Situato presso le vestigia delle postazioni italiane di prima linea italiana, il cippo onora la memoria del Sottotenente di Complemento Salvatore Pascoli, eternandone il luogo e le circostanze storiche della morte patriottica.
Nato a Ravenna il 20 novembre 1894 ed incorporato nel X Battaglione Bersaglieri Ciclisti, il valoroso ufficiale cadde il 23 giugno 1916 nel raggio di poche centinaia di metri dal luogo su cui insiste il cippo a causa di ferite riportate in combattimento, mentre guidava una pattuglia impegnata in azione dimostrativa contro le posizioni austro-ungariche di Passo Val d'Inferno (a supporto delle operazioni principali sferrate nel Sottosettore Alto But).
Al Sottotenente Pascoli fu concessa Medaglia d'Argento al Valor Militare alla memoria, con la seguente motivazione: Portatosi, alla testa del suo plotone, sotto ai reticolati nemici, fatto bersaglio a violento fuoco, conservò mirabile calma, dando prova di sprezzo del pericolo e di alto sentimento del dovere. Continuò ad infondere coraggio ed ardire ai suoi bersaglieri, finché cadde mortalmente colpito. Passo Valle Inferno, 23 giugno 1916.
L'altura su cui il Sottotenente perse la vita venne denominata "Quota Pascoli" già durante la Grande Guerra. Tale toponimo è ancora in uso e individua esattamente la sommità dove possiamo ammirare il cippo qui censito, attorniata da una sorta di acrocoro a dossi e doline che sovrasta direttamente il Lago di Bordaglia. L'intera cima di Quota Pascoli tuttora appare segnata dai resti delle fortificazioni di prima linea costruite dalle truppe italiane, che la presidiarono per oltre due anni.
Il cippo è stato realizzato in marmo Fior di Pesco, una pregiata pietra ornamentale estratta dalle montagne dei Comuni di Forni Avoltri e Sappada (in particolare, dal Monte Peralba e dalla zona di Pierabech). Verosimilmente il manufatto venne posto nel dopoguerra, atteso che fino all'ottobre del 1917 il luogo risultava fortemente esposto al fuoco austro-ungarico e che, durante il successivo anno dell'occupazione austro-ungarica, un'autorizzazione delle autorità imperiali alla realizzazione di una simile epigrafe appare poco probabile. L'autore, siglatosi a margine dell'epigrafe con lo pseudonimo di "Albino Punt", è lo scalpellino carnico Albino Del Fabbro (detto Bino dal Punt), attivo nei primi decenni del Novecento in Carinzia e in Friuli.