Il Catasto dei Graffiti della Grande Guerra
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Cimitero militare austroungarico di Valbruna
Settore: Valli del Fella - Tarvisiano - Basso Gail
Codici
Codice
003319
ESC - Ente Schedatore
Gruppo Storico Friuli Collinare - Museo della Grande Guerra di Ragogna
OG - Oggetto
OGTT - Tipo oggetto
Lapide - Cimitero militare
OGTE - Epoca origine
Bellica
LC - Localizzazione
PVCS - Stato
Italia
PVCR - Regione
Friuli Venezia Giulia
PVCP - Provincia
Udine / Udin
PVCC - Comune
Malborghetto-Valbruna / Malborghet e Valbrune / Malborgeth-Wolfsbach / Naborjet-Ovčja vas
PVCL - Località principale
Valbruna
PVSO - Localizzazione attuale
In situ
LS - Localizzazione storica
LTSS - Settore
Valli del Fella - Tarvisiano - Basso Gail
AU - Autore
ESBS - Stato belligerante
Impero Austro-Ungarico (Österreichisch-Ungarische Monarchie / Osztrák-Magyar Monarchia)
ESBE - Forza Armata
Imperiali e Regie Forze Armate Terrestri austro-ungariche (K.u.K. Landstreitkräfte)
RE - Notizie storiche
RENN - Notizia storica
Il Cimitero degli Eroi fu costruito nell'aprile del 1916 all’altezza della seconda linea dello Sbarramento Saisera, ideato dal Tenente Grosschedel. La Cappella fu progettata dall’ingegnere Sottotenente Vydarený, autore anche del pregevole dipinto che si trova dietro all’altare, copia di un quadro del pittore ed artista grafico austroungarico Alfred Offner, All’inizio del conflitto il cimitero consisteva nel solo lato destro di quello attuale, con la piccola edicola votiva posizionata in alto ed un portale in legno che fungeva da ingresso. Ben presto si rese necessario un ampliamento e la costruzione della Cappella che risultò, così, al centro. La piccola edicola votiva fu spostata alla base del cimitero e venne innalzato un altro portale in legno identico a quello già esistente per renderlo simmetrico. Vi sono tumulati 180 militari di quasi tutte le nazionalità dell’Impero, oltre ad alcuni soldati russi prigionieri di guerra. Anche tre caduti italiani appartenenti all'8° Reggimento alpini, i cui corpi rimasero oltre le linee dopo la battaglia per la conquista del Piccolo Jof di Miezegnot vi risultano sepolti dai documenti austriaci del 1918. Ai lati della cappella sono posizionate due targhe che originariamente erano in marmo nero con scritte in oro; quella di destra recita: “La 59ª Brigata da Montagna ai suoi camerati caduti”; a sinistra una poesia del tenente Robert Hohlbaum: “Giacciono qui, come semi soffocati dal gelo, prima di aver visto il primo conforto della primavera. Voi, Voi che mieterete nella luce dorata, pieni della felicità dell’estate, non dimenticateli!”. Le originali croci in legno, tipiche dei cimiteri austroungarici, furono sostituite negli anni trenta da lapidi in cemento. I due portali in legno originali furono ridotti ad uno, al centro del cimitero, sostituito nel 2002 da quello attuale.
RENF - Fonte
Tonazzi Davide, LA TERRA LIEVE. IL CIMITERO MILITARE DI VALBRUNA E ALTRE STORIE SEPOLTE, Edizioni Saisera, Udine 2026.
REVI - Data
1915/00/00
TE - Testo epigrafe
LSIL - Lingua
Tedesco
LSII - Trascrizione testo graffito
Die 59.Gebirgsbrigade Jhren gefallenen Kameraden! (una di due targhe)
lapide a Josef Steinwender
LSIO - Trascrizione testo originale
Die 59.Gebirgsbrigade Jhren gefallenen Kameraden! (una di due targhe)
lapide a Josef Steinwender
LSIC - Tecnica di costruzione
Incisione in cavo
LSIM - Materiali utilizzati
Malta
CO - Stato di conservazione
STCC - Stato di conservazione
Integro
DO - Fonti e documenti di riferimento
BIB - Bibliografia che menziona il graffito
Tonazzi Davide, LA TERRA LIEVE. IL CIMITERO MILITARE DI VALBRUNA E ALTRE STORIE SEPOLTE, Edizioni Saisera, Udine 2026.
CM - Compilazione e aggiornamenti
CMPR - Ruolo intervento
CMPN - Nome
CMPD - Data
Notizia storica
Davide Tonazzi
07/06/2026
AN - Annotazioni
Gallery
L' insegna oroginale, posta a sinistra del cimitero, sostituita nel 2002 con l'odierna in rame.
La lapide dedicata a Josef Steinwender
La targa a destra della cappella
La targa a sinistra della cappella
Militari austro-ungarici attendono a una funzione religiosa presso la cappella del cimitero (Archivio privato Davide Tonazzi)
Una delle lapidi attuali