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23/11/2025

La motivazione alla ricerca storica: spinte filogenetiche e ontogenetiche a confronto

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La motivazione alla ricerca storica: spinte filogenetiche e ontogenetiche a confronto

di Tiziana D'Orlando

 

Premessa.

I concetti di filogenesi ed ontogenesi rimandano a due processi biologici che s’intrecciano nella storia dell’uomo: mentre il primo riguarda lo sviluppo temporale della specie umana, il secondo inerisce lo sviluppo del singolo individuo. 
In psicologia lo studio della filogenesi ci ha permesso di descrivere l’evoluzione e differenziazione delle funzioni cerebrali, nonché comprendere il processo di adattamento dell’uomo al proprio ambiente; tale processo si è caratterizzato per continui “trade-offs evolutivi”, compromessi biologici in cui la perdita di una funzione è stata bilanciata dall’acquisizione di una nuova e più adattiva caratteristica ai fini di assicurare alla specie umana il primato evolutivo tra i viventi. Lo studio dell’ontogenesi ha messo in evidenza, da un lato, come la maturazione del singolo individuo ricalchi il macro processo filogenetico più ampio, se pensiamo alla lenta ma costante maturazione che permette all’infante di raggiungere lo stadio adulto con un corredo di autonomie e competenze assai complesso e vario. D’altro canto dobbiamo però distinguere anche una traiettoria evolutiva specifica per ogni soggetto che, sulla base dell’interazione tra disposizioni innate ed eventi di vita, lo guida nell’intraprendere scelte particolari che rendono il suo percorso esistenziale davvero personale. 
Nel tentativo di comprendere il comportamento motivato di ricerca oggetto della presente trattazione cercheremo di seguire i due processi sopradescritti: scopriremo come un primo punto di convergenza tra processo filogenetico e ontogenetico risieda proprio nella presenza di un innato bisogno di ricerca insito nell’uomo, declinabile in termini di curiosità, meraviglia e “avido” desiderio di esplorare oltre i confini del noto. 

Motivazione filogenetica: la neocorteccia alla base di slanci cognitivi specie specifici nell’uomo.
Nella storia della specie umana lo sviluppo dell’area cerebrale neocorticale del sistema nervoso centrale ha determinato il nostro inarrestabile avanzamento, ponendoci di fatto al vertice della piramide evolutiva. Le strutture cognitive superiori ci distinguono dagli altri mammiferi, offrendoci un incredibile funzionalità sul piano neurale: possediamo competenze percettive, attentive, di memoria, linguaggio, pensiero e ragionamento estremamente complesse e articolate che, nell’insieme, ci definiscono quali esseri consapevoli, capaci cioè di riflettere su noi stessi, spaziando tra passato, presente e futuro. 
Fin dall’antichità abbiamo avviato speculazioni profonde sul mistero della vita e sul tema della morte, esprimendo un forte bisogno di conoscenza e di ricerca, avente per oggetto la realtà fenomenica e la nostra esistenza all’interno di essa. È innegabile quindi nella specie umana una disposizione naturale all’esplorazione, canalizzata entro domini diversi della conoscenza ed avente uno scopo originario ben preciso, quello di rendere il mondo familiare e dunque prevedibile, controllabile. 
La ricerca storica non si discosta da tale obiettivo: la ricostruzione del passato ci guida verso una comprensione delle complesse dinamiche che caratterizzano il nostro comportamento, la tendenza a riunirci in aggregati sociali più o meno ampi e le lotte di potere che s’innestano tra fazioni rivali per la contesa delle risorse disponibili su un dato territorio. La consapevolezza di tali dinamiche e della loro evoluzione storica ci offre un quadro globale rispetto al funzionamento dei diversi popoli, sulla base del quale possiamo prevederne i movimenti, porre una riflessione critica circa i processi in atto entro il nostro popolo d’appartenenza e trarre preziosi insegnamenti a partire dagli errori ed “orrori” che la storia ci ha lasciato. 
Il primitivo motore della ricerca risiede quindi nella potenzialità di incrementare la conoscenza in funzione del progresso continuo della specie umana, laddove tale progresso passa proprio attraverso la capacità di massimizzare il controllo sull’ambiente in cui viviamo, naturale e antropico. Si sottolinea inoltre come la ricerca storica localizzata sul territorio, apporti un valore aggiunto al bisogno di consapevolezza generale presente nell’uomo. La sensibilità individuale cambia in base al tipo di conoscenze e al modo in cui ci vengono trasmesse: insegnamenti nozionistici e asettici sul divenire storico globale o nazionale non favoriscono una sostanziale sedimentazione delle conoscenze, né contribuiscono a infondere un reale senso di appartenenza e discendenza con le generazioni che ci hanno preceduto; si viene inevitabilmente a perdere un sistema di principi e valori condivisi che a suo tempo hanno forgiato la crescita di cittadini consapevoli e orientati nella vita. 
L’attività di ricerca sul campo non solo permette di soddisfare un bisogno fisiologico della nostra specie orientato alla conoscenza, bensì di stimolare una consapevolezza diffusa e sentita all’interno di una comunità, proprio in quanto quelle stesse conoscenze sono percepite come “vicine”, quindi emotivamente toccanti e integrabili nel senso di identità personale.

