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Cippo del volontario trentino Giuseppe Degol - Sengio Alto

Settore: Vallarsa - Pasubio - Astico

Codici

Codice
002745
ESC - Ente Schedatore
Associazione Storico Culturale Memores di Ala

OG - Oggetto

OGTT - Tipo oggetto
Monumento - Cippo
OGTE - Epoca origine
Postbellica

LC - Localizzazione

PVCS - Stato
Italia
PVCR - Regione
Trentino-Alto Adige/Südtirol
PVCP - Provincia
Trento
PVCC - Comune
Rovereto
PVCL - Località principale
Sengio Alto
PVPE - Altra denominazione
Cengio Alto
PVSO - Localizzazione attuale
Ricollocato (in museo/collezione/area monumentale)

LS - Localizzazione storica

LTSS - Settore
Vallarsa - Pasubio - Astico
LTST - Toponimo storico località principale
Sengio Alto

AU - Autore

ESBS - Stato belligerante
Regno d'Italia
ESBV - Civili
Legione Trentina

RE - Notizie storiche

RENN - Notizia storica
Giuseppe Degol nacque a Strigno il 30 agosto 1882. Nel 1914 si trovava in Australia quando gli giunse la notizia dello scoppio della Guerra Mondiale. Convinto che fosse giunto il momento propizio per la redenzione della sua terra trentina, partì immediatamente per l'Italia.
Si arruolò come volontario nel Corpo degli Alpini e, frequentato il Corso Allievi Ufficiali, venne assegnato al 6° Reggimento Alpini, Battaglione Verona, col grado di aspirante. Ai primi di ottobre 1915 raggiunse il suo reparto in linea nel settore dell'Altissimo.
Il 19 ottobre, con un pugno di uomini, venne inviato nella zona di Corna Calda, tra Lizzana e Rovereto, per compiere un colpo di mano a Quota 461. Nelle prime ore del mattino giunse a qualche centinaio di metri dalle linee nemiche; con le fasce ai piedi per evitare ogni rumore, la pattuglia tagliò un primo reticolato, poi un secondo e quindi partì all' assalto. Gli Austro-Ungarici, sorpresi dall'inattesa azione e storditi dagli scoppi, lasciarono la posizione, aprendo tuttavia un fuoco intenso.
Giuseppe Degol, ferito mortalmente, ebbe ancora la forza di incitare i suoi soldati e di gridare: "Viva l'Italia!".

Il suo corpo venne sepolto a Quota 461. Alla sua memoria verrà concessa la Medaglia d'Oro al Valor Militare con la seguente motivazione:
"Trentino di nascita, di classe anziana, ma ancora vincolato al servizio militare nell' esercito austriaco, lasciava in Australia, dove aveva stabilito i propri interessi, la moglie e i figli colà residenti, per venire a combattere, volontario, l'ultima guerra d'indipendenza. Si distinse per audaci imprese di ricognizione, condotte sempre a termine con felice risultato, nelle quali catturò diverse pattuglie avversarie. Comandante di una grossa pattuglia scelta, si slanciava alla testa dei suoi uomini all'attacco di un nucleo di nemici in forte posizione.
Colpito mortalmente al petto, continuò ad incitare i suoi uomini a perseverare nell'azione, e col suo esempio eroico e con la sua parola, seppe infondere in essi tanto slancio ed ardire, che essi, sebbene di gran lunga inferiori di numero, in un nuovo e più furioso assalto, riuscirono a sloggiare il nemico ed a volgerlo in fuga".
Esausto, esalava l'ultimo respiro al grido di «Viva l'Italia!».
Corna Calda (Albaredo-Trentino), 14 novembre 1915."


