I frammenti lapidei qui presentati - rinvenuti sul Debeli, all’interno della dolina Teleferica – forniscono sufficienti elementi per formulare una ragionevole ipotesi sull’identità del reparto autore del manufatto: una (non meglio specificata) Compagnia di un Battaglione Bersaglieri Ciclisti (il III o il V o l’XI).
La presenza di una data precisa, il 16 settembre 1916, colloca il reperto nell’ambito della prima delle tre battaglie autunnali di quell’anno, consumatesi nell’area del fronte meridionale isontino, note anche come “spallate autunnali”: la VII Battaglia dell’Isonzo, svoltasi tra il 14 ed il 16 settembre 1916.
Per quanto qui interessa, la linea del fronte, che correva sul crinale del Debeli tra il lago di Doberdò e quello di Pietrarossa, con direzione nord-sud, era di competenza della 16ª Divisione, organica al VII Corpo d’Armata, alla guida del Generale Adolfo Tettoni.
Nel corso dei tre giorni di battaglia furono impiegate numerose Brigate di Fanteria, ma anche reparti di “specialità” come la Cavalleria e i Bersaglieri Ciclisti.
Questi ultimi reparti - che prevedevano per i loro componenti un addestramento ancor più severo rispetto a quello dei Bersaglieri, in funzione delle loro particolari finalità tattiche di velocità di impiego e aggressività - erano strutturati in tre Compagnie e una Sezione Mitragliatrici pesanti Fiat su due armi, per un complessivo di 450 uomini circa.
In base alla documentazione militare regia, proprio nel tratto settentrionale della linea, antistante la Dolina Teleferica, il 16 settembre furono impiegati tre dei 12 Battaglioni di tale “specialità della specialità” (il III, il V e l’XI), costituendo la c.d. “Colonna nord”.
Il "gruppo” tattico così costituito era agli ordini del Tenente Colonnello Paride Razzini (il più alto in grado dei tre comandanti dei Bersaglieri Ciclisti, che cadrà nell’attacco, meritandosi la M.A.V.M.) del III Battaglione (reparto già protagonista, con i “gemelli” IV e XI, della conquista di Quota. 85 il 4 agosto precedente, divenuta celebre per la morte in combattimento del volontario civile Enrico Toti, aggregato al III Battaglione Ciclisti).
Obiettivo dell’attacco era la Quota. 144, fronteggiante il Debeli, dislocata al margine meridionale del Vallone di Doberdò; vero baluardo naturale, la quota era stata fortemente munita e fortificata per tempo dagli Imperiali, che schieravano quel giorno in linea i ruteno-polacchi del K.u.K. Infanterie Regiment Nr. 30 (60. Infanterie Brigade, 9. Infanterie Division, “Gruppo Schenk”, futuro XXIII Korps).
Tornando all’interpretazione dell’epigrafe, i frammenti riportano le parole “AGNIA”, certamente riferibile a “Compagnia”, e “GLIERI”, che va ragionevolmente interpretata come “Bersaglieri”.
Per tale ultimo frammento, infatti, vanno escluse le ipotesi alternative, come “Mitraglieri” o “Artiglieri” (pur presenti in linea). Nel caso dei Mitraglieri, la primigenia denominazione dell’unità organica di “Reparto” venne mutata in Compagnia solo nel dicembre successivo. Quanto all’ Arma “dotta”, l’organica non contemplava l’unità della “Compagnia”.
Peraltro, l’esame dei documenti e dei Diari storico-militari dei tre Battaglioni Bersaglieri Ciclisti di cui si è detto (il III o il V o l’XI) conferma la suddivisione organica in tre Compagnie e una Sezione Mitragliatrici (Sezioni che diverranno solo successivamente Compagnie se dotate di 6 armi).
Tali elementi portano quindi a concludere che i resti lapidei si riferiscono plausibilmente a una Compagnia di uno dei tre Battaglioni Bersaglieri Ciclisti menzionati.
Quanto alla destinazione d'uso, è assai verosimile che l’epigrafe attenesse a un manufatto commemorativo (ossia una lapide o un monumento cimiteriale); tale ipotesi è suffragata non solo dalla presenza all’interno della stessa dolina di altri resti lapidei della medesima natura, ma anche da successiva documentazione militare (ad es., il diario della II Brigata Bersaglieri ivi dislocata nel maggio-giugno 1917), ove si menzionano sepolture nella Dolina Teleferica, riferite ai combattimenti dell’autunno 1916.