Il gruppo monumentale in descrizione è imperniato su due steli, che commemorano altrettanti militari italiani decorati di Medaglia d'Oro al Valor Militare, caduti rispettivamente durante la Grande Guerra e nel corso della Guerra di Etiopia.
Il primo eroe ricordato è il volontario triestino Ugo Polonio, uno dei più giovani irredenti giuliani morti nelle file del Regio Esercito durante il Primo Conflitto Mondiale. Nato a Trieste il 17 gennaio del 1897, studente di spiccati orientamenti irredentisti, fuoriuscì dal territorio austro-ungarico non ancora diciottenne, riparando a Padova agli inizi del gennaio 1915, prima di completare gli studi superiori. Allo scoppio delle ostilità si arruolò volontario nel 58° Reggimento Fanteria della Brigata Abruzzi, poscia frequentando un corso per ufficiali di complemento dal quale uscì sottotenente di milizia territoriale e quindi venendo assegnato alla 6ª Compagnia del II Battaglione del 18° Reggimento Fanteria della Brigata Acqui.
Cadde in combattimento durante la Terza Battaglia dell'Isonzo, il 21 ottobre 1915, sulle Alture di Vermegliano. Risulta essere il primo volontario giuliano decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare, motu proprio del Re Vittorio Emanuele III. Recita la motivazione della massima onorificenza militare, concessagli alla memoria con Regio Decreto 4 febbraio 1916: "Irredento di Trieste, volontario alla fronte, ardente d'amore patrio, con ripetute prove di cosciente ardimento suscitò l'ammirazione di tutti. La vigilia del combattimento preparò l'attacco delle trincee nemiche, facendo egli stesso brillare con alcuni dei suoi volenterosi, tubi esplosivi sui reticolati. Quando, col plotone infiammato dal suo generoso entusiasmo mosse all'assalto tra l'infuriare del fuoco nemico, ferito una prima volta persisté nella corsa e al grido di <<Savoia!>> giunse alla meta. Quindi caduto per nuove mortali ferite trovò la forza, spirando, per dirsi contento di morire per la Patria - Vermegliano 21 ottobre 1915". La sua salma venne inizialmente sepolta "con le più affettuose cure dagli ufficiali del reggimento presso il viale fra Vermegliano e Ronchi, accanto a quelle di numerosi altri ufficiali del 18° Fanteria" (Cfr. Scrimali Antonio, Scrimali Furio, op. cit., pag. 205). Nel Primo dopoguerra, i suoi sacri resti vennero traslati presso l'Ara dei Caduti del Cimitero di Sant'Anna di Trieste, dove tuttora riposano. Nel 1940, il Regio Esercito dedicò alla sua memoria una caserma presso Gradisca d'Isonzo; dopo la Seconda guerra mondiale, venne mantenuta la medesima intitolazione anche dall'Esercito Italiano della Repubblica Italiana. Oggi, la Caserma Polonio non è più in uso.
Il secondo protagonista è il bersagliere Ottone Pecorari, nato suddito dell'Impero austro-ungarico a Corona di Mariano del Friuli (Gorizia), nel 1913. Nel 1933 venne arruolato per il servizio di leva presso il 3° Reggimento Bersaglieri, mentre la famiglia si trasferiva a Ronchi dei Legionari (1934) e quindi specificamente in Vermegliano (1935). Nel 1935, Ottone partì col suo reggimento mobilitato per la guerra di Etiopia, sbarcando a Massaua il 27 giugno. Cadde in combattimento il 15 febbraio 1936, sulle alture di Belesat nella regione del Tigrai (Etiopia), venendo insignito di Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione (Regio Decreto 14 luglio 1937): "Nonostante l’incarico di porta munizioni che gli avrebbe consentito di restare in un appostamento arretrato, si lanciava audacemente per primo su di una posizione minacciata dall’avversario e cadeva colpito a morte mentre affrontava decisamente ad arma bianca un nucleo di armati nemici irrompenti al contrattacco, trascinando con l’esempio i compagni nello stesso slancio che lo aveva animato fino all’eroico sacrificio. Alture di Belesat - Amba Arcidam, 15 febbraio 1936". L'Esercito Italiano gli intitolò una caserma presso Lucinico, oggi dismessa.
Risulta interessante anche la vicenda del gruppo monumentale, fortemente influenzata dalle controverse vicende politiche e nazionali che hanno caratterizzato la storia novecentesca dei territori friulani e giuliani oggi ripartiti fra lo Stato italiano e lo Stato sloveno.
La prima stele, chiaramente posta in onore di Ugo Polonio, venne costruita fra il 1920 e il 1921, ad opera dei reduci volontari giuliani. Nel 1929 venne sostituita da "un cippo ad obelisco in pietra eretto dall'Opera Nazionale Balilla di Trieste, su cui era scolpita la seguente epigrafe: Ugo Polonio Medaglia d'Oro - dei Volontari Giuliani il più giovane - alla tua bella morte non il pianto ma il canto - offrono qui i Ballila [sic, scolpito erroneamente in luogo di Balilla] - della Legione che ha l'onor del tuo nome. Nel Maggio MCMXXIX - A.D. - VII E.F. - O.N.B.. Il monumento aveva scolpito, inoltre, nella parte superiore, prima del motto, un fascio e a chiusura dello stesso, fra la scritta "Trieste" e "O.N.B.", un elmetto da fante" (Degrassi Fabio, op. cit., pag. 60).
Durante l'anno 1950, nel contesto del clima politico del Secondo Dopoguerra contrassegnato dalle tensioni con la Jugoslavia socialista di Tito (ancora Trieste non era stata restituita all'Italia), l'obelisco a Ugo Polonio venne sostituito con la stele attualmente esistente. Inoltre, su iniziativa dell'Associazione Nazionale Combattenti e Reduci a cui si unirono le altre associazioni d'arma, il 15 ottobre 1950 fu posta solennemente la stele in memoria di Ottone Pecorari, cittadino ronchese appunto decorato di Medaglia d'Oro al Valor Militare. Con una ulteriore cerimonia, resasi necessaria per causa dell'increscioso atto vandalico espresso una ventina di giorni dopo da ignoti di sentimenti anti italiani, il 17 dicembre 1950 si inaugurò definitivamente l'esedra monumentale che a tutt'oggi impreziosisce il patrimonio storico monumentale di Vermegliano.