LA LEGIONE TRENTINA
In seguito alla dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria alla Serbia e alla conseguente mobilitazione generale, numerosi patrioti trentini fuggirono in Italia.
In varie città si costituirono corpi di volontari; il gruppo più numeroso fu quello di Milano (di cui faceva parte anche Cesare Battisti), che giunse a formare un'intera compagnia, posta sotto il comando del tenente degli alpini Arturo Andreoletti.
Il desiderio di emulare le gesta risorgimentali della "Legione Tridentina” (un corpo di volontari che combatté durante la Prima Guerra d'Indipendenza del 1848 al comando del Generale Michele Allemandi) fece nascere l’idea di formare un’unità combattente formata da soli trentini. Tuttavia, nel maggio 1915, il Ministero della Guerra dispose che i trentini potessero essere arruolati nell’esercito regolare, ma senza formare un autonomo reparto; i volontari trentini furono pertanto inviati al fronte distribuiti nelle varie armi e reparti dell’esercito.

Nella primavera del 1917, su iniziativa dell'ingegnere Bruno Bonfioli e di altri promotori, fu costituita a Firenze la Legione Trentina, un’associazione votata a tenere idealmente congiunti i volontari trentini, con richiamo al nome del corpo risorgimentale. In breve tempo circa duecento volontari inviarono la loro adesione.
Nell’impossibilità di convocare una riunione di volontari, dato che gli stessi si trovavano quasi tutti al fronte, il 15 giugno 1917 fu inviata una lettera circolare ai soci e alle associazioni patriottiche nazionali, per illustrare il programma della neocostituita Legione.
Gli scopi associativi, esplicitati nella lettera, erano i seguenti: "1) formare un fascio della gioventù trentina che ha offerto il suo braccio all’Italia; 2) raccogliere notizie riguardanti i nostri volontari per formare un tutto in un’opera che comprenda l’azione da essi spiegata in omaggio all’ideale per il quale hanno impugnato le armi; 3) offrire ai volontari, e specialmente ai soldati che più sentono i disagi della guerra, un appoggio morale e servire di tramite fra loro e le Associazioni e gli Enti che ad essi s’interessano per procurare gli aiuti più necessari; 4) onorare ora e dopo la pace vittoriosa i nostri martiri e i gloriosi caduti”.
Durante la guerra, la Legione si interessò ai trentini prigionieri in Russia e a quelli arruolati nell’esercito austro-ungarico fatti prigionieri degli Italiani, per favorirne il miglioramento delle condizioni di vita e il rimpatrio.

I volontari trentini che combatterono sul fronte italiano furono 859, dei quali 103 caddero sul campo e 29 morirono per cause di guerra; 183 volontari vennero decorati con medaglie al valor militare: 12 medaglie d’oro, 98 d’argento e 73 di bronzo.
Il volontarismo trentino ebbe carattere preminentemente intellettuale: il 31% era costituito da studenti, il 16% da operai, il 14% da impiegati, il 10% liberi professionisti, 9% commercianti; solo due contadini.

Nei primi anni del dopoguerra, l’attività della Legione Trentina fu diretta a fornire aiuto ai suoi aderenti e a celebrare il ricordo dei legionari caduti in guerra. In base a una lettura risorgimentale della storia trentina, interpretata come un continuo cammino di lotta per la liberazione dal dominio straniero, la Legione si impegnò in un’opera di propaganda patriottica, volta alla difesa dell’idea nazionale, contro i “detrattori della Vittoria” e il revanchismo tirolese e per l’affermazione dei confini al Brennero; fu anche costituita un'apposita “commissione per l’epurazione” per ottenere la rimozione da incarichi di rilievo pubblico (nella polizia, nell’amministrazione civile e religiosa, nell’insegnamento, ecc.) di quanti fossero ritenuti ancora animati da sentimenti filo-austriaci; tutto ciò in opposizione alla politica del governo liberale, tesa a evitare uno scontro aperto con la popolazione sudtirolese.
Fu poi costituita una sezione specifica, denominata “Martiri e Volontari”, incaricata di raccogliere documenti e cimeli storici relativi alla guerra, ai volontari combattenti e specialmente ai caduti sul fronte.