Motivazione ontogenetica alla ricerca: una chiave interpretativa dalla psicanalisi di Jung.
Se, a partire dalle osservazioni finora condotte, dobbiamo riconoscere nell’uomo un intrinseco bisogno di ricerca e conoscenza, va aggiunto come quest’ultimo si declini diversamente nei singoli individui. Le storie personali rivelano come in certe persone tale bisogno rappresenti una spinta costante e “prepotente” rispetto ad altre, la cui propensione alla ricerca risulta invece più moderata e facilmente soddisfatta. 
Per cercare di comprendere la spiccata motivazione individuale alla ricerca che tipicizza certi soggetti, un affascinante frame teorico da cui partire, ci arriva dallo psicanalista C.G. Jung nella sua “Teoria dei 12 Archetipi”. Gli archetipi sono definibili alla stregua di guide comportamentali, capaci di influenzare la nostra condotta in definiti momenti della vita, se non di dirigerla più marcatamente nella misura in cui decidiamo di lasciarci ispirare da uno o pochi di essi nella definizione e costruzione delle personali progettualità. Metaforicamente parlando, potremmo immaginarli come 12 personaggi simbolici presenti nel nostro mondo interiore funzionali a promuovere un graduale sviluppo psichico. Tuttavia non sempre si dimostrano guide affidabili, ostacolando la nostra maturazione in modo auto-sabotante: gli archetipi detengono infatti anche “zone d’ombra”, quali tendenze negative improntate ad esempio all’irresponsabilità, sfiducia, vittimismo, distruttività, connesse a una mancata evoluzione dei medesimi archetipi.  
Ai fini della presente trattazione, ci focalizzeremo sulle forme positive di condizionamento operate a partire da un definito personaggio archetipico, la cui mirabile influenza è riscontrabile proprio nelle persone mosse da un forte bisogno di esplorazione e ricerca ambientale: l’Archetipo del Cercatore.  Come suggerisce il nome stesso, la sua azione si traduce in un potente anelito di ricerca e conoscenza che irrompe a partire da una condizione di noia e insoddisfazione presente, di cui la fase adolescenziale rappresenta la prima eclatante espressione. L’adolescente avverte un dilagante senso di noia all’interno del proprio ambiente di vita; fisiologicamente è portato ad andare oltre i confini del noto per esplorare orizzonti nuovi di conoscenza, nonché fare esperienze stimolanti, capaci di guidarlo a trovare una propria direzione di crescita e affermazione del sé. Un moto analogo lo ritroviamo nella mezza età adulta, in cui cominciano ad aleggiare interrogativi circa la prima parte della propria esistenza, centrati sull’aver intrapreso scelte realmente appaganti e in cui si possono percepire nuovi slanci motivazionali. 
In entrambi i casi assistiamo comunque all’emergere di un bisogno pressante di movimento per inseguire un interesse, coltivare una passione, e ritrovare quindi soddisfazione. A noi spetta il compito di assecondare la “chiamata al viaggio di ricerca” non così semplice in età adulta, causa il crescente senso di responsabilità che ci imporrebbe l’adattamento e la conseguente rinunzia all’entusiasmo cui ci invita il “Cercatore Interiore”. La risoluzione positiva del conflitto intrapsichico tra l’adeguamento alle richieste ambientali e l’ascolto dei bisogni organismici avviene nel momento in cui decidiamo di opporci al conformismo per inseguire la direzione di crescita spirituale indicata dall’archetipo.  L’essere umano ha in fondo bisogno anche di questo: elevarsi spiritualmente attraverso la conoscenza, coltivare un’intenzionalità positiva capace di produrre effetti benefici non meramente autoreferenziali, bensì rivolti al collettivo di appartenenza. 
Nel tempo, quella stessa intenzione positiva si trasforma in vera e propria “dedizione”, nel significato evoluto del termine: se originariamente la parola dedizione, dal latino deditio, indicava l’atto di consegnarsi/sottomettersi al nemico, nel tempo ha assunto, come splendido significato, la scelta consapevole di consegnarsi a una passione facendo di essa una vera e propria missione di vita.  Da qui il fascino e al tempo stesso l’aderenza esperienziale della speculazione junghiana: seppur non fondata su basi scientifiche poiché riferita a costrutti non immediatamente misurabili, ci offre una persuasiva interpretazione del comportamento umano guidato da “moti pulsionali interni” che possiamo assumere come potenzialmente attivi nell’esperienza fenomenica. 
