Targa di pregevole fattura che rappresenta il fregio del 5° Reggimento Genio Minatori, qui reso nella variante con mazzette incrociate (in luogo della raffigurazione delle appie incrociate, all'epoca formalmente in vigore per sia per i reggimenti zappatori, sia per il reggimento minatori dell'Arma del Genio).
Alla viglia della Grande Guerra, i reparti del 5° Reggimento Genio Minatori del Regio Esercito erano specializzati nelle operazioni di mina-contromina, nella predisposizione delle interruzioni di strade, ponti, ferrovie e altre opere viarie, e nella rimozione degli ostacoli passivi frapposti dal nemico, da condursi tipicamente con impiego di esplosivi.
Pur mantenendo e affinando tali competenze caratterizzanti la specialità, durante il conflitto i genieri minatori ebbero ampio impiego anche nello scavo di caverne, fortificazioni, sbancamenti per apertura di viabilità e nell'attuazione di cantieri da svolgersi in zone, perlopiù rocciose, dove si richiedeva il sapiente utilizzo degli esplosivi e dei correlati mezzi di escavazione (perforatrici, martelli penumatici, ecc.).
La testimonianza in censimento è situata presso la chiave di volta di una caverna-ricovero, forse riadattata sopra un precedente ipogeo realizzato dalle forze austro-ungariche (così lascia intendere l'orientamento dell'ingresso; tuttavia non si esclude che la caverna sia stata realizzata dai genieri italiani ex novo).
Il manufatto risulta successivo alla seconda settimana dell'agosto del 1916, quando l'Altopiano di Doberdò venne occupato dalle truppe della 3ª Armata italiana nel contesto della Sesta Battaglia dell'Isonzo. Si trova in una dolina lambita a nord da una profonda trincea facente parte della Linea di Doberdò, sistema fortificato arretrato che al settembre del 1917 incarnava la sesta linea difensiva italiana del settore carsico.