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Cippo del volontario trentino Giulio Micheloni - Monte Zugna

Settore: Giudicarie - Alto Garda - Vallagarina

Codici

Codice
000753
ESC - Ente Schedatore
Gruppo Storico Friuli Collinare - Museo della Grande Guerra di Ragogna

OG - Oggetto

OGTT - Tipo oggetto
Monumento - Cippo
OGTE - Epoca origine
Postbellica

LC - Localizzazione

PVCS - Stato
Italia
PVCR - Regione
Trentino-Alto Adige/Südtirol
PVCP - Provincia
Trento
PVCC - Comune
Rovereto
PVCL - Località principale
Monte Zugna
PVSO - Localizzazione attuale
In situ

LS - Localizzazione storica

LTSS - Settore
Giudicarie - Alto Garda - Vallagarina
LTST - Toponimo storico località principale
Monte Zugna

AU - Autore

ESBS - Stato belligerante
Regno d'Italia
ESBV - Civili
Legione Trentina

RE - Notizie storiche

RENN - Notizia storica

Giulio Micheloni nacque a Trento il 4 maggio 1894 da Valentino e Nina Baldo.
Soldato per l’esercito austriaco, partì per la Galizia ma venne fatto prigioniero dai russi.
In prigionia ottenne di essere inviato in Italia per combattere nel Regio Esercito ma riuscì ad arruolarsi il 9 agosto 1917, con il nome di guerra di Gino Caprera. Destinato alla Libia, ottiene di andare alla Scuola Militare di Modena da cui uscì con il grado di Sottotenente nel febbraio 1918.
Assegnato al 5° Reggimento Alpini venne trasferito a Borgo San Dalmazzo presso il 2° Reggimento Alpini.
Nascondendo la sua identità trentina, riuscì a partire per il fronte con un reparto di assalto.
Venne a trovarsi prima a Brentonico e poi sul Monte Zugna.
A metà maggio prese parte ai combattimenti sullo Zugna. Il giorno 23, mentre si lanciava all’assalto alla testa del suo plotone, cadde colpito da due pallottole di mitragliatrice.

Alla sua memoria fu concessa la medaglia d’argento al Valor Militare con questa motivazione:

“Magnifico esempio di arditezza, guidava con grande slancio i propri uomini all’assalto. Ferito una prima e una seconda volta, non si ritraeva dalla lotta fino a che, colpito di nuovo, non trovava morte gloriosa. - Malga Zugna, 23 maggio 1918.”


Con l’entrata in guerra dell’Italia contro l’Austria-Ungheria si fece più evidente la scelta di quanti idealmente avevano sostenuto in Trentino la causa di unificazione italiana. Tra i fuoriusciti prima e dopo la dichiarazione di guerra del 24 maggio 1915 alcuni si arruolarono con l’esercito italiano.
A partire dall’inizio degli anni venti la Legione trentina cominciò a pubblicare sul proprio bollettino i nomi di quanti avevano combattuto nelle fila italiane. Una lapide posta sull’esterno di palazzo Thun in via Belenzani a Trento elenca i trentini che caddero per la causa nazionale italiana a partire dalle campagne del Risorgimento fino all’impresa di Fiume (1848-1920).
Secondo lo schedario dell’associazione ed il conteggio eseguito dal prof. Sergio Benvenuti i volontari aderenti alla Legione trentina che combatterono nel corso del primo conflitto mondiale sul fronte italiano furono 859: di questi, sempre secondo la stessa fonte, link 103 caddero sul campo e 29 morirono per cause di guerra.
Questo conteggio è stato, peraltro, contestato poiché assai discutibili sono apparsi i criteri adottati dalla Legione trentina per accettare l’iscrizione dei propri associati.