Calando la suggestione alla virtuosa realtà che negli anni ha preso la forma del gruppo di lavoro del Catasto dei Graffiti della Grande Guerra, possiamo riscontrare traccia degli elementi archetipici annoverati da Jung: il bisogno di ricerca, canalizzato nella dimensione storica ma anche psicologica, pensando alla Grande Guerra come parte costitutiva del senso d’identità individuale; la passione, quale motore dell’indagine “a doppio binario”, tra ricerca d’archivio e ricerca sul campo; il progressivo emergere di una vera e propria dedizione, desumibile dal carattere incondizionato della ricerca medesima: si esplorano fonti storiche e si scandagliano i territori del Primo Conflitto Mondiale per un piacere intrinseco all’attività, sganciato da qualsiasi logica utilitaristica; la crescita spirituale e relazionale che passa attraverso la riflessione interiore e l’interdipendenza tra persone nell’implementare una progettualità condivisa. 
In conclusione potremmo affermare che l’archetipo del cercatore orienta in modo deciso l’azione intenzionale di taluni individui, guidandoli  verso il raggiungimento dell’autorealizzazione, splendidamente descritta dallo psicologo statunitense Abraham Maslow in “Motivazione e personalità”: egli, ipotizzando la presenza di bisogni multipli nell’essere umano disposti secondo un ordine gerarchico-piramidale, indicò nell’auto-realizzazione il livello massimo di soddisfazione possibile cui possiamo tendere, sinonimo di sanità psicologica. I soggetti autorealizzati possiedono un “sentimento comunitario: essi hanno verso gli altri esseri umani in generale un profondo sentimento di identificazione, di simpatia e di affetto, nonostante i momenti occasionali di ira, impazienza o disgusto. A causa di tale sentimento di comunione essi hanno un genuino desiderio di aiutare la specie umana. È come se fossero membri di una sola grande famiglia. I sentimenti che una persona ha verso i suoi fratelli sono nell’insieme affettuosi, anche se i fratelli sono sciocchi, deboli e talvolta cattivi. La persona che si autorealizza è molto diversa dalle altre persone per i suoi pensieri, per i suoi impulsi, per il suo comportamento, per le sue emozioni. Quando si adatta al modo di agire di altre persone è fondamentalmente come uno straniero in terra straniera. Pochi lo capiscono anche se riesce molto gradito agli altri. Spesso si rattrista, si esaspera, si irrita per gli spropositi delle persone medie. Le persone che si autorealizzano hanno relazioni interpersonali più profonde, sono capaci di maggiore fusione, di maggiore amore, di identificazione più perfetta, di una maggiore riduzione delle barriere dell’ego; hanno la tendenza ad essere più gentili o almeno pazienti verso tutti. Quando hanno reazioni ostili verso gli altri queste reazioni sono meritate e giovano al bene della persona che viene colpita: la loro ostilità non è radicata nel carattere ma è una semplice reazione a particolari situazioni. Sono tipi democratici molto profondi: sono cordiali con tutti, trovano possibile apprendere qualcosa da chiunque possa loro insegnare qualcosa. In tale relazione di apprendimento non cercano di assumere alcun atteggiamento di prestigio. Sarebbe il caso di dire che hanno in un certo senso la qualità dell’umiltà. Sanno molto bene che le loro conoscenze sono molto poche rispetto a ciò che può essere conosciuto. Questi soggetti hanno una robusta moralità, hanno modelli etici ben definiti, hanno un umorismo filosofico, senza cattiveria; hanno una creatività vicina a quella ingenua ed universale dei bambini, sono meno inibiti, meno condizionati dalla cultura, più spontanei. Anch’essi hanno abitudini sciocche, dannose o inopportune; anch’essi possono essere noiosi, cocciuti, irritanti, semplicemente perché non esistono esseri umani perfetti”.  
Questo lungo riportato frutto degli studi di Maslow, descrive gli effetti positivi connessi all’entusiasmo della ricerca, indipendentemente dall’oggetto della stessa: la persona interiormente appagata, esteriormente proietta gratitudine, mitezza, benevolenza; seppur non esente da comportamenti difettosi, questi non sono enucleati nel carattere, bensì legati a una contingenza. In sintesi, hanno raggiunto maggiore libertà e felicità, quali condizioni anelate da qualsiasi uomo. Un invito finale a stimolare il contatto con l’archetipo-guida del cercatore in sé stessi e negli altri significativi, affinché possa condurre un numero crescente di individui a coltivare una sana passione e, attraverso di essa, costruire una vita piena e soddisfacente. 

