Vestigia cimitero di guerra di Prato - Resia

Codici
NCT - Codice
000224
ESC - Ente Schedatore
Gruppo Storico Friuli Collinare - Museo della Grande Guerra di Ragogna
OG - Oggetto
OGTT - Tipo oggetto
Lapide - cimitero militare
LC _ Localizzazione
PVCS - Stato
Italia
PVCR - Regione
Friuli Venezia Giulia
PVCP - Provincia
Udine
PVCC - Comune
Resia
PVCL - Località
Prato
LS - Localizzazione storica
AU - Autore
ESBE - Esercito stato belligerante
Regio Esercito Italiano - Esercito imperiale Tedesco (Deutsches Heer) - Imperiale e Regio Esercito austro-ungarico (Kaiserliche und Königliche Armee)
RE - Notizie storiche
RENN - Notizia storica
Vestigia del cimitero di guerra di Prato, che raccoglieva i caduti italiani, tedeschi ed austro-ungarici della Battaglia di Resia - Vall'Uccea (25 ottobre - 29 ottobre 1917), uno dei fatti d'armi più importanti e sconosciuti tra quelli direttamente scaturiti dallo Sfondamento austro-germanico di di Caporetto. Il cimitero fu ultimato in diverse fasi: nei primi giorni dopo i combattimenti, le salme dei Caduti furono raccolte ed inumate provvisoriamente dai civili resiani, su ordine delle autorità militari imperiali; successivamente, nell'estate 1918 il cimitero fu strutturato con maggiore organicità dagli Uffici deputati alla gestione delle sepolture tedesco ed austro-ungarico. A guerra finita, nella primavera del 1919 fu ripristinato dai soldati italiani del 100° Reggimento Fanteria, che costruirono anche il monumento centrale. Nel 1938 le salme furono traslate: alla volta del Tempio Ossario di Udine, quelle italiane (erano cinquantotto); verso l'ossario di Rovereto, quelle austro-ungariche e tedesche (in numero leggermente superiori, stando all'immagine storica). Nel 1970, l'ala deputata all'ex cimitero di guerra, priva delle sacre esequie dei caduti (ma dove esistevano evidentemente ancora le pietre tombali ed il cippo centrale) venne destinata all'ampliamento del cimitero civile di Prato di Resia. Durante quei lavori, le testimonianze epigrafiche e le lapidi del camposanto vennero abbandonate nella scarpata retrostante al cimitero, dove si trovano tutt'ora (1 gennaio 2014). L'Amministrazione Comunale di Resia ha programmato il recupero delle testimonianze esistenti.
Le lapidi sono pertanto da datarsi estate 1918, edificate a cura della Autorità preposte alla cura delle sepolture germanica ed austro-ungarica; il cippo centrale fu edificato all'indomani della conclusione della guerra, nell'aprile 1919 dal 100° Reggimento di Fanteria italiano, Brigata Treviso.
RENF - Fonte
Museo della Grande Guerra di Ragogna
REVI - Data
1917/10/30 - 1919/04/27
LI - Iscrizione lapidi
LSIL - Lingua
Italiano
LSII - Trascrizione testo graffito
Lapidi di caduti

Epigrafe sul monumento centrale:
SE ALLA PATRIA
PER VOI LE NOSTRE VITE
OFFRIMMO IN SACRA PURITÀ D'ARDORE
SIATE VOI DEGNI DI SI GRANDE AMORE
ORSINI

Simbolo della Croce Cristiana

Fregio raffigurante la Corona Sabauda
100
REGG.to FANTERIA
2° REPARTO ZAPPATORI
Fregio raffigurante due asce incrociate
27-4-1919
LSIC - Tecnica di costruzione
Iscrizione: incisione in cavo
LSIM - Materiali utilizzati
Cemento
CO - Stato di conservazione
STCC - Stato di conservazione
Molto danneggiato
STCO - Note
Le due epigrafi sui resti del monumento centrale non sono particolarmente danneggiate. Evidentemente le vestigia del cimitero sono in generale assai danneggiate, in buona parte ancora sotterrate sotto il cumulo di macerie che contraddistingue la scarpata su cui emergono le testimonianze ivi catalogate.
DO - Fonti e documenti di riferimento
CM - Compilazione e aggiornamenti
CMPR - Ruolo intervento CMPN - Nome CMPD - Data
Rilevamento
Marco Pascoli - Aldo Pascoli
12/10/2004
Ritrovamento
Marco Pascoli, Aldo Pascoli, Sergio Chinese
12/10/2004
Foto di
Marco Pascoli
26/11/2013
Inserimento
Marco Pascoli
08/12/2013
AN - Annotazioni
OSS - Osservazioni
L'epigrafe "Se alla Patria..." richiama i versi scritti dal poeta e pubblicista Luigi Orsini, originario di Imola, e riprodotti su un'allora assai diffusa cartolina postale illustrata di propaganda in favore del prestito nazionale, pubblicata nel 1917.
Il fregio costituito dal numero ordinativo del Reggimento sovrastato dalla Corona Sabauda incarnava il fregio ordinario apposto sull'elmetto dei soldati di fanteria; il fregio delle due asce incrociate, invece, lo ritroviamo come effige da manica che contraddistingueva le uniformi degli Zappatori. Entrambi i fregi rappresentavano un'icona semplificata rispetto ai fregi da berretto che riproducevano il fregio ufficiale del Corpo / Specialità.
 
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