 

 

LA LEGIONE TRENTINA
In seguito alla dichiarazione di guerra dell'Austria-Ungheria alla Serbia e alla conseguente mobilitazione generale, numerosi patrioti trentini fuggirono in Italia.
In varie città si costituirono corpi di volontari; il gruppo più numeroso fu quello di Milano (di cui faceva parte anche Cesare Battisti), che giunse a formare un'intera compagnia, posta sotto il comando del tenente degli alpini Arturo Andreoletti.
Il desiderio di emulare le gesta risorgimentali della "Legione Tridentina” (un corpo di volontari che combatté durante la Prima Guerra d'Indipendenza del 1848 al comando del Generale Michele Allemandi) fece nascere l’idea di formare un’unità combattente formata da soli trentini. Tuttavia, nel maggio 1915, il Ministero della Guerra dispose che i trentini potessero essere arruolati nell’esercito regolare, ma senza formare un autonomo reparto; i volontari trentini furono pertanto inviati al fronte distribuiti nelle varie armi e reparti dell’esercito.

Nella primavera del 1917, su iniziativa dell'ingegnere Bruno Bonfioli e di altri promotori, fu costituita a Firenze la Legione Trentina, un’associazione votata a tenere idealmente congiunti i volontari trentini, con richiamo al nome del corpo risorgimentale. In breve tempo circa duecento volontari inviarono la loro adesione.
Nell’impossibilità di convocare una riunione di volontari, dato che gli stessi si trovavano quasi tutti al fronte, il 15 giugno 1917 fu inviata una lettera circolare ai soci e alle associazioni patriottiche nazionali, per illustrare il programma della neocostituita Legione.
Gli scopi associativi, esplicitati nella lettera, erano i seguenti: "1) formare un fascio della gioventù trentina che ha offerto il suo braccio all’Italia; 2) raccogliere notizie riguardanti i nostri volontari per formare un tutto in un’opera che comprenda l’azione da essi spiegata in omaggio all’ideale per il quale hanno impugnato le armi; 3) offrire ai volontari, e specialmente ai soldati che più sentono i disagi della guerra, un appoggio morale e servire di tramite fra loro e le Associazioni e gli Enti che ad essi s’interessano per procurare gli aiuti più necessari; 4) onorare ora e dopo la pace vittoriosa i nostri martiri e i gloriosi caduti”.
Durante la guerra, la Legione si interessò ai trentini prigionieri in Russia e a quelli arruolati nell’esercito austro-ungarico fatti prigionieri degli Italiani, per favorirne il miglioramento delle condizioni di vita e il rimpatrio.

I volontari trentini che combatterono sul fronte italiano furono 859, dei quali 103 caddero sul campo e 29 morirono per cause di guerra; 183 volontari vennero decorati con medaglie al valor militare: 12 medaglie d’oro, 98 d’argento e 73 di bronzo.
Il volontarismo trentino ebbe carattere preminentemente intellettuale: il 31% era costituito da studenti, il 16% da operai, il 14% da impiegati, il 10% liberi professionisti, 9% commercianti; solo due contadini.

Nei primi anni del dopoguerra, l’attività della Legione Trentina fu diretta a fornire aiuto ai suoi aderenti e a celebrare il ricordo dei legionari caduti in guerra. In base a una lettura risorgimentale della storia trentina, interpretata come un continuo cammino di lotta per la liberazione dal dominio straniero, la Legione si impegnò in un’opera di propaganda patriottica, volta alla difesa dell’idea nazionale, contro i “detrattori della Vittoria” e il revanchismo tirolese e per l’affermazione dei confini al Brennero; fu anche costituita un'apposita “commissione per l’epurazione” per ottenere la rimozione da incarichi di rilievo pubblico (nella polizia, nell’amministrazione civile e religiosa, nell’insegnamento, ecc.) di quanti fossero ritenuti ancora animati da sentimenti filo-austriaci; tutto ciò in opposizione alla politica del governo liberale, tesa a evitare uno scontro aperto con la popolazione sudtirolese.
Fu poi costituita una sezione specifica, denominata “Martiri e Volontari”, incaricata di raccogliere documenti e cimeli storici relativi alla guerra, ai volontari combattenti e specialmente ai caduti sul fronte.