Nonostante alcune rilevanti divergenze interne, che portarono all’abbandono di numerosi legionari, e in contrasto con il carattere di apoliticità stabilito nello statuto, la Legione Trentina si schierò sempre più apertamente in favore del regime fascista. Secondo una relazione redatta per il CNL di Trento nel 1946 dai legionari Luigi Brandolini, Sigismondo Manci e Riccardo Maroni, la maggioranza degli ex volontari aderì al fascismo e una sessantina di associati ricoprirono cariche di rilievo all’interno dell’organigramma regionale.

Durante il ventennio fascista, l’attività della Legione andò lentamente, ma inesorabilmente riducendosi: esaurite ormai molte urgenze del primo dopoguerra e costretta a operare in spazi sempre più limitati, nonostante l’aperto appoggio al regime, la Legione si dedicò all’assistenza dei soci e alla posa di lapidi e cippi in ricordo dei volontari sacrificatisi per l’Italia.
In particolare, nel maggio 1922 venne creata un’apposita commissione per le onoranze ai caduti, il cui obiettivo principale era quello di erigere un cippo in ogni luogo dove era caduto un volontario: "E sul posto preciso dove ognuno di questi volontari cadde e su quello dove ognuno dei nostri martiri fu catturato, sta ponendo la Legione un cippo marmoreo a perenne testimonianza del grande sacrificio”.
Nell’archivio della Legione (cfr. Anesi, "La Legione Trentina attraverso il suo archivio", cit.) sono tuttora conservati progetti e schizzi di cippi, raccolta dati relativi ai luoghi dove erano caduti dei volontari, fotografie e discorsi per le cerimonie inaugurali, oltre a lettere a diverse associazioni, in particolare modo all'Associazione Nazionale Alpini, con richiesta di collaborare per l'istallazione dei cippi marmorei, molti dei quali dovevano essere trasportati in alta quota o in luoghi difficilmente accessibili.
Lo scultore e legionario Davide Rigatti fu incaricato della creazione artistica dei cippi, in marmo rosso, da realizzare in "stile severo", con la rappresentazione di una fiamma ondeggiante, simboleggiante l'ardore della volontà, e iscrizioni in caratteri romani. A causa del costo dei singoli cippi (circa 250 lire), il fondo iniziale fu velocemente esaurito, nonostante un'elargizione della Commissione Provinciale dell'Emigrazione Trentina di Milano.

Nell’immediato secondo dopoguerra, i legionari autori della sopra richiamata relazione al CNL di Trento proposero il definitivo scioglimento della Legione, a causa del comportamento compromissorio con il regime e alla violazione dei principi dello statuto (in primo luogo includendo elementi non trentini e rinunciando al principio di apoliticità): “Troppi panni sporchi vengono da noi messi al sole, perché sia necessario aggiungerne altri; per amor di Patria e della terra natia è forse bene non spingere più a fondo le mani nel documentario negativo della Legione Trentina”.
Espresse contrarietà alla ricostituzione della Legione anche Ernesta Bittanti Battisti, che in una lettera al "Corriere tridentino”, firmata “per un legionario caduto”, ricordò “le dimissioni di gran parte degli iscritti da quella già tanto gloriosa e libera Istituzione, quando essa piegò al comando fascista di fondersi coll’Associazione volontari di guerra”; gli stessi dimissionari “dovettero … in seguito vedere, fremendo, aggiungersi sul labaro degli eroi della libertà le medaglie dei caduti per le guerre fasciste e vederlo sfilare umiliato e avvilito dinnanzi al dittatore. Fondendosi coll’associazione nazionale dei volontari di guerra, la Legione non si era soltanto legalmente e praticamente disciolta, ma si era spiritualmente suicidata”.

Dopo un ventennio di incertezza sulla sua effettiva sorte, la Legione Trentina venne rifondata il 30 ottobre 1955, allo scopo di onorare la memoria dei caduti, curando l’integrità di lapidi, monumenti e cippi, di organizzare cerimonie commemorative e di assistere i legionari in difficoltà economiche.
L’ultimo documento ufficiale risale al gennaio 1978 (una circolare agli associati relativa all’abbandono della sede di via Belenzani). Nel dicembre 1988, i legionari Ugo Zaniboni e Vittorio Bernard depositarono presso il Museo del Risorgimento di Trento l’archivio e le ultime proprietà della Legione.

