato sul ricoverare truppe, mezzi e materiali al coperto dall'aviazione e delle artiglierie italiane.