Riferimenti bibliografici essenziali:
Jung C.G. (1977) “Gli Archetipi dell’inconscio collettivo” Bollati Boringhieri 
Maslow A. (2010) “Motivazione e personalità” Armando Editore 
Pearson S.C. (1991) “Risvegliare l’eroe dentro di noi” Astrolabio 

CM - Compilazione e aggiornamenti

RuoloNomeData
FotoSergio Cassia, Karl Pallasmann, Marco Pascoli
AutoreTiziana D'Orlando18/11/2025
RevisioneSergio Cassia, Marco Pascoli24/01/2026

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  • a. In esplorazione sulla Busa Alta
  • b. Rinvenimento di un graffito presso Monte Sopra Selz
  • c. Sul camminamento scalinato austro-ungarico delle Kastreinspitzen
  • d. Dal camminamento scalinato austro-ungarico delle Kastreinspitzen
  • dd.
  • e. Fontana in trincea sul Costone Jeseniag
  • f. Dopo la ripulitura della fontana sul Costone Jeseniag
  • g. Verso Srednije
  • h. Alla Quota dell'Addolorata
  • i. Sul Colle di Santa Maria
  • l. Dalla posizione dei Pini Mughi
  • la.
  • m. Sul Monte Cregnedul
  • ma.
  • n. Sulla cresta del Cregnedul
  • o. Val Dogna
  • u. Kopica
  • v. Il canalone del Monte Avanza
  • va. Lungo la mulattiera del Pri Banderi
  • vb. Sul Carso
  • vc. Sul Carso
  • vd. Forcella Clautana
  • ve. Monte La Gjaline
  • vf. Monte Sabotino
  • vg. Plesivec
  • vh. Plesivec
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