 

RENF - Fonte
Anesi Giovanna, LA LEGIONE TRENTINA ATTRAVERSO IL SUO ARCHIVIO, Università di Trento, Trento 1991.Anesi Giovanna, LA LEGIONE TRENTINA, in "Archivio trentino di storia contemporanea" n. 1/1994, Museo Storico in Trento, Trento 1994.Benvenuti Sergio, LA LEGIONE TRENTINA NEL CORSO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE, in "Bollettino del Museo Trentino del Risorgimento" n. 2/1976, Museo Trentino del Risorgimento e della Lotta per la Libertà, Trento 1976.Benvenuti Sergio, LA RIVISTA DELLA LEGIONE TRENTINA, in "Archivio Trentino" n. 2/2004, Museo Storico in Trento, Trento 2004.Ferrari Oreste (a cura di), MARTIRI ED EROI TRENTINI NELLA GUERRA DI REDENZIONE, Legione Trentina, Trento 1931.http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/Ministero della Difesa - Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico, IL PRIMO PASSO VERSO L’UNITÀ D’ITALIA 1848-1849, Roma 1949.

TE - Testo epigrafe

LSIL - Lingua
Italiano
LSCT - Categoria
Commemorativa; Data
LSII - Trascrizione testo graffito
Rappresentazione di una fiamma ondeggiante

IL · XV · XI · MCMXV
QVI
CADDE · COMBATTENDO
PER ·L'ITALIA
IL · VOLONT. · TRENTINO
DEGOL GIVS.ᴾ̲ᴾ̲ᴱ̲
S.· TENENTE · 6ᴼ̳ · ALPINI
NATO · A · STRIGNO
IL XXX · VIII · MCCMXXCII

Rappresentazione della Stella d'Italia

LA
LEGIONE·TRENTINA
POSE
LSIO - Trascrizione testo originale
Rappresentazione di una fiamma ondeggiante

IL · XV · XI · MCMXV
QVI
CADDE · COMBATTENDO
PER ·L'ITALIA
IL · VOLONT. · TRENTINO
DEGOL GIVS.ᴾ̲ᴾ̲ᴱ̲
S.· TENENTE · 6ᴼ̳ · ALPINI
NATO · A · STRIGNO
IL XXX · VIII · MCCMXXCII

Rappresentazione della Stella d'Italia

LA
LEGIONE·TRENTINA
POSE
LSIN - Interpretazione
Il 15 novembre 1915 qui cadde combattendo per l'Italia
il volontario trentino Degol Giuseppe
sottotenente del 6° Reggimento Alpini
nato a Striglio il 30 agosto 1882

La Legione Trentina pose
LSIC - Tecnica di costruzione
Incisione in cavo
LSIM - Materiali utilizzati
Marmo

CO - Stato di conservazione

STCC - Stato di conservazione
Integro

DO - Fonti e documenti di riferimento

CM - Compilazione e aggiornamenti

CMPR - Ruolo interventoCMPN - NomeCMPD - Data
Foto diRené Querin04/06/2022
RilevamentoRené Querin04/06/2022
Notizia storicaRené Querin30/08/2022
InserimentoRené Querin30/08/2022
Notizia storicaSergio Cassia22/04/2023

AN - Annotazioni

Gallery

  • a. Il cippo del volontario trentino Giuseppe Degol
  • b. Il cippo della Legione Trentina sulla base rocciosa del Sengio Alto
  • c. Il cippo prima dell'evidenziazione
  • d. Il volontario trentino Giuseppe Degol
  • e. Il cippo in marmo rosso, disegnato dallo scultore e legionario Davide Rigatti (1873-1968)
  • f. Il cippo sul Sengio Alto; sullo sfondo il Monte Zugna
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