Il complesso di epigrafi qui censito emergeva sulla fontana monumentale collocata nella piazza centrale del paese di Vezzano (oggi in provincia di Trento), dedicata all’Imperatore Francesco Giuseppe (“Franz Josef Platz / Piazza Francesco Giuseppe I”, come risulta dalla tabella bilingue visibile in alto a sinistra nella fotografia d’epoca allegata sub h.).
La fontana presentava una targa centrale, oggi non più esistente, riportante l’effigie dell’Imperatore, la dedica alla sua persona (“Kaiser Franz Josef Brunnen”) e l’intento celebrativo del monumento, realizzato “n ricordo della difesa del Tirolo negli anni di guerra 1915-1917" ("zum Gedächtnis an die Verteidigung Südtirols 1915-1917”).
A sinistra dell’effigie dell’Imperatore compariva il bassorilievo un Landesschütze (ben riconoscibile dai caratteristici indumenti, come la mantellina e i pantaloni con fibbia al ginocchio), il berretto sollevato in segno di saluto al monarca; sulla destra, il bassorilievo di due figure femminili: la moglie del soldato, in abiti tradizionali, sorreggeva un festone, mentre la piccola figlia offriva un mazzolino di fiori.
La composizione simboleggiava l’unità di intenti della società tirolese nella difesa della Patria, sotto la guida dell’Imperatore.
Al di sopra della targa, il Tirolo, rappresentato da un’aquila in altorilievo con le ali spiegate, stringeva tra gli artigli una serpe, animale connotato da perfidia e intrinseca malignità, simboleggiante l’Italia. L'ex alleato era già stato caratterizzato con tali tratti nel proclama “Ai miei Popoli” del 23 maggio 1915, in cui l'Italia era stata definita "perfida" ("heimtückische"), avendo dichiarato guerra all’Imperatore, nonostante il benevolo trattamento riservatole, comportandosi come il serpente con il contadino nella nota favola di Esopo.
Un ulteriore importante dettaglio è rappresentato dalla croce ornata di fiori tra gli artigli dell’aquila. Tali elementi richiamavano la fede e la causa del guerrigliero tirolese Andreas Hofer, il quale, catturato nel 1810 e condotto prigioniero a Mantova, secondo la leggenda, si presentò davanti al plotone d’esecuzione reggendo in mano appunto un crocifisso ornato di fiori.
L’aquila è oggi mutila della testa e la parte inferiore (artigli e serpenti) è stata scalpellata.
Quanto ai materiali, il marmo bianco di Roncone fu usato per realizzare predette figure in rilevo, per gli intrecci di foglie sormontati da due rosoni circolari ai due lati della targa e per il mascherone centrale, raffigurante la testa di un leone, animale presente nello stemma di Vezzano. Al bianco, fu contrapposto il rosso del marmo Lasino, richiamando così i colori della bandiera tirolese.
A margine del manufatto, un’iscrizione - questa invece ben conservata - ricorda l’autore del monumento, il Feldkurat Padre Fabian Barcatta e l’anno di realizzazione, il 1917.
Il frate francescano Padre Fabian Barcatta (o Barcata, secondo un'altra diffusa grafia) era nato a Valfloriana, in Val di Fiemme; architetto e scultore di talento, al suo attivo aveva già importanti opere, prima fra tutte la progettazione del Cimitero Monumentale di Bondo, realizzato nel 1916.
Padre Barcatta si avvalse di un gruppo di scultori provenienti dalla Val Gardena ed altri esperti scalpellini professionisti, militari e non; all’opera partecipò anche Francesco Trentini, il famoso scultore di Lasino, diplomato dall’Accademia d’Arte di Vienna.
Secondo quanto riportato da un articolo de “Il Risveglio Trentino” (allegato sub i.), fu il Comando del III. Rayon, trasferitosi nel corso del 1916 da Trento a Vezzano, a conferire al frate francescano l'incarico di rendere monumentale l'originale fontana.
Alla cerimonia di inaugurazione parteciparono autorità militari e civili, tra cui il Capitano Distrettuale (Bezirkhauptmann) Dr. Friedrich Zaubzer.
Dopo la fine del conflitto, nell’ambito della politica di rimozione della simbologia relativa all’appartenenza del Trentino e del Südtirol all’Impero Austro-Ungarico, il bassorilievo centrale fu sostituito da una lastra in cemento, riportante il seguente testo: “Restituita alle genti italiche dalla vittoria / questa fontana su cui il nemico segnò / le fallaci speranze di sua tirannide / canta in perpetuo le glorie d’Italia e di Roma.