Piccola iscrizione che presenta le iniziali del militare autore (C. V.) e l'indicazione della sua classe di leva (1898), incisa sulla muratura laterale di una scalinata diretta al ciglio del parapetto di una profonda trincea italiana.
I cittadini maschi del Regno d'Italia, nati nel 1898 ed ascritti a tale classe di leva, vennero chiamati alle armi in data 26 febbraio 1917. Affluirono al deposito-centro di mobilitazione dell'unità di assegnazione a decorrere dal 5 marzo del 1917.
Pertanto, l'oggetto in descrizione risale ai mesi centrali del 1917. Costituisce la semplice testimonianza di un soldato diciannovenne, impegnato nei cantieri volti ad assestare il sistema di fortificazioni arretrate della 3ª Armata, qui incentrati sulla riorganizzazione e sul consolidamento dei trinceramenti già realizzati dagli opposti schieramenti fra il
1915 e il 1916, come disputati elementi delle rispettive trincee avanzate. Nello specifico, dopo l'avanzata scaturita dalla Sesta Battaglia dell'Isonzo, la trincea ospite divenne parte della Linea di San Martino. Al settembre del 1917, quest'ultimo complesso fortificatorio incarnava la settima fascia difensiva italiana allestita sul Carso.
Secondo una cartografia storica custodita nell'Archivio privato di
Mauro Ambrosi corroborata dalle altre fonti citate, nel giugno del 1916 il tratto di trincea dove si trova l'incisione corrispondeva con un particolare segmento della Trincea Marchetti, raggiunto da un camminamento originato presso il retrostante allineamento Trincea Mazzoldi-Trincea Di Giulio-Trincea Vaccheri.
La denominazione della Trincea Marchetti si ispira al Sottotenente Alberto Federico Marchetti (figlio di Carlo), nato a Teramo il 21 novembre 1889, in forza al 138° Reggimento Fanteria della Brigata Barletta, perito l'11 Novembre 1915 presso la 31ª Sezione Sanità (accantonata in Cassegliano), a causa delle ferite riportate in combattimento sul tavolato carsico del Monte Sei Busi-Monte di Redipuglia. Alla sua memoria, nel 1918 venne concessa la Medaglia d'Argento al Valor Militare (in commutazione di una prima Medaglia di Bronzo al Valor Militare attribuitagli), con la seguente motivazione: "Sebbene sofferente in salute, volle seguire il reggimento e prender parte all'azione. Sprezzante del pericolo, fu di mirabile esempio al suo plotone nel condurlo all'attacco, finché rimase mortalmente ferito. Morì in seguito alla ferita riportata. Monte Sei Busi, 10 novembre 1915".
Durante il conflitto la sua salma fu inumata presso San Pier d'Isonzo; successivamente traslata presso il Sacrario di Redipuglia, tuttora vi giace.
Il 10 novembre 1915, durante la Quarta Battaglia dell'Isonzo, i reparti del 138° Reggimento Fanteria della Brigata Barletta parteciparono alle azioni di attacco nella zona settentrionale del tavolato di Monte Sei Busi. Gli scontri si dimostrarono durissimi, di talché l'occupazione di "qualcuna delle antistanti doline" costò al reggimento "5 ufficiali e 213 militari di truppa". Fra il 6 novembre e il 31 dicembre 1915, comprendenti i detti assalti e le successive operazioni di presidio e difesa delle posizioni conquistate nel "Settore Redipuglia-Polazzo-Monte Sei Busi-QQ. 112-102-111-Azioni a Trincea <<Ferro di Cavallo>>", il 138° Reggimento Fanteria perse 5 morti e 15 feriti fra gli ufficiali, 75 morti, 394 feriti e 56 dispersi fra la truppa (Riassunti storici..., cit.).
La Trincea Marchetti vide la sua genesi durante la seconda settimana del novembre del 1915. Forse fu realizzata "ribaltando" precedenti postazioni austro-ungariche, comunque sopra il terreno conquistato dalle truppe italiane durante la Quarta Battaglia dell'Isonzo, mercé le stesse azioni in cui cadde l'ufficiale che le donò la denominazione. Come per molti altri tratti trincerati dell'area, a più riprese la trincea in esame conobbe lavori di blindatura con ampi getti di cemento, svoltisi sia a contatto con il nemico (fino alla seconda settimana dell'agosto del 1916), sia nel contesto arretrato della Linea di San Martino (dalla seconda settimana dell'agosto del 1916 fino alla fine dell'ottobre del 1917). In virtù di quanto sopra argomentato, il graffito in censimento va ricondotto a tale fase di consolidamento fortificatorio arretrato, eseguita in relativa distanza dalla minaccia avversaria.