Iscrizione di significato non ancora compreso, situata lungo il sentiero di guerra realizzato dalle truppe italiane per accedere alle postazioni di prima linea allestite sulla Cima di Terrarossa e presso la vicina omonima Forca.
La Cima di Terrarossa fu mantenuta dalle truppe italiane durante i primi anni di guerra, dall'inizio del conflitto ai giorni della ritirata di Caporetto. Essa garantiva il dominio tattico sulla Spragna e una buona osservazione sopra le posizioni austro-ungariche della Val Saisera, dello Schwarzenberg e del massiccio dello Jôf Fuart. Il suo possesso favoriva anche il controllo delle impervie pareti settentrionali-orientali che caratterizzano l'intera cresta compresa fra lo Jôf di Montasio e il Cregnedul, lungo cui correva la prima linea italiana; tali pareti saltuariamente venivano scalate dalle pattuglie imperiali, con intenti di ricognizione e di disturbo ai danni degli insediamenti italiani posti sulle vette e forcelle sommitali.
Segnatamente, dalla Forca di Terrarossa precipita verso est sulla Spragna l'impressionante canalone della Huda Paliza. Per quanto ripido, pauroso e opponente difficoltà alpinistiche nella parte alta, questo burrone costituisce il più facile e diretto passaggio naturale che consente di valicare la cresta del Montasio, anche d'inverno (s'intende con adeguate attrezzatura e abilità alpinistiche; oggi è noto per il blasonato e severo itinerario di sci alpinismo che lo percorre). Ecco spiegato come, fra il 1915 e il 1917, la Huda Paliza rappresentasse un possibile itinerario di attacco per gli alpieri austro-ungarici, da sorvegliare costantemente per parte delle compagini italiane dislocate sulle Forca e Cima di Terrarossa; e come fosse proprio il canalone della Huda Paliza a incrementare il valore tattico difensivo delle citate posizioni d'alta quota, che lo dominavano direttamente dalla sua la testata morfologica.
Le guarnigioni che per quasi due anni e mezzo si alternarono nel presidio della Cima di Terrarossa - così come quelle deputate alla difesa delle posizioni dello Jôf di Montasio, di Cima Verde, di Forca da lis Sieris, del Buinz e di tutto l'aspro crinale roccioso che si estende verso il Cregnedul - erano composte in parte prevalente da truppe alpine (grossomodo, fino alla metà del 1916 appartenenti al 1° Reggimento Alpini, successivamente e fino al 27-28 ottobre del 1917 all'8° Reggimento Alpini). Fra loro spiccavano le squadre dei reparti specializzati, come i plotoni skiatori, i plotoni pattugliatori e i plotoni guide.
Seppure non coinvolto dalla "battaglia di materiali" e dagli assalti in massa che hanno insanguinato tragicamente altri fronti, questo settore di alta montagna richiese alle truppe che lo calcarono sforzi non comuni, oltre alla robustezza, all'addestramento, all'organizzazione logistica e a tutte le capacità necessarie per sopravvivere e agire in un contesto ambientale difficile. Ciò valse soprattutto nelle stagioni fredde, quando si susseguivano temperature rigidissime, copiose nevicate e letali slavine, come in una lettera del 13 marzo 1916 concludeva l'allora Sottotenente Giuseppe Garrone (allora comandante di un plotone skiatori del 1° Reggimento Alpini, figura destinata a diventare un simbolo dell'eroismo alpino - Medaglia d'Oro al Valor Militare alla memoria): "Ancora non sono uscito a perlustrare la zona, perché infuria il maltempo, e dall'alto dei monti scrosciano giù a valle, devastando ogni cosa nel loro passaggio, continue valanghe. Si ha come l'impressione quassù che quest'ira di Dio non debba più cessare".