La particolare epigrafe - incisa su una grande pietra squadrata a forma di cippo - è stata rinvenuta al suolo lungo un impervio vallone che scende da versante nordorientale del Monte dei Pini, evidentemente in un luogo diverso da quello in cui era in origine posizionata.
Tenuto conto della presenza di resti di edifici, postazioni e piazzole nell'area sommitale del vallone, è del tutto ragionevole concludere che il cippo provenga da tale area e sia scivolato a valle in seguito alla rovina del manufatto in cui era collocato (una strada, un edificio, ...). Tale conclusione risulta peraltro confortata dall'esame del testo inciso, di cui si dà qui di seguito riscontro.
Il cippo riporta infatti due riferimenti topografici, accompagnati dalla relativa indicazione metrica: a 1312 metri di distanza la Quota 1238, che corrisponde al dosso fortificato a sud ovest della cima del Monte dei Pini, nei pressi dell'omonima sella; e a 3988 metri la Chiesa di Tiarno, il cui campanile costituiva il più alto di tutta la Val di Ledro e per questa ragione era utilizzato, fin dalla sua costruzione nel 1861, come punto geografico e cartografico di riferimento.
Sul significato delle indicazioni metriche sono state avanzate varie ipotesi: che fossero distanze (curve) di tiro per i pezzi di artiglieria, oppure distanze lineari ottiche di riferimento tra gli osservatori dislocati in questa zona o ancora distanze di percorrenza sui sentieri e sulle mulattiere di collegamento con il punto d’origine del cippo miliario (o, analogamente, lo sviluppo dei cavi telefonici collocati su pali a lato di tali percorsi).
Queste ipotesi sono state poi testate con l’utilizzo di programmi cartografici 3D-GIS e rilievi GPS, per verificarne la corrispondenza con dati riportati sul cippo. Le prime due ipotesi sono state scartate, atteso che i punti ottenuti (tramite l’intersezione di raggi pari alle distanze indicate con cerchi sul piano orizzontale o con sfere nello spazio 3D) presentano tra loro una differenza di parecchie centinaia di metri, evidentemente eccessiva per giustificare il dato metrico inciso. L’ipotesi che ha fornito dati compatibili con quelli riportati dal cippo è quella delle distanze di percorrenza sui sentieri e mulattiere di collegamento: la zona dove si è intuitivamente ipotizzato fosse in origine collocata la pietra - la testata del vallone - si trova infatti a 1301 metri di percorrenza da Quota 1238 ed a 3984 metri partendo dal campanile di Tiarno di Sotto, seguendo i tragitti militari ancor oggi riconoscibili, con uno scarto nell'ordine di 10 metri circa.
Dichiarata la mobilitazione, la situazione dell’Esercito italiano sul versante meridionale della Val di Ledro vedeva schierata la I Armata - III Corpo d'Armata - 6ª Divisione, con le Brigate Sicilia (61° e 62° Reggimento Fanteria) e Toscana (77° e 78° Reggimento Fanteria), il 7° Reggimento Bersaglieri, il 45° Battaglione Bersaglieri, i Battaglioni Alpini Vestone, Val Chiese e Val d'Intelvi del 5° Reggimento Alpini, il 3° Battaglione Regia Guardia di Finanza, il 16° Reggimento Artiglieria, l'11ª Compagnia Zappatori del 2° Reggimento Genio.
L’Esercito austrungarico si era intanto ritirato più a nord, dove le montagne costituivano, con i loro versanti ripidi ed impervi, un bastione naturale imprendibile da valle; così facendo, la lunghezza lineare del confine da presidiare si era ridotta, con il conseguente minor numero di soldati da impiegare per la difesa.
Dopo la presa di monte Palone nell’ottobre 1915, fu la volta di monte Vies, la cui sommità venne conquistata il 10 dicembre 1915 dalla 91ª Compagnia del Battaglione Vestone, con i reparti del 62° Reggimento Fanteria (Brigata Sicilia), appoggiati anche dal fuoco del 16° Reggimento Artiglieria, posizionato su Monte Naé e Monte dei Pini. La linea così raggiunta rappresentò la massima avanzata dell’esercito italiano e restò immutata per tutto il resto del conflitto; il Monte Naé e il Monte dei Pini sono quindi rimasti caposaldo fondamentale per il supporto e i rifornimenti alla prima linea di Monte Vies.