Nonostante alcune rilevanti divergenze interne, che portarono all’abbandono di numerosi legionari, e in contrasto con il carattere di apoliticità stabilito nello statuto, la Legione Trentina si schierò sempre più apertamente in favore del regime fascista. Secondo una relazione redatta per il CNL di Trento nel 1946 dai legionari Luigi Brandolini, Sigismondo Manci e Riccardo Maroni, la maggioranza degli ex volontari aderì al fascismo e una sessantina di associati ricoprirono cariche di rilievo all’interno dell’organigramma regionale.

Durante il ventennio fascista, l’attività della Legione andò lentamente, ma inesorabilmente riducendosi: esaurite ormai molte urgenze del primo dopoguerra e costretta a operare in spazi sempre più limitati, nonostante l’aperto appoggio al regime, la Legione si dedicò all’assistenza dei soci e alla posa di lapidi e cippi in ricordo dei volontari sacrificatisi per l’Italia.
In particolare, nel maggio 1922 venne creata un’apposita commissione per le onoranze ai caduti, il cui obiettivo principale era quello di erigere un cippo in ogni luogo dove era caduto un volontario: "E sul posto preciso dove ognuno di questi volontari cadde e su quello dove ognuno dei nostri martiri fu catturato, sta ponendo la Legione un cippo marmoreo a perenne testimonianza del grande sacrificio”.
Nell’archivio della Legione (cfr. Anesi, "La Legione Trentina attraverso il suo archivio", cit.) sono tuttora conservati progetti e schizzi di cippi, raccolta dati relativi ai luoghi dove erano caduti dei volontari, fotografie e discorsi per le cerimonie inaugurali, oltre a lettere a diverse associazioni, in particolare modo all'Associazione Nazionale Alpini, con richiesta di collaborare per l'istallazione dei cippi marmorei, molti dei quali dovevano essere trasportati in alta quota o in luoghi difficilmente accessibili.
Lo scultore e legionario Davide Rigatti fu incaricato della creazione artistica dei cippi, in marmo rosso, da realizzare in "stile severo", con la rappresentazione di una fiamma ondeggiante, simboleggiante l'ardore della volontà, e iscrizioni in caratteri romani. A causa del costo dei singoli cippi (circa 250 lire), il fondo iniziale fu velocemente esaurito, nonostante un'elargizione della Commissione Provinciale dell'Emigrazione Trentina di Milano.

Nell’immediato secondo dopoguerra, i legionari autori della sopra richiamata relazione al CNL di Trento proposero il definitivo scioglimento della Legione, a causa del comportamento compromissorio con il regime e alla violazione dei principi dello statuto (in primo luogo includendo elementi non trentini e rinunciando al principio di apoliticità): “Troppi panni sporchi vengono da noi messi al sole, perché sia necessario aggiungerne altri; per amor di Patria e della terra natia è forse bene non spingere più a fondo le mani nel documentario negativo della Legione Trentina”.
Espresse contrarietà alla ricostituzione della Legione anche Ernesta Bittanti Battisti, che in una lettera al "Corriere tridentino”, firmata “per un legionario caduto”, ricordò “le dimissioni di gran parte degli iscritti da quella già tanto gloriosa e libera Istituzione, quando essa piegò al comando fascista di fondersi coll’Associazione volontari di guerra”; gli stessi dimissionari “dovettero … in seguito vedere, fremendo, aggiungersi sul labaro degli eroi della libertà le medaglie dei caduti per le guerre fasciste e vederlo sfilare umiliato e avvilito dinnanzi al dittatore. Fondendosi coll’associazione nazionale dei volontari di guerra, la Legione non si era soltanto legalmente e praticamente disciolta, ma si era spiritualmente suicidata”.

Dopo un ventennio di incertezza sulla sua effettiva sorte, la Legione Trentina venne rifondata il 30 ottobre 1955, allo scopo di onorare la memoria dei caduti, curando l’integrità di lapidi, monumenti e cippi, di organizzare cerimonie commemorative e di assistere i legionari in difficoltà economiche.
L’ultimo documento ufficiale risale al gennaio 1978 (una circolare agli associati relativa all’abbandono della sede di via Belenzani). Nel dicembre 1988, i legionari Ugo Zaniboni e Vittorio Bernard depositarono presso il Museo del Risorgimento di Trento l’archivio e le ultime proprietà della Legione.

RENF - Fonte
Anesi Giovanna, LA LEGIONE TRENTINA ATTRAVERSO IL SUO ARCHIVIO, Università di Trento, Trento 1991.Anesi Giovanna, LA LEGIONE TRENTINA, in "Archivio trentino di storia contemporanea" n. 1/1994, Museo Storico in Trento, Trento 1994.Benvenuti Sergio, LA LEGIONE TRENTINA NEL CORSO DELLA PRIMA GUERRA MONDIALE, in "Bollettino del Museo Trentino del Risorgimento" n. 2/1976, Museo Trentino del Risorgimento e della Lotta per la Libertà, Trento 1976.Benvenuti Sergio, LA RIVISTA DELLA LEGIONE TRENTINA, in "Archivio Trentino" n. 2/2004, Museo Storico in Trento, Trento 2004.Ferrari Oreste (a cura di), MARTIRI ED EROI TRENTINI NELLA GUERRA DI REDENZIONE, Legione Trentina, Trento 1931.http://decoratialvalormilitare.istitutonastroazzurro.org/Ministero della Difesa - Stato Maggiore Esercito - Ufficio Storico, IL PRIMO PASSO VERSO L’UNITÀ D’ITALIA 1848-1849, Roma 1949.
REVI - Data
1922/05/00
REVX - Validità
post

TE - Testo epigrafe

LSIL - Lingua
Italiano
LSCT - Categoria
Commemorativa
LSII - Trascrizione testo graffito
Rappresentazione di una fiamma ondeggiante

[...]L · XXIII · V · MCMXVIII
QVI
CADDE · COMBATTENDO
PER · L'ITALIA
[...]L · VOLONT. · TRENTINO
MICHELONI · GIVLIO
S. · TENENTE 2° ALPINI
NATO · A · TRENTO
[...]L · IV · V · MCCMXCIV

Raffigurazione della Stella d'Italia

LA
LEGIONE · TRENTINA
POSE
LSIO - Trascrizione testo originale
Rappresentazione di una fiamma ondeggiante

IL · XXIII · V · MCMXVIII
QVI
CADDE · COMBATTENDO
PER · L'ITALIA
IL · VOLONT. · TRENTINO
MICHELONI · GIVLIO
S. · TENENTE 2° ALPINI
NATO · A · TRENTO
IL · IV · V · MCCMXCIV

Raffigurazione della Stella d'Italia

LA
LEGIONE · TRENTINA
POSE
LSIN - Interpretazione
IL 23 MAGGIO 1918
QUI
CADDE COMBATTENDO
PER L'ITALIA
IL VOLONTARIO TRENTINO
MICHELONI GIULIO
SOTTOTENENTE DEL 2° REGGIMENTO ALPINI
NATO A TRENTO
IL 4 MAGGIO 1894

Raffigurazione della Stella d'Italia

LA
LEGIONE TRENTINA
POSE
LSIC - Tecnica di costruzione
Incisione in cavo
LSIM - Materiali utilizzati
Marmo
LSDM - Dimensioni
Grande

CO - Stato di conservazione

STCC - Stato di conservazione
Parzialmente danneggiato

DO - Fonti e documenti di riferimento

CM - Compilazione e aggiornamenti

CMPR - Ruolo interventoCMPN - NomeCMPD - Data
Foto diRené Querin22/06/2016
RilevamentoRené Querin22/06/2016
Foto diRené Querin02/01/2019
InserimentoGiorgio Pisaniello23/09/2021
Notizia storicaSergio Cassia, René Querin20/01/2026
AggiornamentoSergio Cassia, René Querin20/01/2026

AN - Annotazioni

Gallery

  • a. Il cippo del volontario trentino Giulio Micheloni
  • b. Particolare del cippo
  • c. Il cippo del volontario trentino Giulio Micheloni
  • d. Il cippo in inverno; sullo sfondo il Monte Altissimo di Nago
  • e. Il volontario trentino Giulio Micheloni
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